Corriere Canadese

TORONTO - Un commentatore politico di Ottawa ha definito il rimpasto di governo un “ritocco di facciata” - niente di grosso, solo una rinfrescata. Quando qualcosa arriva virtualmente all'improvviso, come questo rimpasto, gli analisti politici ed “esperti” rimangono a grattarsi la testa disorientati e costretti alle speculazioni.
La presunta questione che ha provocato i cambiamenti è stata l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. La valutazione, o meglio la speculazione (indubbiamente alimentata dall'amico personale del primo ministro e ambasciatore negli Usa) è che il presidente eletto Trump rispetterà solamente un negoziatore duro come portavoce del Canada.
Entra il ministro Freeland sull'onda lunga della fama acquisita nel negoziato CETA. Esce il più “intellettuale” Dion. Ma i negoziati tipicamente sono condotti dal ministro del Commercio Estero più che dal ministro degli Affari Esteri; così, entra Francois-Philippe Champagne a farsi carico del duro lavoro in quel portafoglio.
Uno scenario più probabile è quello ampiamente discusso lo scorso autunno che vede Dion attirato anche pubblicamente dal suo desiderio di lasciare la politica attiva e di continuare la sua carriera nel ruolo di ambasciatore.
In entrambi i casi, i cambiamenti servirebbero come copertura per togliere di mezzo alcuni ministri le cui prestazioni hanno deluso quando si trattava di emozionare l'immaginazione pubblica e di trasformare politiche in realtà. Se c'è qualcosa che è più che una minaccia per la gli obiettivi e l'azione della burocrazia, è sicuramente la presenza di un ministro la cui avversione per il rischio provoca reazioni sprezzanti anche nel gabinetto di governo.
Andando verso la metà del mandato, questo vuol dire che i giorni di John McCallum come ministro per i Rifugiati e dell'Immigrazione erano ormai contati, come quelli di MaryAnn Mihychuk alle Risorse Umane. McCallumè adesso Ambasciatore in Cina, Mihychuk torna a fare la semplice deputata.
I loro sostituti non sono stati testati. Se saranno in grado di raggiungere risultati nei rispettivi ministeri, solamente il tempo potrà dirlo. Se essi hanno la forza di realizzare quello che gli italiani chiamano “mandato di scopo” (ammesso che ve ne sia uno) dipenderà dalla libertà d'azione che l'ufficio del primo ministro vorrà dare a loro.  C’è una dedica nel primo Canto della Divina Commedia di Dante che cattura il momento.
Il primo ministro entro in questi mesi avrà riconosciuto la superficialità del talento che era a disposizione del governo. Il suo fascino personale è servito come grande copertura durante il periodo di apprendistato per alcuni ministri. Ma la politica è una difficile gatta da pelare.
Il capitale politico si consuma molto velocemente. Se il primo ministro è l'unico asset che il governo può giocare, quando il terreno diventa più accidentato molta gente cadrà ai bordi della strada.
Perciò, “progetti della gente” come i ministro delle Riforme Democratiche e del Lavoro devono essere abbandonati prima che questi, e le politiche che rappresentano, diventino tossiche. Lo stupido sforzo delle consultazioni pubbliche per avere degli input nella futura architettura elettorale è stato caratterizzato da un dilettantismo che ha dello sconcertante.
Chi sa se queste mosse porteranno benefici al Canada nel medio e lungo termine? Chiaramente, il governo sta cercando di puntellare la sua stessa capacità di sopravvivenza di fronte alle fortune affievolite dei suoi cugini provinciali (in particolare l'Ontario) e la sempre crescente presenza della potenziale alternativa dell'opposizione conservatrice.
Per ora i cambiamenti sono delle ammissioni silenziose che nei primi 15 mesi questa amministrazione sia andata avanti con una strategia discutibile basata sul pilota automatico.

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Joseph Volpe

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