Corriere Canadese

TORONTO - La rivoluzione nell’immigrazione in Canada parte dalle Province Atlantiche. E lo fa attraverso un progetto pilota che, nel caso in cui trovasse una futura applicazione anche nel resto del Paese, porterebbe a una trasformazione a 360 gradi dei meccanismi farraginosi e inefficienti dell’intero sistema che regola le entrate nel nostro Paese. Con il via libera dell’accordo di massima tra il governo federale e quelli di New Brunswick, Nova Scotia, PEI e Labrador and Newfoundland 2000 lavoratori stranieri potranno essere assunti su diretta richiesta dei singoli datori di lavoro bypassando le restrizioni, i cavilli regolamentari, le quote e gli ostacoli normativi messi in piedi nei nove anni di amministrazione Harper che hanno messo in ginocchio numerosi settori produttivi dell’economia canadese. Con loro potranno fare richiesta della residenza permanente anche i coniugi e figli a carico. Si tratta di una vera e propria rivoluzione copernicana. I datori di lavoro, in sostanza, non saranno più la componente passiva all’interno del mercato del lavoro, costretta a scegliere chi assumere nella ristretta cerchia di candidati disponibili. Al contrario, saranno loro a identificare il candidato ideale all’estero in possesso dei requisiti necessari alla loro azienda.
Certo, per ora si tratta solamente di un progetto pilota. Ma se i risultati dovessero essere positivi, potrebbe costituire una strada da percorrere anche per l’Ontario, l’Alberta e la British Columbia. Attraverso questo progetto, il lavoratore straniero riceve un’offerta d’impiego - a tempo pieno e non stagionale - dal datore di lavoro: quindi una delle 22 associazioni che facilitano l’integrazione degli nuovi arrivati in Canada dovrà fornire il suo appoggio per aiutare il candidato a sistemarsi nella provincia dove si trova l’impiego, mentre il ministero dell’immigrazione provinciale dovrà semplicemente dare il suo benestare scritto.
Con questo meccanismo si vanno a scavalcare tutte le limitazioni e le incongruenze dell’Express Entry, il sistema voluto dagli ex ministro Jason Kenney e Chris Alexander avviato nel 2015. Allo stesso tempo, questo progetto pilota mette a nudo anche i limiti del Provincial Nominee Program (PNP): se da un lato il PNP cerca di dare risposte concrete ai bisogni del mercato del lavoro delle singole province, dall’altro ha il difetto di dare tutto il potere decisionale al governo provinciale sulle quote e sulle professioni da scegliere e non ai singoli datori di lavoro.
Il New Brunswick, inoltre, ha firmato con il governo federale un accordo quadro - il Canada-New Brunswick Immigration Agreement - che getta le basi per una maggiore autonomia decisionale della provincia in tema di immigrazione. 
Vengono in sostanza fissati i paletti di una politica migratoria maggiormente indipendente del New Brunswick rispetto a quella nazionale. 
Questo accordo, insieme al progetto pilota insieme alle altre tre province atlantiche, rende il New Brunswick la provincia all’avanguardia dell’intero Canada almeno nel settore dell’immigrazione. 
Resta da capire se in futuro anche le altre province - l’Ontario su tutte - seguiranno questa strada o se sceglieranno l’immobilismo. Di certo i datori di lavoro dell’Ontario guarderanno con grande interesse gli sviluppi nelle Province Atlantiche.

About the Author

Francesco Veronesi

Francesco Veronesi

More articles from this author