Corriere Canadese

TORONTO - Un piano per affrontare l’emergenza rappresentata dai lavoratori senza documenti della GTHA. È quanto richiede a gran voce la Undocumented Worker’s Committee, un’associazione che da anni si batte per trovare una soluzione al problema e che negli ultimi mesi ha aumentato il pressing istituzionale per far sì che i vari livelli di governo comprendano la reale drammaticità della situazione vissuta da migliaia di stranieri nel Sud Ontario. Uno degli scogli da superare, per la classe politica dell’Ontario e del Canada in generale, è la mancanza di dati ufficiali capaci di quantificare in modo esaustivo le dimensioni del fenomeno costituito dai lavoratori stranieri che per svariati motivi non hanno più le carte in regolare per lavorare e vivere nel nostro Paese. Ma il lavoro certosino della Undocumented Worker’s Committee ha permesso di arrivare a delle cifre che inquadrano e danno il giusto peso all’emergenza. 
Attualmente, nella Greater Toronto Hamilton Area, sarebbero circa 120mila i lavoratori stranieri senza documenti, e di questi oltre 80mila - portoghesi, italiani, europei dell’Est - vivono e lavorano a Toronto e dintorni. I numeri confermano come il fenomeno sia ormai fuori controllo, con tutte le possibili implicazioni del caso: si tratta di persone a rischio sfruttamento, che hanno ovviamente difficoltà di accesso al sistema sanitario, le cui famiglie sono destinate a vivere con la paura di essere deportate da un giorno all’altro. E se da un lato crescono le pressioni sul governo federale per aumentare la quota di stranieri che ogni anno sono ammessi in Canada, dall’altro fino a questo momento non è stato risolto il problema di chi in Canada già ci vive e lavora da anni, si è integrato pienamente, contribuisce già alla ricchezza economica del Paese ma non ha le carte in regola e non intravede nemmeno un possibile percorso per regolarizzarsi.
Ecco allora che la Undocumented Worker’s Committee ha presentato una serie di raccomandazioni - già consegnate al ministro provinciale dell’Immigrazione Laura Albanese in un incontro avvenuto in aprile - che i vari livelli di governo potrebbero considerare per risolvere la questione. Tra i tanti, rimuovere le barriere linguistiche che penalizzano il settore dei mestieri manuali e garantire all’Ontario la crescita del numero dei candidati scelti attraverso il programma PnP, oggi chiamato Oinp. Questo, sostiene il chair Manuel Alexander, permetterebbe all’Ontario di ricercare autonomamente quelle figure professionali delle quali c’è un disperato bisogno nella nostra Provincia. E questo, allo stesso tempo, potrebbe fungere da stimolo per i governi ad affrontare seriamente il problema dei lavoratori senza documenti: la soluzione potrebbe essere rapida - sostiene la Undocumented Worker’s Committee - e si uscirebbe dall’emergenza entro i prossimi 5-8 anni. Ma per farlo, serve prima di tutto la volontà politica.
 

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Francesco Veronesi

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