Corriere Canadese

TORONTO - Dopo il Messico è il Canada a entrare nel mirino di Donald Trump. Sean Spicer, portavoce del magnate del mattone prossimo a raccogliere il testimone di Barack Obama alla Casa Bianca, ha dichiarato apertamente che la futura amministrazione americana imporrà una serie di tariffe doganali per tutte le compagnie automobilistiche americane che decideranno di delocalizzare la loro produzione “in Canada o in Messico”. È la prima volta che il nostro Paese viene direttamente nominato da un collaboratore del presidente eletto all’interno di una polemica che fino a questo momento aveva riguardato solamente gli Stati Uniti e il Messico. Già la scorsa settimana una lunga lista di case automobilistiche avevano annunciato la loro intenzione di investire pesantemente nei propri stabilimenti in territorio americano: la mossa della General Motors, della Ford, della Volvo e della Fiat Chrysler era stata letta come un piegarsi al diktat di Trump che per tutta la campagna presidenziale aveva ribadito al necessità di proteggere la manodopera americana verso quelle aziende che decidevano di spostare la propria produzione dove la forza lavoro costa meno.
Ora resta da capire se e come le velate minacce che arrivano dall’entourage del presidente eletto - che venerdì entrerà ufficialmente alla Casa Bianca - potranno concretizzarsi. Stando ai dati ufficiali del 2016, lo scorso anno il valore delle automobili assemblate, prodotte ed esportate dal Canada verso gli Stati Uniti ha raggiunto quota 60 miliardi di dollari. Attualmente sono cinque le case automobilistiche che hanno stabilimenti nel nostro Paese: Ford, General Motors, Fiat Chrysler, Toyota e Honda. Senza dimenticare l’immenso sottobosco costituito dal settore della componentistica auto, sviluppatissimo in Ontario, che vive in simbiosi con la produzione a larga scala di autovetture nei grandi stabilimenti.
Il governo federale, per ora, ha deciso di non intervenire direttamente in questo delicato dibattito. Si vuole aspettare l’insediamento ufficiale del 20 gennaio e, da quel momento, le possibili nuove politiche commerciali dell’amministrazione Trump. In ogni caso è evidente che la presa di posizione ufficiale del portavoce del presidente eletto abbia provocato preoccupazione nelle stanze del potere a Ottawa. 
La volontà, in generale, è quella di dare vita a delle relazioni proficue con il nuovo presidente americano, ma allo stesso tempo l’esecutivo liberale sente la pressione su un comparto produttivo - quello automobilistico - che nonostante il progressivo calo degli ultimi anni ha ancora un peso decisivo nell’economia canadese e in quella dell’Ontario.

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Francesco Veronesi

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