Corriere Canadese

TORONTO - Canada, Italia, Austria, Texas. Contesti diversi, scenari agli antipodi, eppure Paesi legati da un filo conduttore che assume via via forme e dinamiche per proprio conto: l’immigrazione. Il dibattito politico e i fatti di cronaca si accavallano con cadenza quotidiana, alimentando polemiche, accuse, veleni e ripicche, con l’inevitabile sovrapposizione di altre tematiche come quella della cittadinanza, dello ius soli, della possibile amnistia per i lavoratori stranieri senza documenti e dei rigurgiti anti-immigrati cavalcati da alcune forze politiche che vedono nella campagna contro i migranti il mezzo migliore per andare all’incasso alle prossimi elezioni.
In Canada il ministro dell’Immigrazione Ahmed Hussen è impegnato da tempo su diversi fronti. Messa una toppa alla fallimentare legge sulla cittadinanza targata Jason Kenney-Chris Alexander, il ministro ha già avviato una serie di riforme all’Express Entry, con l’obiettivo di rendere maggiormente flessibile l’intero meccanismo che regola gli ingressi dei lavoratori stranieri in Canada. Oltre a questo, Hussen è impegnato in un serrato dialogo con i ministri provinciali dell’Immigrazione - in particolare con Laura Albanese dell’Ontario - per la volontà delle Province di attivare dei meccanismi sulla falsariga di quelli approvati dagli accordi tra Ottawa e le Province Atlantiche: l’obiettivo da raggiungere è quello di una maggiore autonomia di scelta per i datori di lavoro. In questo contesto un altro file scottante è quello dei lavoratori stranieri senza documenti nella GTHA: in questo caso si sta studiando un percorso a tappe per riportare nella piena legalità decine di migliaia di lavoratori stranieri.
Ma è evidente che in Canada non stiamo vivendo una vera e propria emergenza legata all’immigrazione. Dalla fine del 2015 ad oggi il nostro Paese ha accolto in tutto 40.081 rifugiati siriani. Se ci spostiamo in Italia, troviamo invece dei numeri che fanno impallidire. Nel 2016 sono sbarcati sulle coste italiane 181.436 migranti, e di questi sono stati accolti 176.554. Nei primi sei mesi dell’anno in corso - conferma il ministero dell’Interno - sono giunti sulle coste italiane più di 85mila persone, con un aumento rispetto all’anno precedente del 21 per cento rispetto al primo semestre del 2016. 
Chiaramente l’Italia sta vivendo una grave emergenza e come è stato ribadito più volte non può farcela senza il sostegno dell’Unione europea. Fino a questo momento manca un deciso appoggio da parte degli altri Paesi dell’Ue e anzi le richieste italiane nelle ultime settimane sono fonte di polemiche tra le Nazioni europee e tra le istituzioni dell’Ue, con la Commissione europea che continua a invocare il sostegno a Roma e un Parlamento europeo che sostanzialmente non ha fatto nulla a riguardo. 
La polemica con l’Austria, con la farsa dei blindati al Brennero e la repentina smentita, quindi con le dichiarazioni del ministro degli Esteri Sebastian Kurz e il dietrofront immediato del cancelliere Christina Kern è la rappresentazione plastica di uno scontro destinato a durare anche in futuro. E il filo conduttore dell’immigrazione, infine, ci porta in Texas, in un parcheggio di Walmart a San Antonio. Nel rimorchio di un tir parcheggiato sono stati trovati i cadaveri di otto migranti, mentre altre 20 persone sono state ricoverate.  
Contesti diversi, Paesi diversi, eppure il dramma di San Antonio ci riporta a quello quotidiano di centinaia di migranti che si affidano e trafficanti di esseri umani e sfidano le acque del Mediterraneo a bordo di carrette del mare. 
Donne, uomini e bambini in fuga in cerca di un futuro migliore - come i tanti italiani emigrati in Canada in passato - fermati nel loro viaggio da un tragico appuntamento con il destino. 

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Francesco Veronesi

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