Corriere Canadese

 
 
TORONTO - Accomodatevi al tavolo nel Boardroom della famiglia (di compagnie) Irving, in New Brunswick, l’unica provincia del Canada costituzionalmente bilingue. 
È circa il 14 % delle dimensioni della Francia, con appena l’1% della popolazione del Paese: circa 750mila persone (più o meno le dimensioni della popolazione italocanadese nella GTHA).
Il Chair dice che l’impresa ha davanti a sé un futuro luminoso: risorse in abbondanza, beni da bruciare, capacità sotto utilizzate, infrastrutture di supporto sociale e civico e contratti per la costruzione di navi per le prossime due generazioni.
Problemi? Assolutamente no; il peggio è che ha una popolazione in declino. A differenza di altre province, l’immigrazione non riesce a riempire il vuoto. Niente lavoratori, niente manodopera qualificata. I sistemi scolastici provinciali nel Canada sono notoriamente inadatti a creare una cultura che valorizzi e produca lavoratori abilitati nelle professioni manuali.
L’economia non può essere sostenuta. Opportunità verranno mancate. Il ciclo peggiorerà. Ma la burocrazia federale sembra essere concentrata sul “processo” - come far funzionare con maggiore efficienza un sistema senza direzione. Un compito impossibile e inutile, secondo il modello industriale della Irving.
Per la Irving, l’immigrazione è un tema totalmente economico; al diavolo il “processo”, le politiche e i regolamenti. 
Il modello che prevede l’attesa per qualcuno che faccia richiesta e che rispetti i criteri stabiliti da qualche “think tank” legato a Ottawa e in linea con gli “interessi canadesi” semplicemente non ha funzionato. 
Un modello migliore si basa invece sul “reclutare e mantenere”. Ha formato le basi delle politiche sull’immigrazione sin dalla nascita delle Confederazione in poi.
È semplicemente il modo in cui il Paese “è stato costruito e popolato”.
La Canadian Pacific Railway e la Canadian National, le compagnie del settore minerario, le acciaierie, i costruttori di ponti, gli sviluppatori agricoli, i direttori dei progetti nelle infrastrutture e così via erano partner con i governi per trovare e dare lavoro a risorse umane delle quali c’era bisogno per trasformare il Canada nel Paese che è oggi.
Ha funzionato per loro, perché - è questo il ragionamento - non dovrebbe funzionare per la Irving? Mettiamo da parte il governo federale, o il programma PNP, dimentichiamoci dei test di conoscenza linguistica. La compagnia deciderà se il lavoratore può produrre.
La Irving sta reclutando italiani, spagnoli, polacchi e olandesi. Il concetto di “valutazione sostitutiva” come autorità legislativa per permettere di accantonare i requisiti linguistici come condizione per la residenza permanente adesso è in vita e in piena salute.
Ma viene applicato dal datore di lavoro invece che da un anonimo burocrate rimosso dal “bisogno”.
Il governo ha, di fatto, accettato l'idea che il datore di lavoro abbia il polso della situazione migliore sul concetto di domanda e offerta localmente.
Si può concludere che la Irving debba avere un certo peso attorno al tavolo del consiglio di presidenza se ha convinto il governo a farsi da parte e dedicarsi esclusivamente alle questioni di sicurezza legate all’immigrazione lasciando alle imprese di occuparsi del resto.
In Ontario, intanto, dove il numero e la ricchezza degli imprenditori e dei sindacati è addirittura maggiore, nessuno sta curando i propri interessi a lungo termine (né quelli del Paese).

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Joseph Volpe

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