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TORONTO – Se le esportazioni canadesi continuano a deludere le attese, la colpa non è solo dell’apprezzamento del loonie. È questo il messaggio lanciato ieri da Mark Carney durante un discorso tenuto alla convention della Canadian Auto Workers. Un intervento che ha una portata storica, visto che era la prima volta che un governatore della Banca Centrale Canadese teneva un discorso ufficiale alla convention annuale dei metalmeccanici canadesi. Carney ha analizzato punto per punto le cause della crisi delle esportazioni, motivo questo di grandissima preoccupazione per tutto il settore manifatturiero canadese, in particolare di quello automobilistico. L’export, specialmente quello diretto verso gli Stati Uniti, negli ultimi mesi ha subito una pesantissima battuta d’arresto e i leader sindacali – il presidente del Canadian Auto Workers Ken Lewenza primo tra tutti – hanno imputato alla corsa al rialzo del dollaro americano le principali responsabilità. «Il loonie – ha dichiarato il governatore della Banca Centrale canadese – è solamente una parte di un problema molto più complesso. Secondo le nostre valutazioni, l’incidenza dell’apprezzamento del dollaro canadese nei confronti della valuta americana sul fronte delle esportazioni non supera il 20 per cento». Secondo Carney, infatti, alla base di un progressivo deterioramento dell’export canadese ci sono grossolani errori strategici da parte delle aziende del nostro Paese, che continuano a puntare ciecamente sul mercato americano – che costituisce ancora la voce principale delle esportazioni canadesi – sottovalutando invece l’importanza dei mercati emergenti, che potrebbero assorbire molto velocemente le perdite registrate negli Stati Uniti. Andando ad analizzare i dati relativi agli ultimi dieci anni, ne esce un quadro decisamente a tinte fosche. Nell’ultimo decennio, infatti, l’export canadese è risultato penultimo tra i Paesi del G20, con solamente il 9 per cento del totale dei prodotti esportati nei Paesi con le economie che crescono più velocemente, la Cina e l’India.
«Si continua a puntare il dito contro il dollaro canadese – ha poi aggiunto il governatore di Bank of Canada – e se da un lato ci sono delle verità di fondo sui problemi relativi a una valuta troppo apprezzata, dall’altro si rischia di non comprendere e a fondo il fenomeno. Nell’ultimo decennio – ha continuato Carney – le deludenti esportazioni possono essere spiegate per due terzi da ragioni di tipo strutturale e da un terzo per la competitività». Una spiegazione è legata anche ai dati relativi agli anni precedenti la recessione scoppiata nell’ottobre del 2008 negli Stati Uniti che si è poi allargata a macchia d’olio a tutti gli altri Stati occidentali. «In sostanza – ha sottolineato il governatore della Banca Centrale – i risultati molto bassi delle nostre esportazioni prima della recessione sono uno specchio non tanto su quanto abbiamo esportato, ma dove. Siamo sovraesposti negli Stati Uniti mentre sottovalutiamo i mercati emergenti». Carney ha poi lanciato un appello rivolto alle aziende canadesi: serve, secondo il governatore di Bank of Canada, un maggiore investimento complessivo nella riqualificazione professionale per fare sì che la forza lavoro canadese possa essere competitiva nell’odierna economia globale. «Dobbiamo avere l’onestà intellettuale per riconoscere che in futuro i posti di lavoro ben pagati e che richiedono ottime conoscenze professionali nel settore manifatturiero ci saranno solamente in quelle aziende che saranno in grado di equipaggiare i propri dipendenti con quelle abilità professionali sufficienti per competere in questa economia globalizzata».
