Corriere Canadese

 
 
TORONTO - È una nuova era quando i CEO dichiarano pubblicamente che nessuno è interessato nell’acquisto della loro societa’, nonostante il loro disperato tentativo di vendere [a qualunque offerente, a qualsiasi prezzo]. La scorsa settimana, subito dopo le ammissioni di colpa della Volkswagen per i capi di accusa negli Usa, la stampa italiana  - non amica di Sergio Marchionne, CEO di Fiat Chrysler - era piena di storie riguardo lo “spasimante” respinto che cercava di scaricare le sue mercanzie.
 
“Sto bussando a tutte le porte - si lamentava - ma nessuno risponde”, erano più o meno le sue parole riportate da un quotidiano. Non per esagerare, ma questo probabilmente ha a che fare con il fatto che i pochi potenziali compratori, la Volkswagen (che lui ha corteggiato per anni), s’intende, potrebbe essere in serie difficoltà ancora una volta.
La VW, un conglomerato automobilistico e finanziario con sede nella Bassa Sassonia, Germania, nel 2015 aveva entrate pari a 305,2 miliardi di dollari canadesi, con un guadagno netto dopo le tasse di 2 miliardi di dollari. Quindi è entrata in conflitto con l’Environment Protection Agency Usa e le relative Clean Air Agencies che hanno mandato legislativo.
Nell’arco degli ultimi due anni, indagini (seguite attentamente dall’Industria, dagli Analisti di Settore e dai ricercatori) sul gigante dell’auto, sui suoi prodotti e pratiche di marketing concentrate negli Stati Uniti ma non solo, hanno rivelato la presenza di una organizzazione con una cultura priva di una qualsivoglia bussola morale. 
Il suo approccio basato sul “non fare prigionieri” nel mercato e tra i suoi consumatori hanno fatto apparire i sostenitori dell’etica del Far West negli affari come un coro di ragazzini, se non addirittura santi.
Usando le parole di un analista dell’Industria pubblicato da Forbes Magazine, “essi hanno allargato i limiti della legge” per stabilire radici nel mercato americano; agendo a volte come se essi fossero al di sopra di tutto e di tutti. Ma sono stati beccati.
Una volta era la beniamina dell’Industria (flirtando brevemente con la testa della classifica a livello mondiale), ora invece deve affrontare lo scoraggiante compito di farsi carico dei suoi obblighi e del recupero della sua reputazione.
Molti dei suoi manager ad alto livello e ingegneri rischiano di finire in galera.
Lo stesso governo della Germania potrebbe essere implicato. Quello dello stato federato della Sassonia lo è certamente. Dei suoi 610mila dipendenti (dati del 2015), 110mila (18%) si trovano in Germania. La relazione tra la dirigenza, il governo e i sindacati sono offuscati, per non dire di peggio - ai sindacati sono garantiti 8 dei 20 membri del board.  Il governo della Sassonia, popolazione 8 milioni, ha in mano il 20% delle azioni di voto nella compagnia e ha il diritto di veto sulle decisioni strategiche della compagnia.
Una di queste era di progettare e sviluppare una tecnologia che avrebbe fatto passare i veicoli a motore diesel i requisiti richiesti dalla Clean Air Agency Board che regola le emissioni ammissibili e sicure.
La Vw decise di concentrarsi sul meccanismo che “fregava il sistema” e “ingannava il pubblico”.
I Nord Americani tipicamente non preferiscono le auto alimentate a diesel, contrariamente agli europei che rappresentano il 75% del mercato del diesel.
Il problema è che il diesel emette fino a quaranta volte i livelli accettabili del cancerogeno di ossido di azoto (NOx) rispetto alla benzina. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, nel 2014 ben 500mila decessi erano da attribuire ad agenti cancerogeni prodotti dall’ossido di azoto.
La Vw essenzialmente aveva assicurato il pubblico e le autorità americane che i suoi prodotti fossero non solo efficienti ma sicuri per l’essere umano e l’ambiente. Gli americano hanno inondato la Vw con sussidi. Adesso stanno querelando il governo della Sassonia per recuperare oltre 66 milioni di dollari. La Spagna allo stesso modo sta cercando di recuperare 72 milioni di dollari.
La Vw si è dichiarata colpevole e si è detta d’accordo di pagare 5,4 miliardi di dollari canadesi alle autorità americane per aver deliberatamente ecceduto nei livelli di emissioni di ossido di azoto, per aver falsificato i dati riportati, per pratiche aziendali ingiuste e per altre questioni. E sta continuando perseguire accuse criminali contro i suoi alti dirigenti. Nazioni stanno seguendo la querela. Ci sono in corso altre querele varie col montante di oltre 57 miliardi di dollari canadesi.
Ha forse sorpreso qualcuno che Vw, già proprietaria del marchio Lamborghini, ha risposto alle domande sul possibile acquisto di FCA con un laconico “non è nel nostro radar”?
Domani una risposta.
 

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Joseph Volpe

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