Corriere Canadese

TORONTO - I pensatori pigri hanno preso in mano le redini dei partiti - sì, dei Partiti, al plurale. I Conservatori federali in questo momento sono i più vulnerabili perché si trovano nella fase in cui devono scegliersi un leader.
Sfortunatamente, come le società e i loro board, i processi selettivi della leadership interni bloccano la crescita e l’espansione. Uomini e donne normalmente ragionevoli, cascano prigionieri di battute sapientone che condensano le idee politiche.
Questi frammenti di comunicazione purtroppo non emergono da dibattiti aggressivi sui meriti di idee o di dati. Sono generati da alcuni consulenti il cui unico obiettivo nella vita è di produrre una dichiarazione che catturi l’attenzione per fare emergere un illustre sconosciuto dai lacchè ugualmente sconosciuti
Chi altro scrive cose come: “multiculturalismo radicale”, “valori condivisi”, “canadesi di vecchio lignaggio”? Sanno almeno cosa significano questi termini? Mi sembra che servino come copertura perniciosa per alcuni punti di vista pubblicamente inaccettabili. 
Un problema è che il fenomeno elettorale di Donald Trump ha spezzato le catene che in precedenza trattenevano e limitavano l’espressione di punti di vista estremi.
Adesso i “Trumpiani” e le “Trumpette” dell’ultima ora stanno facendo a gomitate per salire sul “treno di Trump verso il successo”. I fatti e i dati storici vengono relegati nel bidone riservato all’immondizia.
Maxime Bernier, un concorrente alla leadership del Partito Conservatore canadese, ne è un chiaro esempio. Ex ministro e deputato durante l’amministrazione Harper, adesso vuole eliminare le minacce rappresentate dal “multiculturalismo radicale” generato dal sistema dell’immigrazione canadese – secondo lui.
Bernier proviene da una parte del Quebec la cui popolazione è bianca quasi come la neve spinta dal vento (se si ignora la comunità aborigena). Ancora meglio, è ’’purelaine’’ (francofono quebecchese), più di qualsiasi altra parte del Quebec. Brava gente, ma che ha ancora qualche problema con il biculturalismo e bilinguismo; figuriamoci una definizione del multiculturalismo.
Un fatto inconveniente che gli oppositori del “multiculturalismo radicale” - termine che si aggiunge al lessico canadese grazie a “Mad Max” - devono affrontare nel loro zelo è che il governo di cui lui è stato parte negli ultimi dieci anni ha fatto arrivare 2.294.482 nuovi immigrati. Molti tra loro erano (sono?) monoculturali e possibilmente monolinguistici, sudest asiatici-India (320.622), cinesi (311.863), filippini (280.933), pakistani (101.013) e algerini 42.296.
Eccetto quei circa 50mila europei in un periodo di 10 anni, molti di loro non sono caucasici. Come si può immaginare, probabilmente addestrati in una struttura di valori religiosi e culturali alieni alla maggior parte dei canadesi di “vecchio lignaggio”.
Invece di pensare a questo elemento come un vantaggio, una ricchezza con la quale plasmare il futuro del Canada, lui e altri candidati che promuovono i “valori condivisi”, i “canadesi di vecchio lignaggio”, alzano lo spettro della società la cui gestione cadrà nelle mani degli stranieri con culture aliene alle nostre... qualunque essa sia.
Se uno ha davvero una ambizione per il Canada, il modo per realizzarla deve sicuramente prevedere un piano su come massimizzare gli asset demografici che abbiamo lavorato per intessere e costruire.
La strada al successo nazionale non può essere pavimentata con rimpianti sulle politiche migratorie relativamente recenti di porte aperte.
 

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Joseph Volpe

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