Corriere Canadese

TORONTO - Dopo 14 mesi, Justin Trudeau decide di mischiare le carte e cambiare alcune pedine chiave all’interno dell’esecutivo.

 Il rimpasto di governo - che era nell’aria da parecchie settimane - ha visto l’uscita di scena di due ministri di peso come Stephane Dion (Affari Esteri) e John McCallum (Immigrazione, Cittadinanza e Rifugiati) che non solo salutano l’esecutivo ma che lasciano anche la politica attiva, avendo accettato i ruoli di ambasciatori rispettivamente all’Unione Europea-Germania e Cina. La grande vincitrice dello shuffle voluto dal leader liberale è Chrystia Freeland, che lascia l’incarico del già importante ministero del Commercio Estero per assumere il ruolo di ministro degli Affari esteri. Il tassello mancante al dicastero del Commercio estero è stato individuato in François-Philippe Champagne, che in precedenza ricopriva il ruolo di sottosegretario alle Finanze e che negli ultimi mesi era diventato il braccio destro di Bill Morneau.
 
Cambia tutto anche al ministero dell’Immigrazione, con il passaggio del testimone tra McCallum e Ahmed Hussen, deputato alla prima esperienza parlamentare eletto a Toronto nel distretto di York South-Weston: è il primo ministro di origine somala della storia canadese.
Il rimpasto ha poi riguardato anche il dicastero del Lavoro: ad assumere il portafoglio è stata Patty Hajdu, che lascia il ruolo di ministro per lo Status delle Donne e va a sostituire MaryAnn Mihychuk, il cui passaggio di consegne è in realtà una bocciatura senza appello proprio perché l’ormai ex ministro resta fuori dalla compagine governativa. Maryam Monsef - nell’occhio della bufera nei mesi scorsi per lo scandalo relativo al suo Paese di nascita - lascia invece il ministero delle Riforme democratiche e assume il ruolo di ministro per lo Status delle Donne, mentre la giovanissima Karina Gould (appena 29 anni) lascia il ruolo di sottosegretario per lo Sviluppo economico e accetta l’incarico di ministro per le Riforme democratiche.
Dopo poco più di un anno Trudeau decide di dare un cambio di marcia al suo esecutivo, emarginando due esponenti di spicco con grande esperienza alle loro spalle - Dion e McCallum - e alimentando il ricambio generazionale nella classe dirigente del partito. Dopo un anno di gavetta e dopo aver utilizzato l’esperienza dei due ex ministri, il leader liberale decide di voltare pagina, promuovendo in alcuni ruoli chiave i suoi fedelissimi in un periodo peraltro caratterizzato dalla grande incertezza nata dalla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali dello scorso novembre.

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Francesco Veronesi

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