Corriere Canadese

TORONTO - Falsificazione dei dati sulle emissioni su più di 100mila automobili. 
È questa la pesantissima accusa lanciata ieri dall’Environment Protection Agency (EPA) contro Fiat Chrysler, a un giorno esatto dall’ammissione di colpa della Volkswagen nell’ambito dello scandalo Dieselgate, per il quale il gruppo automobilistico tedesco dovrà pagare qualcosa come 4,3 miliardi di dollari americani. Una cifra - quella che dovrà sborsare il colosso di Wolfsburg - che non si discosta di molto da quella che rischia di pagare il gruppo automobilistico guidato dall’italocanadese Sergio Marchionne nel caso in cui le accuse lanciate ieri dovessero trovare conferma anche in tribunale.
Ma cosa viene esattamente imputato alla FCA? Secondo l’agenzia americana che si occupa della protezione ambientale, Fiat Chrysler avrebbe violato la “Clean Air Act”, la legge nella quale vengono fissati i limiti delle emissioni inquinanti nell’atmosfera e gli standard che devono essere seguiti per filo e per segno dalle case automobilistiche. In particolare, secondo l’EPA, il gruppo guidato da Marchionne avrebbe “istallato, senza alcuna notifica a riguardo, un software di gestione del motore” su alcuni modelli del 2014, del 2015 e del 2016, che avrebbe provocato “l’aumento delle emissioni di ossidi di azoto dai veicoli in questione”.
Le conseguenze potrebbero essere molto serie. “Non rendere noto un software che ha degli effetti sulle emissioni nei motori dei veicoli - ha fatto sapere in un comunicato stampa Cynthia Giles dell’Epa - è una violazione seria della legge che può portare a una crescita del pericoloso inquinamento che respiriamo. Tutte le case automobilistiche devono rispettare le stesse regole, e continueremo a cercare eventuali responsabilità delle compagnie che acquisiscono un vantaggio ingiusto e illegale nella competitività”.
“Ancora una volta - ha aggiunto Mary D. Nichols del California Air Resources Board - un grande produttore di auto ha preso la decisione imprenditoriale di evitare le regole ed è stato scoperto”. I veicoli al centro dello scandalo, circa 104mila, sarebbero il Dodge Ram 1500 del 2016 e la Jeep Grand Cherokees prodotta negli ultimi tre anni. 
Sergio Marchionne ha respinto le accuse al mittente. “Dialoghiamo con l’Epa da più di un anno.  Non c’è nulla in comune fra il caso Volkswagen e quello Fca. È spiacevole che l’Agenzia per la Protezione ambientale americana abbia deciso di affrontare il caso Fca così pubblicamente”. E sull’accusa specifica, l’amministratore delegato ha rincarato la dose: “Posso dire che nessuno è così stupido da cercare di montare un software illegale”.
Le notizie di ieri hanno fatto crollare il titolo in Borsa. Le contrattazioni alla Borsa di Milano hanno perso il 17 per cento, a New York il crollo è arrivato al 19 per cento.

About the Author

Francesco Veronesi

Francesco Veronesi

More articles from this author