Corriere Canadese

TORONTO - “Non c’è una sola storia d’Italia ma, accanto a quella del territorio nazionale, si è sviluppata una storia degli italiani: tante storie degli italiani, quante erano le comunità trapiantate all’estero. La storia dell’emigrazione italiana è, prima ancora dell’Unità d’Italia, la storia unitaria del nostro popolo”. È un messaggio forte, pieno di dignità e orgoglio, quello lanciato ieri dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella davanti alla comunità italiana di Buenos Aires. Un messaggio rivolto non solo ai connazionali emigrati in Argentina, ma anche agli italiani sparsi in giro per il mondo. Il capo dello Stato ha parlato di noi, di tutti noi, del trauma più o meno grande del dover lasciare la propria famiglia, i propri amici, il proprio Paese per andare a vivere dall’altra parte del mondo.
Nel suo parlare del contributo degli italiani alla creazione e allo sviluppo della società e dell’identità argentina non possiamo non fare un parallelo con quella italocanadese qui in Canada. 
Perché anche qui da noi la comunità italiana ha giocato un ruolo decisivo nella crescita del Paese e con i decenni ha lasciato un’impronta indelebile nel Dna canadese. 
Senza mai dimenticare, però, il legame con la madrepatria, che non si spezza per la lontananza ma anzi si rafforza proprio alimentato dalla distanza con l’Italia.    
Molto spesso la classe politica italiana si ricorda di chi ha deciso - per necessità o per semplice scelta personale - di andare a vivere in un altro Paese solamente quando ci avviciniamo alle elezioni: e così magicamente a Roma ritorna d’interesse la questione degli italiani all’estero. 
O a volte, come è successo alla vigilia del voto referendario, diventiamo il capro espiatorio per inadempienze che non dipendono da noi ma che nascono a  Montecitorio e Palazzo Madama. 
Il presidente Mattarella, con pacatezza e decisione, ha ricordato - magari dicendolo più rivolto in Italia - che siamo importanti anche noi, che non siamo cittadini di serie B, e che non dobbiamo, mai e poi mai, sentirci un po’ meno italiani dei nostri connazionali nel Belpaese.

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Francesco Veronesi

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