Corriere Canadese

TORONTO - Il titolo del Corriere Canadese di ieri “Canada e Messico convocati da Trump”, illustrato dalla stupenda vignetta di Ynot, sintetizza cio’ che i governi di tutto il mondo, i giornali e i media cercano di capire  e  di interpretare con profluvi di parole.
La dottrina di Trump riassunta nel belligerante discorso inaugurale nello slogan: ”America first” gridato ai quattro venti, ha proclamato senza mezzi termini che c’e’ un nuovo sceriffo a Washington che detta legge … e non e’ quello buono.
Il messaggio del nuovo inquilino della Casa Bianca e’ una  minaccia ai leaders di tutti i paesi del mondo. Un messaggio chiaro ed inequivocabile
“Noi siamo qui per diffondere il nuovo verbo in ogni citta’, in ogni capitale straniera, e in tutti i palazzi del potere. Da oggi in poi, una nuova visione governera’ la nostra terra. Da oggi in poi ci sara’ solo America First (America Innanzitutto), America first”.
Cosi’ ha tuonato, e chi ha orecchie per intendere intenda.
Con Trump e’ cancellato il vecchio ordine mondiale scaturito dalla seconda guerra mondiale con l’America leader incontrastata del cosidetto mondo libero e fino alla caduta del muro di Berlino, con USSR  leader del mondo comunista.
Il mondo liberale fondato sui rapporti multipli internazionali, la NATO, il NAFTA, Il Trattato Transpacifico, l’Unione Europea, il Giappone sono obsoleti. Ogni decisione sulle tasse, sull’import-export,sull’immigratione, sulle relazioni intenazionali sara’ presa tenendo conto  solo degli interessi dell’America. 
Chi comanda sono io, dice Trump. E guai a chi non si agegua. Sara’ punito. Tanto per cominciare, con tasse del 35% su chi esporta in America prodotti non approvati da Trump e dalla sua corte.
Il Canada sta cercando di sbrogliare la complessa matassa nel tentativo di indovinare cosa hanno in mente a Washington. Le minacce di Trump  non lasciano dubbi, ma la sua volubilita’ crea scompiglio, rendendo impossibile indovinare le sue prossime mosse. Il Canada e’ un paese esportatore anzi il maggior paese esportatore verso gli USA con un volume di 663 miliardi di scambi annuali. Sono quindi  in gioco l’economia canadese ma anche l’interscambio con 35 stati americani.
Per ora Trump ha cancellato con un tratto di penna il Trans Pacific Partnership, un trattato, voluto e promosso dal Canada in elaborazione da 10 anni che  interessava i paesi che si affacciano sul Pacifico sul versante delle Americhe e dell’Asia. Da ora in poi, Trump fara’ trattati bilaterali e basta. O almeno cosi dice oggi.
Qualunque siano gli esiti dell’imprevedibile nuovo Presidente Americano, per ora i suoi annunci hanno gettato lo scompiglio in mezzo mondo e certamente in Canada.
La politica protezionista di Trump forza il Canada a cercare di trovare una via di uscita per proteggere  la nostra ecocomia, cosi’ fondamentalmente integrata con quella americana e inoltre per avere l’abilita’ di attuare trattati commerciali con altri paesi, come il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con l’Unione Europea che propio ieri ha ricevuto l’approvazione del Parlamento Europeo.
Gli emissari di Trump assicurano che i cambiamenti dirompenti (disruptive changes) di Trump saranno un fatto positvo nelle nostre vite. Chi vivra’ vedra’, diceva l’antico detto.
 

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Odoardo Di Santo

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