Corriere Canadese

TORONTO - È venuto fuori che Alexandre Bissonnette non è un terrorista islamico. Solo un assassino improvvisato - dai primi indicatori, un simpatizzante problematico della destra estrema.
 
La sua mente non era annebbiata dalla religione, da “pensieri superstiziosi” o da rituali datati. Ma le sue vittime sono morte come se il loro assassino fosse un esecutore fondamentalista. Le loro famiglie, innocenti, hanno avuto la loro vita distrutta.
 
Almeno lui si è arreso e il pubblico si è visto risparmiare le speculazioni negative su chi avesse commesso un crimine tanto vile quanto odioso.
 
Nel contesto del clima del sospetto religioso-razziale liberato da Trump, il puntare il dito era troppo conveniente, e pericoloso. Adesso sappiamo chi ha premuto il grilletto. Non dobbiamo più affidarci alle pratiche investigative della Surete’ de Quebec, che non è attrezzata per indagare su questo tipo di comportamento criminale.
 
Un umile e addolorato premier, Philip Couillard, con sofferenza e rammarico ha confessato che la società da lui attualmente guidata ha i “suoi demoni, come la xenofobia, l’esclusione e l’intolleranza”.
 
È una forte ammissione che arriva da un leader di una delle culture più secolarizzate e introverse del mondo Occidentale.
 
Dovremmo fargli i complimenti per quella ammissione. Ha reso le sue espressioni di condoglianze e solidarietà con i nuovi arrivati un poco più sincere.
 
Il Corriere Canadese vuole esprimere le sue più sentite condoglianze e vuole offrire le sue preghiere per le famiglie delle vittime e dei feriti.
 
Il loro è un sacrificio involontario che nessuno dovrebbe mai fare in una società civilizzata.
 
 

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Joseph Volpe

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