Corriere Canadese

TORONTO - Più la barba cresce più le cose vanno bene ed alla fine la Stanley Cup la vincono coloro che l’hanno più lunga di tutti. Il problema è che i Leafs sono una banda di sbarbatelli, giovani under 20  che eccellono dappertutto, eccetto sul viso.
Facezie a parte, i giovanotti in blù entrano nel primo playoff dal 2013, con il ruolo di underdog. I loro avversari di Washington sono superiori in tutto. Ma la storia insegna che nella corsa alla storica insalatiera di Sir Stanley tutto può accadere, anche i miracoli.
La sterminata e fedelissima Leafs Nation, abituata da sempre alle delusioni, ruggisce di gioia al grido di: ora è tutto grasso che cola. Come a dire, l’importante era mettere il naso nella parte importante della stagione. L’entusiasmo è grande, le aspettative meno, specialmente se il portiere titolare, discendente dei Vichinghi, non sta bene di salute. Con Andersen fuori gioco del tutto o solo parzialmente alla guardia dei pali ci sarà che McElhinney che le partite di playoff sino ad ora le ha viste soltanto in tv. Chi tra i tifosi dei Leafs ha il pelo grigio e la memoria lunga trae conforto dal passato. Una volta i Canadiens si affidarono ad un goalie inesperto e debuttate contro i formidabili Bruins di Boston. Quel goalie, Dryden, mise la museruola ai mitici Bobby Orr e Phil Esposito, e i Canadiens vinsero la Stanley Cup.
A McElihinney non si può chiedere di vincere la coppa. 
Al momento gli si chiede  di chiudere al porta in faccia ad Ovechkin e compagni. Cosa facile d risi, non a farsi. 
I capitolini di Washington hanno fatto più punti di tutti, hanno il terzo miglior attacco del campionato, la migliore difesa. Ed hanno anche il sangue agli occhi per non aver mai alzato al cielo la coppa, simbolo della supremazia dell’hockey. 
L’anno scorso il Washington fu eliminato al primo turno dai Penguins di Sydney Crosby che poi andarono fino in fondo conquistando la coppa.
  Contro la corazzata USA i Leafs lanciano la loro canoa canadese, piccola ma veloce, con alla guida un allenatore sgamato, Mike Babcock, un rookie eccezionale, goleador di razza, Auston Mattthews. Matthews al suo primo anno tra i bastoni che contano ha elevato la qualità e la quantità del gioco dei Leafs, portandoli  ai playoff con almeno un anno di anticipo sul previsto.
Nell’ultima partita della stagione i Leafs si sono fatti battere in rimonta dal Columbus. Avessero vinto, nel primo turno del playoff avrebbero incontrato Ottawa e non il Washington. Sarebbe stati più malleabili i cugini? Forse sì, forse no. In ogni caso inutile perdersi nel regno dei se dei ma. Ora bisogna concentrasi sul Washington. 
E che il Dio del disco ce la mandi buona.

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Nicola Sparano

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