Corriere Canadese

TORONTO - Mentre la battaglia a colpi di chiacchiere sull’italianità va avanti senza risultati visibili, il mondo dello sport tricolore di Toronto fa qualcosa di concreto, per la seconda volta in una settimana. Prima le Sorelle d’Italia, poi gli Azzurri hanno dimostrato che si può difendere e promuovere tutto quello che abbiamo portato dall’Italia – lingua, tradizione e cultura soprattutto - e con qualcosa di concreto, di visibile, di riconoscibile, di eterno.
Le cosidette Sorelle d’Italia giocano nel nome dell’Italia, vestendo l’azzurro delle nostre nazionali, aprendo le porte del club ad almeno due generazioni di donne che altrimenti avrebbero dimenticato l’Italia e tutto quello che rappresenta.
Gli Azzurri, da parte loro, sabato prossimo inaugurano il cosidetto Wall of Fame. Sarà un Muro tutto italiano, esclusivamente italiano. Sarà la testimonianza visibile di un qualcosa iniziato negli Anni 50 da ex muratori friulani e veneti che fondarono la prima Italia, andando a giocare, a volte direttamente dal cantiere, avendo ancora le mani sporche di malta.
Roberto Iarusci rappresenta la continuazione storica di quella generazione, nato nel primo vivaio completamente italiano di Toronto - Westwood Young Generation - e cresciuto nientidimeno che all’ombra di Chinaglia, Beckenbaur e Pelè. 
L’ex stopper dei Cosmos, oggi è la forza trainante del Toronto Azzurri Youth Sport Village, il complesso sportivo sede del Wall of Fame: «Noi italiani -  afferma Iarusci - non solo abbiamo costruito materialmente la città, ma abbiamo anche gettato le basi per lo sviluppo del calcio. Se il soccer oggi va alla grande, è anche merito nostro, di tutti gli italiani. Abbiamo deciso che era finalmente giusto dare credito a quei personaggi che hanno contribuito a fare grande il pallone».
- Il Wall of Fame italiano nasce in contrapposizione alla  Wall of Fame canadese.
«No. L’ho detto. Il nostro vuol riconoscere gli italiani. Io nel Wall of Fame canadese ci sono, ma sono quasi una mosca bianca. Il merito se lo sono preso tutto loro».
- Coloro che si definiscono “old stock canadiens” hanno sempre avuto la puzza sotto il naso riguardo il calcio italiano.
«È verissimo. Ci avevano ghettizzati, quasi discriminati. La nostra migliore rivincita ce la siamo presi quando il calcio è diventato popolarissimo».
- Come avete scelto le prime 12 facce destinate al Muro?
«Non è stato facile, anzi. La selezione è stata difficile. Per forza di cose abbiamo lasciato fuori nomi illustri, gente di merito. Ma il nostro club è grande, ogni anno aggiungeremno un altro pezzo e di muro. Nel tempo tutti coloro che hanno partecipato alla crescita del calcio avranno il loro posto nel Wall of Fame».
- Tre dei personaggi onorati non ci sono più, Aldo Principe, Gino Ventresca e Jonny Lombardi.
«È un doveroso omaggio alla loro memoria. Aldo è stato tra i soci fondatori della Westwood Youg Generation. Gino Ventresca è stato il presidentissimo, colui che fatto risorgere la Toronto Italia dopo anni di oblio. Johnny Lombardi ha sempre fatto una “bona jobba” nel promuovere il calcio».
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La festa di inaugurazione del Wall of Fame si terrà sabato primo aprile presso Fontana Primavera Event Centre (77 Woodtream Blvd, Vaughan).
 

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Nicola Sparano

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