Corriere Canadese

Letteratura

TORONTO -  La pubblicazione del volume “Ritual” del fotografo italo-canadese Vincenzo Pietropaolo è l’occasione per una mostra presso l’Istituto italiano di cultura organizzata in collaborazione con la cattedra “Mariano Elia” della York University. Prima nel volume e ora nella mostra Pietropaolo ha allestito una raccolta di 150 fotografie che documentano 46 anni di attività: una retrospettiva storica dedicata in particolare alla processione-rappresentazione del Venerdì Santo che si svolge ogni anno nella “Piccola Italia” di College Street. Per la comunità italo-canadese si tratta di un avvenimento speciale, in cui attori e comparse rievocano la Passione per quadri nei modi della Via Crucis. 
Dal 1967 a oggi il fotografo ha partecipato alla manifestazione documentandone i mutamenti alla luce della maggiore integrazione della comunità italiana nel tessuto urbano e sociale di Toronto: da un episodio di nicchia, inizialmente organizzato in parrocchia, via via fino a un evento di massa che attira credenti e curiosi nell’ordine delle migliaia.
Per i cattolici italiani la Settimana Santa è da sempre fucina di performance teatrali sulla scia delle antiche confraternite: dal “Riscatto d’Adamo” di Delia, in Sicilia, alla sacra rappresentazione di Romagnano Sesia, in Piemonte, attori non professionisti fanno a gara per assicurarsi una parte, anche piccola, in questi “drammoni da arena”, come li chiamava Gramsci con malcelata insofferenza. In realtà tanto la messinscena quanto i copioni (alcuni addirittura in versi) hanno il loro pregio e accompagnano un momento di autorappresentazione identitaria che il multiculturalismo canadese incoraggia.
La mostra è aperta al pubblico con ingresso libero dal 23 febbraio al 16 marzo. Vincenzo Pietropaolo sarà protagonista di una tavola rotonda insieme con i professori Don Snyder (Ryerson University) e Gabriele Scardellato (York University) il 28 febbraio alle ore 19.
 
Mostra e conferenza sono a ingresso libero e si terranno presso l’Istituto italiano di cultura (496 Huron Street, Toronto).
 

Partire vs to leave

Johnny L. Bertolio
 
Toronto - Partire è un po’ morire, recita un antico adagio. “Partire” per un lungo viaggio, ovviamente, prima di quello definitivo. La scritta “partenze” (departures) campeggia sui cartelli verso e in aeroporto e se qualcuno dice “sto per partire” immediatamente viene da chiedergli: “per dove?”. In inglese, il verbo corrispondente sarebbe “to leave”, che però è impiegato quando, semplicemente, si deve andare via da un posto: e non solo per una vacanza.
“To leave” traduce, inoltre, l’italiano “lasciare” e in effetti se, quando si va via, si abbandona uno spazio o un consesso, non è del tutto scorretto dire: “lascio l’aula”, “lascio l’assemblea” etc. È solo questione di parlare in modo naturale: meglio allora ricorrere ad “andare via” o, se si “parte” per la prima volta da un punto per arrivare a un altro, “avviarsi”. 
Quando per esempio dobbiamo passare a prendere un amico in auto, possiamo dire: “Mi avvio alle 4: sarò da te per le 5”. 
E se qualcuno chiede: “Sei partito?”, ci si deve intendere tra lettera (“partito per un viaggio”) e traslato (“partito di testa”): il significato metaforico è impietoso e metterebbe in dubbio l’integrità mentale della persona.