Corriere Canadese

TORONTO - Il nostro articolo di lunedì scorso sul “Cafone-in-Chief’’, continua a far discutere. Nell’edizione di ieri abbiamo pubblicato la presa di posizione di Rocco Galati, molto critica nei confronti del Corriere per l’uso della parola cafone. Un punto di vista autorevole, quello del costituzionalista torontino, che però non condividiamo, anche se a nostro avviso la polemica nasce da un fraintendimento sull’utilizzo della parola nella lingua italiana. 

Gad Lerner riceve in diretta tv la telefonata di Silvio Berlusconi
il 24 gennaio 2011. Dopo le off­ese del Cavaliere al giornalista,
lo stesso Lerner ribatte: “Lei è un cafone”.
 
Francesco Veronesi - Corriere Canadese
 
TORONTO – “Signor presidente, Lei è un cafone’’. Il 24 gennaio 2011 Gad Lerner – giornalista, scrittore e intellettuale italiano – apostrofava in questo modo in diretta televisiva Silvio Berlusconi. L’allora presidente del Consiglio, nel bel mezzo della bufera del “Bunga Bunga” – aveva telefonato durante la trasmissione L’Infedele condotta da Lerner e aveva attaccato il giornalista con una lunga lista di offese e di accuse alla sua scarsa professionalità. E Lerner aveva risposto per le rime: “Lei è un cafone’’.
La parola cafone, nella lingua italiana, viene utilizzata per indicare una qualsiasi persona che - a prescindere dalla sua provenienza geografica, alla sua posizione sociale e al suo stato di benessere economico - abbia un comportamento volgare, rozzo, privo di tatto e carico di maleducazione. 
Nella sua lettera che abbiamo pubblicato ieri, Rocco Galati sostiene che il termine venga utilizzato al Nord per offendere i meridionali. In realtà nella lingua italiana il termine indica semplicemente un comportamento scortese, senza tatto, da villano, privo insomma di qualsiasi traccia di decoro del “Galateo” di Castiglione. Crediamo quindi che questa polemica sia nata da un fraintendimento.
Berlusconi è stato più volte chiamato cafone. Una di queste passò alla storia quando, dopo uno scortese scambio di battute tra Berlusconi e la parlamentare Rosy Bindi,  lo stesso  Gad Lerner, scrisse su un suo articolo: “Confesso che, al posto della Bindi, avrei tirato una sberla a quell’incorreggibile cafone”. Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, il 5 aprile 2009 nel suo blog scrisse e pubblicò un articolo intitolato “Il Sublime Cafone’’ riferito a Berlusconi. 
Era evidente che nelle parole di Lerner o di Grillo non vi fosse alcuna allusione alla provenienza geografica di Berlusconi (lombardo) né alle sue origini sociali: semplicemente veniva condannato il suo comportamento rozzo e volgare. La stessa cosa che a nostro avviso ha fatto Vittorio Zucconi su Trump. 
Il 26 giugno 2014 il senatore Stefano Candiani, infastidito perché Matteo Renzi non aveva ascoltato il suo intervento - definì nell’aula del Senato l’allora premier (toscano) un “cafone maleducato”. Renzi poi si è beccato del cafone il 29 luglio da Ernesto Abaterusso (consigliere regionale della Puglia) – “premier arrogante e cafone’’ – e dal direttore dell’Unità Sergio Staino l’1 febbraio del 2017 – “Renzi cafone e bugiardo’’.
La lista di personaggi pubblici del Nord e Centro Italia apostrofati come cafoni è lunghissima.
Il 10 aprile 2012, Ivano Marescotti sul Fatto Quotidiano aveva definito Umberto Bossi – leader della Lega Nord, movimento xenofobo e secessionista – “un cialtrone opportunista, cafone, razzista e ignorante’’. 
Nel 2014 è passata alla storia una litigata in spiaggia a Milano Marittima, tra una donna e Laura Pausini (romagnola), con la famosa cantante che si è beccata della “cafona perché si dava lo smalto sulle unghie in spiaggia”. 
E se Marisa Bruni - mamma di Carla - ha definito il presidente francese Hollande un “cafone ridicolo” (febbraio 2014), la regista Lina Wertmuller (romana) ha bollato il regista e attore Nanni Moretti (romano come lei) come “gran cafone’’. 
Alan Friedman, noto giornalista americano corrispondente in Italia da una trentina d’anni, il 4 marzo 2016 - 8 mesi prima del voto presidenziale - ha definito Trump “un cafone sottovalutato”.
Flavio Briatore, ex numero 1 della Renault di Formula uno, piemontese, in un’intervista del 2007 si autodefiniva “un cafone vincente”. 
In Italia il termine cafone non viene utilizzato al Nord per indicare chi viene dal Sud. 
Un cafone, nella lingua italiana, può essere veneto o friulano, calabrese o emiliano, trentino o siciliano. E la cafonaggine non ha nemmeno più una connotazione sociale: è cafone il parlamentare che ostenta il suo potere e la sua influenza, è cafone l’industriale lombardo che parcheggia la sua Ferrari in doppia fila a Milano, è cafone chi non spegne il telefonino a Teatro a Bologna, è cafone chi getta per strada un mozzicone di sigaretta a Firenze. 
Anche sull’origine del termine esistono varie teorie. Tra queste, c’è quella che ricollega la parola cafone a Cafo - tesi ripresa anche da Indro Montanelli nella sua monumentale Storia di Roma - un centurione romano che si insediò di Capua dove prese a spadroneggiare. I "Cafones" erano i seguaci di Cafo ed il nome penetrato nell’uso popolare si diffuse nelle altre località del Mezzogiorno prima e di tutta Italia poi. 
È vero che in alcune zone della Penisola, soprattutto al Sud, la parola continua ad avere il significato di contadino. Nella lingua italiana il termine cafone ha perso qualsiasi tipo di allusione dispregiativa usata nel Nord verso il Sud.
Purtroppo la lingua inglese non ha un’espressione altrettanto eloquente ed espressiva che ha provocato la nostra riflessione sull’articolo di Zucconi.

About the Author

Francesco Veronesi

Francesco Veronesi

More articles from this author