Corriere Canadese

TORONTO - Il ministro dell’Immigrazione e dei rifugiati è se non altro di buon cuore quando  ammette nel dire che  il suo è un mandato “al servizio dei clienti”.. Ma la sua priorità è, per sua stessa ammissione, il servizio al cliente.  È così che il ministro per i rifugiati e l’Immigrazione interpreta il suo mandato.
Lui è il ministro; la sua è la lettera di mandato, ricevuta dal primo ministro, che deve portare i suoi frutti. Sabato, su richiesta dell’mp locale Francesco Sorbara, accompagnato dalla sua collega Deb Schulte, ha tenuto una “conversazione” con i membri interessati della comunità italocanadese di Woodbridge.
Lui si è messo ad ascoltare. La gente è stata educata e insistente. Il sistema è difettoso - addirittura marcio - e incomprensibilmente poco invitate - almeno dall’esperienza dei presenti.
Li penalizza (professionisti, lavoratori nei mestieri, millenial e chiunque abbia voglia di lavorare - qualsiasi lavoro) apparentemente a causa di considerazioni geografiche e etnico-razziali.
Ma la realtà è che il gigantesco elefante nella stanza è il troppo affidamento che il Canada fa sui criteri linguistici.
Ironicamente, se tali criteri fossero stati applicati ai genitori del ministro, o ai presenti con lo stesso zelo religioso applicato oggi, la stanza sarebbe stata vuota e la città di Vaughan, una delle più ricche del Canada, sarebbe ancora una distesa di campi da coltivare.
A suo credito va detto che il ministro ha ammesso che il Canada deve fare meglio, e che deve smettere di piazzare ostacoli sulla via dei potenziali immigrati. Quali ostacoli? Quali immigrati?
Il ministro ha ammesso di essere rimasto sorpreso, dovunque sia andata, dal numero dei datori di lavoro che si sono lamentati dalla scarsità di lavoratori qualificati (che né il nostro sistema scolastico né la nostra cultura sembrano essere in grado di produrre) e delle difficoltà eccessive e punitive che il processo del Labour Market Impact Assessment mette su di loro.
A dire il vero, il ministro ha elencato i passi fatti dal suo governo per facilitare e rendere più fluida la transizione dall’Europa e in modo più specifico dall’Italia (vista l’audience).
Tuttavia nessun argomento del pubblico o del ministro possono superare il muro costituito dalla volontà politica o dalla sua mancanza.
MP Sorbara, appena tornato dall'Italia, dove è stato coinvolto in incontri di alto livello con i funzionari dell’Italia e del Canada, ha fatto notare che l'anno scorso circa 120 000 residenti hanno lasciato le loro case nel Centro-Sud Italia per cercare un futuro migliore altrove nel paese.  Mentre 116 000 cittadini hanno lasciato l'Italia per paesi ancor più lontani. Pochissimi scelgono il Canada; non sembra una nazione invitante.
Tuttavia, il Canada ha tutte quelle infrastrutture socioeconomiche ideali per un’integrazione riuscita. Brexit sprigionerà una nuova ondata di emigranti che perderanno i loro diritti di mobilità nell'ambito dell'accordo Schengen. Inoltre, i capitoli 10 e 11 del CETA hanno già stimolato un maggior interesse da parte di potenziali emigranti.
Le aziende devono farsi avanti per riempire il vuoto lasciato dai governi i quali hanno dimostrato una scarsa capacità di operare. Il gruppo Irving del New Brunswick, ad esempio,  è diventato effettivamente l'Ufficio di Immigrazione per le province Atlantiche del Canada.
Questa ditta è autorizzata ad avanzare le richieste di 2000 lavoratori e delle loro famiglie purché superino l’esame di sicurezza - secondo le esigenze del datore di lavoro. No LMIA; e nessun esame di lingua è necessario.
Irving ha già indicato che assumerà lavoratori provenienti anche da altre nazioni quali la Polonia, il Portogallo e l'Italia.
È possibile che mentre il governo federale sostenga l’iniziativa di ditte come la Irving, il governo provinciale dell’Ontario e i suoi leader industriali non riescono ancora a farsi sentire?
 
editoriale
La trustee alla fine accetta
la sua sconfitta
TORONTO - Il fiduciario scolastico dello York Region District School Board, Elgie alla fine ha ceduto ed ha “accettato la sua sconfitta”. Si è dimessa nel modo più pubblico e contrito - una video clip di 9 minuti postata online.
 
In una “gentile [politicamente corretta] società" come la nostra, non poteva esserci nessuna altra decisione. Se le scuse fossero state fatte subito dopo l’offesa forse non sarebbero state necessarie le dimissioni. Non lo sapremo mai.
 
Quello che sappiamo è che i colleghi trustee e il direttore del Provveditorato alla Pubblica Istruzione sono rimasti in silenzio quando la questione è stata portata alla loro attenzione. Il comportamento del direttore nella vicenda, in particolare, è stato discutibile.
 
Quelli ex colleghi del Board di Ms. Elgie sono stati (e rimangono) probabilmente complici con il loro silenzio; ora stanno salendo. Anche i politici provinciali adesso vogliono dire la loro.
 
Forse imbarazzati, comunque, tutti stanno sperando che la questione sarà presto dimenticata.
 
 L’affronto collettivo alla dignità delle persone sotto la loro protezione non dovrebbe essere così facilmente erogato. È ancora lì.
 
Solo le azioni persistenti da parte di genitori che non avrebbero tollerato il maltrattamento dei propri figli da parte di un ente finanziato dal pubblico hanno infine risvegliato un senso di responsabilità. Non avrebbe dovuto essere necessario arrivare a questo punto.
 
Il Premier e il Ministro della Pubblica Istruzione  si sono presi il loro tempo nella creazione di un “processo di revisione” del Board per verificare se è stato conforme con il suo mandato legislativo.
 
Va bene. Però, adesso la decisione della Elgie non dovrebbe servire come semplice distrazione per l’uno o ‘altro.
 
Hanno una scopa in mano. Che la usino e facciano piazza pulita.
TORONTO - Sembra che il Ministro dell’Istruzione Pubblica rimanga dubbioso sul fatto che lo York Region District School Board (YRDSB) sia serio nel voler affrontare le questioni di discriminazione e diritti umani.

TORONTO - Nancy Elgie, trustee del Board of Education della Regione di York, si è trovata nel mezzo di una controversia dai contorni razzisti in un Board che l’avvocato Selwin Pieters che è stato attivo in molti casi di human rights nella regione, dopo l’incidente ha descritto il Board of Education di York come “un bastione di razzismo”.
Nancy Elgie ha commesso il reato mentre Charline Grant, madre di tre ragazzi veniva intervistata dalla televisione perchè aveva esposto denuncia la Tribunale degli Human Rights, per episodi di razzismo di cui era stato vittima il figlio maggiore.
Nancy Elgie ha pronunciato la parola: “N”, l’epiteto più dispregiativo della cultura razzista dal tempo degli schiavi, come magistralmente descritto da Lawrence Hill, nel suo ‘Book of Negroes’. Nessuna scusa. Ogni forma di razzismo è inaccettabile.
Nancy Elgie ha riconosciuto il suo errore, senza se e senza ma, come ha riferito il Corriere Canadese di martedì scorso. “Non ci sono scuse per quello che ho detto... Mi sono sentita affranta e mi sono profondamente vergognata di aver detto qualcosa di cosi doloroso, anche se involontariamente e cosi estraneo ai valori che ho avuto per tutta la vita”.
Cosi ha scritto  facendo le scuse alla signora Grant e successivamente al pubblico. Si è anche detta consapevole che le sue parole possono rafforzare il razzismo. Il Board of Education di  York  è purtroppo tristemente famoso per controversie a sfondo razzistico.
I genitori, esasperati, hanno chiesto le dimissioni della trustee ed hanno iniziato una petizione per chiederne le dimissioni. Come hanno tutto il diritto di fare.
Per Nancy Elgie, una donna di 82 anni,  è stata una esperienza traumatica. Lei stessa lo ha ammesso accettando la colpa senza attenuanti. Ha inferto sofferenza a tante famiglie ed ha sofferto per il suo errore.
Nancy Elgie tuttavia non è una razzista. È stata tutta la vita dalla parte giusta. Come psicologa per bambini ha avuto esperienza con pazienti di ogni nazionalità. Come ha detto il figlio Stewart, professore di legge all’Università di Ottawa: ”la notiza è stato uno shock, perchè mia madre ha combattuto il razzismo tutta la vita, come può attestare chi  la conosce”.
Il che risponde a verità. A fianco del marito, il Ministro Robert Elgie, ha  sostenuto i più deboli nella nostra società, sia che si trattasse dei lavoratori infortunati, sia che si per rafforzare la commissione degli Human Rights.
È trustee per impegno civile,  non per carriera, ad 82 anni.
Ha commesso un errore inescusabile. Lo ha riconosciuto ed ha chiesto scusa alla signora Grant e al pubblico.  Si spera che  l’episodio sia di sprone per sradicare la piaga del razzismo.
Deve essere punita ulteriormente? Non basta la umiliazione pubblica subita? Non ha diritto alle attenuanti, praticate comunemente nelle corti? Chi sbaglia deve pagare, ma quale è il limite della punizione? Queste sono domande che dovremmo porci.
Il vangelo ricorda che Gesù a chi voleva lapidare una donna peccatrice intimò: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”;  come pure disse che “anche l’uomo giusto pecca settanta volte sette al giorno”.
 
TORONTO - Il titolo del Corriere Canadese di ieri “Canada e Messico convocati da Trump”, illustrato dalla stupenda vignetta di Ynot, sintetizza cio’ che i governi di tutto il mondo, i giornali e i media cercano di capire  e  di interpretare con profluvi di parole.
La dottrina di Trump riassunta nel belligerante discorso inaugurale nello slogan: ”America first” gridato ai quattro venti, ha proclamato senza mezzi termini che c’e’ un nuovo sceriffo a Washington che detta legge … e non e’ quello buono.
Il messaggio del nuovo inquilino della Casa Bianca e’ una  minaccia ai leaders di tutti i paesi del mondo. Un messaggio chiaro ed inequivocabile
“Noi siamo qui per diffondere il nuovo verbo in ogni citta’, in ogni capitale straniera, e in tutti i palazzi del potere. Da oggi in poi, una nuova visione governera’ la nostra terra. Da oggi in poi ci sara’ solo America First (America Innanzitutto), America first”.
Cosi’ ha tuonato, e chi ha orecchie per intendere intenda.
Con Trump e’ cancellato il vecchio ordine mondiale scaturito dalla seconda guerra mondiale con l’America leader incontrastata del cosidetto mondo libero e fino alla caduta del muro di Berlino, con USSR  leader del mondo comunista.
Il mondo liberale fondato sui rapporti multipli internazionali, la NATO, il NAFTA, Il Trattato Transpacifico, l’Unione Europea, il Giappone sono obsoleti. Ogni decisione sulle tasse, sull’import-export,sull’immigratione, sulle relazioni intenazionali sara’ presa tenendo conto  solo degli interessi dell’America. 
Chi comanda sono io, dice Trump. E guai a chi non si agegua. Sara’ punito. Tanto per cominciare, con tasse del 35% su chi esporta in America prodotti non approvati da Trump e dalla sua corte.
Il Canada sta cercando di sbrogliare la complessa matassa nel tentativo di indovinare cosa hanno in mente a Washington. Le minacce di Trump  non lasciano dubbi, ma la sua volubilita’ crea scompiglio, rendendo impossibile indovinare le sue prossime mosse. Il Canada e’ un paese esportatore anzi il maggior paese esportatore verso gli USA con un volume di 663 miliardi di scambi annuali. Sono quindi  in gioco l’economia canadese ma anche l’interscambio con 35 stati americani.
Per ora Trump ha cancellato con un tratto di penna il Trans Pacific Partnership, un trattato, voluto e promosso dal Canada in elaborazione da 10 anni che  interessava i paesi che si affacciano sul Pacifico sul versante delle Americhe e dell’Asia. Da ora in poi, Trump fara’ trattati bilaterali e basta. O almeno cosi dice oggi.
Qualunque siano gli esiti dell’imprevedibile nuovo Presidente Americano, per ora i suoi annunci hanno gettato lo scompiglio in mezzo mondo e certamente in Canada.
La politica protezionista di Trump forza il Canada a cercare di trovare una via di uscita per proteggere  la nostra ecocomia, cosi’ fondamentalmente integrata con quella americana e inoltre per avere l’abilita’ di attuare trattati commerciali con altri paesi, come il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con l’Unione Europea che propio ieri ha ricevuto l’approvazione del Parlamento Europeo.
Gli emissari di Trump assicurano che i cambiamenti dirompenti (disruptive changes) di Trump saranno un fatto positvo nelle nostre vite. Chi vivra’ vedra’, diceva l’antico detto.