Corriere Canadese

TORONTO - Le organizzazioni sono come le persone che le guidano. Rischiano accuse di razzismo e analisi superficiali per quello che ritengono un “buon prodotto”.
Nel settore dei giornali questo significa “storia”. I giornali mainstream in lingua inglese a Toronto non sembrano concepire il fatto che alcuni immigrati sono in realtà “mainstream”. Essi sono fuori dalle etichette di politica di pigmentazione, orientamento sessuale, divisione capitalisti-socialisti e così via. Essi sono difficili da “inchiodare”, così gli articoli e i commenti si basano pesantemente sui “confortanti stereotipi”, anche se offende coloro che sono soggetti a questi stereotipi.
Per esempio, la Star ha ripubblicato un articolo scritto dal New York Times, da un reporter con il nome italiano, nel quale si riportava della “strategia innovativa” delle autorità italiane per rompere la cultura della criminalità che affligge il Paese.
Per il 2013, l'ultimo anno per il quale entrambi i Paesi hanno fornito statistiche, l'Italia - con una popolazione di 60 milioni di abitanti - ha registrato 504 omicidi; il Canada, con 35 milioni di abitanti, ha invece riportato 505 omicidi. Nel 2014, i numeri italiani sono diminuiti a 475. Nessuna singola città italiana è stata abbastanza violenta e criminale da entrare nella graduatoria delle peggiori 50 città del mondo.
A differenza del Canada, l'Italia ha una legislazione che proibisce l'associazione con organizzazioni criminali. La “leadership criminale”, quale era, è o dietro le sbarre o si è data alla latitanza. 
Ma chiaramente c'è un vuoto che è stato riempito da altri con profili più bassi. E, certamente, c'è la percezione di una struttura organizzativa tradizione sulla “Famiglia” estesa che sembra aver favorito coloro con una volontà di superare la linea e fornire a loro una rete che coltivi le loro attività. Sono diventati degli autentici imperi economici. Persone rustiche con capacità molto ampie. Questa forza adesso è diventata la loro debolezza, se dobbiamo credere ad alcuni intraprendenti assistenti sociali. Questi stanno proponendo di dividere “le famiglie” per spezzare “la Famiglia”. I titolisti ci possono andare a nozze; tutti gli altri, un po' meno.
La teoria, e il piano, sono più o meno così: i figli dei criminali condannati si devono trattare come “beni mobili” frutto dell'attività criminale, si devono sequestrare e distribuirli in affidamento da un'altra parte del Paese, per privare la Famiglia di nuove “reclute”.
Risuona familiare ai canadesi, perché un esperimento simile con le Scuole Residenziali fa parte del nostro Lascito. I governi canadesi, impegnati nell'obiettivo integrare-assimilare la comunità aborigena nella società canadese del Ventesimo Secolo, se ne vennero fuori con la politica di togliere i figli dai loro genitori e metterli nelle scuole residenziali per imparare a vivere come “l'Uomo Bianco”.
A quanto pare questa strategia non ha poi funzionato troppo bene. Ci sono senza dubbio anche dei risultati positivi. Ma è semplicemente troppo difficile per noi riuscire a vederli di fronte alla tempesta di storie che hanno avuto un  risvolto negativo: sproporzionato tasso di povertà, incarcerazione, recidività, tasso di suicidi, dipendenza da alcol e droga... e la lista continua.
Miliardi e miliardi di dollari stanziati per acculturazione e per risolvere i problemi hanno fatto poco per mitigare il senso del dolore e della vittimizzazione. Le vertenze per gli indennizzi e per la riconciliazione continuano a risucchiare risorse. Uno potrebbe continuare all'infinito.
Forse quelli che propongono la strategia “di dividere le famiglia per spezzare le Famiglie” - in un momento serio - potrebbero suggerire riflessioni sulla esperienza canadese rispetto alla distruzione sistemica dei legami sociali semplicemente perché esistono. Con che cosa saranno sostituiti.
La nostra esperienza con la strategia dei “giovani a rischio” non sembra dare i frutti sperati. Se la criminalità corrente (guerre intestine tra gang di ghetto di varia natura) che sta imponendo una nube sulla GTA ha qualche indicazione, i programmi che diventano “genitori surrogati” e “valori familiari” non hanno grande successo. Forse quegli assistenti sociali italiani potrebbero avere un brusco risveglio.
Nessuno di noi condona, più o meno accetta, il comportamento che è contro la norma, controproducente e del tutto criminale.
 Apparentemente è troppo da chiedere i titolisti dei giornali responsabili di pensare contestualmente prima di produrre titoli pensati per provocare accondiscendenti risatine o risate fragorose.
 

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Joseph Volpe

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