Corriere Canadese

TORONTO - Da ogni punto di vista, l'Italia recita un ruolo importante per il Canada. È la nona economia mondiale; è un significativo partner commerciale (uno che ha bisogno delle nostre risorse naturali); è la quarta più popolare destinazione per il turismo; è un centro per la cultura, l'innovazione, il design il manifatturiero fatto a regola d'arte e, adesso in modo più significativo, dati i nostri interessi nell'avere il Ceta ratificato, è la terza maggiore economia europea (circa il 50 per cento maggiore di quella del Canada per il Pil).
La Diaspora italiana include il 5 per cento della popolazione canadese, una che continua a distinguersi per il suo fiero attaccamento al Canada, il suo senso progressivo di costruzione della nazione, la sua autonomia e la sua prospettiva globale. 
Costruendo su questi asset, nel corso degli ultimi anni, la leadership relativamente giovane del Canada ha iniziato a coltivare legami più forti con la sua controparte italiana.
Questo è stato fino a poco tempo fa, soprattutto nella relazione che si stava sviluppando tra i due primi ministri, Justin Trudeau e il suo collega più giovane, Matteo Renzi.
Ahimè, ultimamente le cose non sono andate molto bene per quella alleanza e convergenza di interessi. Renzi, una volta (e ancora) dinamico agente per il cambiamento, viene sfidato dal pubblico e dal suo partito, il Partito democratico al governo.
L'Italia, nonostante la sua cultura e la sua raffinatezza, e’ nota anche come paese di popolazione turbolenta, se non addirittura ribelle. È una caratteristica coltivata lungo i millenni quando la Penisola veniva soggetta a un invasore dopo l'altro. 
Lungo la seconda parte del 2016, l'insoddisfazione verso Renzi ha dato vita a uno slogan usato dai sui nemici politici per “calunniare” il giovane Renzi: sì all'autorità, ma no all'autoritarismo.
È sembrato che la Natura e gli eventi internazionali si siano uniti in una cospirazione per sminuire la sua “risolutezza”. 
Il sorprendente risultato della Brexit, e in seguito l'improbabile vittoria di Trump, hanno dato nuova vita alle obiezioni di una sempre rigida opposizione. Questa ha sostenuto che l'Europa fosse inutile ai problemi di crescita dell'Italia; livelli mai raggiunti di disoccupazione tra le donne e i millenials - circa il 55 per cento in alcune regioni del Sud – e 300mila rifugiati letteralmente ripescati dalle acque del Mediterraneo negli ultimi due anni (il Canada ne ha accolti appena 30mila negli ultimi 16 mesi).
In agosto (e settembre), i terremoti hanno raso al suolo diverse città e hanno provocato centinaia di vittime. Questo metterebbe a dura prova qualsiasi leadership. La scorsa settimana il costo delle operazioni di salvataggio, ricostruzione e messa in sicurezza hanno raggiunto la cifra astronomica dell'equivalente di 32 miliardi di dollari canadesi.
Quindi, a dicembre, Renzi ha perso il suo tentativo di trasformare l'architettura  politica del governo italiano, quando il fronte del Sì ha subito una sconfitta nel referendum nazionale. Alcuni dei leader del suo stesso partito hanno sostenuto le ragioni del fronte del No.
 Gli italiani, inizialmente, contenti nel vedere in Renzi un potenziale attore principale nel rifacimento dell'Europa, hanno poi mutato il voto referendario in una battaglia contro il globalismo e l'immigrazione.
Renzi si è dimesso da premier; ha installato uno dei suoi fedelissimi come Primo Ministro; ha fatto un rimpasto di governo e ha iniziato il processo per ristrutturare il suo partito. 
Ma quando piove, diluvia. Uno dei suoi collaboratori più stretti ha perso il voto per diventare Presidente del Parlamento Europeo contro un altro italiano espressione del centrodestra lo scorso gennaio.
Durante la convention del Pd per determinare il futuro del partito lo scorso fine settimana, Renzi è diventato il bersaglio di tutti coloro che si dovevano togliere qualche sassolino dalla scarpa contro di lui. Renzi ha dato del suo meglio.
Chi pratica la scienza politica in Italia è un artista nell'oratoria e un professionista nella ideologia e nella filosofia. Si tratta di una potente miscela che maschera una altrimenti nuda sete di potere.
Ci sono dozzine e dozzine di “intellettuali pubblici”, nessuno di questi è ingenuo politicamente o impreparato.
Gli italiani preferiscono che la loro lotta politica sia risolta alla luce del sole e non dietro le quinte. La lotta diventa quasi teatrale. Ma il Pd ne esce indebolito e a pezzi.  
  Il valore dell'Italia per il Canada, come alleato in Europa e nel palcoscenico mondiale soffrirà di un momentaneo passo indietro, almeno fino a quando vi sarà una ripartenza politica. 
 

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Joseph Volpe

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