Corriere Canadese

TORONTO - Del Piero, un’improbabile doppietta di Chiellini, ancora Del Piero, Trezeguet. Il 19 maggio 2007 la Juve, vincendo ad Arezzo 5-1, riconquistava la A dopo un anno di purgatorio tra i cadetti della B. A dieci anni di distanza, i bianconeri si sono ritrovati a festeggiare il sesto scudetto consecutivo, con tanto di bacheca arricchita da Coppe Italia e Supercoppe varie, consapevoli che è ancora possibile scrivere la pagina più importante nella storia di questa stagione magica, quella del 3 giugno a Cardiff.
Il campionato 2016-2017 non ha avuto storia. A differenza dello scorso anno - quando i bianconeri partirono con il freno a mano tirato, e dovettero rimontare 11 punti di svantaggio prima di prendere il largo - in questa stagione la differenza tra la compagine di Allegri e le avversarie è stata evidente sin dall’inizio, e mentre Napoli e Roma balbettavano con le piccole e perdevano per strada punti preziosi, una Juventus cannibale non lasciava neanche le briciole.
Anche quest’anno la vittoria è figlia di una programmazione societaria che non ha lasciato nulla al caso, con un sontuoso mercato che ha portato in bianconero gente come Higuain, Dani Alves e Pjanic. 
Insieme a questo, la stagione in dirittura d’arrivo ha segnato la definitiva consacrazione nell’Olimpo pallonaro di Dybala, insieme alle conferme in difesa - Barzagli, Bonucci e Chiellini - e in porta, dove Buffon evidentemente ha scoperto l’elisir dell’eterna giovinezza. 
Lui in campo c’era, quel 19 maggio 2017 ad Arezzo. Fresco campione del mondo, aveva accettato la B - come Del Piero, Nedved, Camoranesi e Trezeguet - pur di rimanere alla Juve, consapevole dell’ingiustizia subita perché quegli scudetti che gli avevano scucito dalla maglia lui li aveva vinti sul campo. 
Ma il tempo è galantuomo. Il portierone azzurro quegli scudetti se li è ripresi sempre sul campo, con tanto di interessi. E ora può guardare con fiducia alla finalissima di Champions, sapendo di giocarsela ad armi pari contro i Galacticos di Cristiano Ronaldo, Modric e Kroos. 

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Francesco Veronesi

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