Corriere Canadese

TORONTO - Economia e crescita, popolarità e sviluppo, ambiente e rapporti con gli Stati Uniti. 
Il 2017 che è appena iniziato rappresenta un anno ricco di sfide e potenziali difficoltà per il governo federale Un anno che inevitabilmente sarà segnato dai cambiamenti epocali che avverranno negli Stati Uniti dopo l’ingresso di Donald Trump alla Casa Bianca. E questo perché il presidente eletto, durante tutta trionfale campagna presidenziale che ha preceduto la vittoria del 4 novembre ha promesso di voler rimettere le mani sul Nafta - l’accordo di libero scambio che lega gli Stati Uniti con il Canada e il Messico - e ora, a pochi giorni dal passaggio di consegne ufficiale tra Barack Obama e il magnate del mattone, dobbiamo fare i conti con un clima di grande incertezza. Le economie del Canada (e dell’Ontario) sono intimamente legate a quella americana, con gli Stati Uniti che rappresentano il nostro maggiore partner commerciale. Eventuali cambiamenti strutturali avrebbero quindi delle pesanti conseguenze anche nel nostro Paese. 
Un discorso simile può essere fatto anche per quanto riguarda l’ambiente. Se Justin Trudeau, dopo la firma degli accordi sul clima al vertice di Parigi, ha sottolineato più volte come il Canada abbia deciso di voltare pagina rispetto all’amministrazione Harper, negli Stati Uniti avremo un effetto esattamente opposto: da un presidente che per otto anni ha promosso la svolta ambientalista americana - in parte riuscendoci - passeremo a un commander in chief sostanzialmente “negazionista” sul fronte del global warming. In definitiva: l’ipotesi di una possibile armonizzazione di strategie, politiche e regolamenti ambientali in Nord America sembra essere una semplice chimera.
Il governo federale del primo ministro Trudeau, dopo un anno e poco più in carica, inizierà a valutare i risultati delle sue politiche economiche, con gli investimenti pesanti nelle infrastrutture, il ricorso al debito pubblico e le strategie volte a rilanciare il potere d’acquisto della classe media. E se il 2016 è stato un anno relativamente tranquillo alla House of Commons - con tory ed Ndp alla ricerca di una nuova leadership dopo la sconfitta del 2015 - il 2017 vedrà i due partiti dell’opposizione in “assetto da guerra” con i due nuovi leader pronti alla battaglia parlamentare. 
Il leader liberale, poi, nell’anno appena iniziato avrà per le mani la patata bollente della liberalizzazione della marijuana, che diventerà effettiva solamente nel 2018: nei prossimi 12 mesi, però, si dovrà approvare una legge per stabilire le modalità di vendita, le limitazioni del consumo e le relative sanzioni.
Ma una delle sfide principali che attendono Trudeau e il governo liberale è sicuramente rappresentata dal rapporto tra l’esecutivo di Ottawa e le Province. Relazioni - è giusto sottolinearlo - messe a dura prova il mese scorso, quando a dispetto dell’ottimismo della vigilia è saltato l’accordo sul trasferimento dei fondi federali destinati alla sanità. Per effetto della riforma stabilita dal precedente governo guidato da Stephen Harper, a partire dall’aprile 2017 gli stanziamenti per le singole province avranno un aumento annuo del 3 per cento e non più del 6 per cento: in ballo ci sono decine di miliardi di dollari. Gli enti locali avevano chiesto al nuovo governo di rivedere le cifre e avevano proposto di non abbassare gli aumenti sotto la soglia del 5,2 per cento. Il ministro federale delle Finanze Bill Morneau aveva rilanciato al 3,5 per cento, mettendo sul tavolo della trattativa anche uno stanziamento una tantum di 11,5 miliardi da destinare all’assistenza a domicilio e alla cura delle malattie mentali. L’offerta è stata respinta e ora è corsa contro il tempo per trovare un nuovo accordo: se questo non dovesse arrivare, sarebbe la prima grave sconfitta politica del primo ministro, con conseguenze imprevedibili.
 

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Francesco Veronesi

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