Corriere Canadese

TORONTO - Cosa può aver spinto un ragazzo di 27 anni, senza precedenti penali, a compiere l’insensata carneficina alla moschea di Quebec City?
 È la domanda alla quale stanno cercando di dare risposta gli inquirenti che indagano sul massacro di domenica. Cosa può aver scatenato tanto odio cieco, tanta rabbia, tanta furia insensata verso un gruppo di innocenti riuniti a pregare? Le indagini per ora non hanno portato a conclusioni definitive. L’ipotesi investigativa che gode di maggior credito è quella che vede lo studente dell’Università di Laval protagonista di una progressiva radicalizzazione verso la destra più estrema, xenofoba e intollerante, espressa con crescente convinzione nei social media e ben conosciuta da alcuni gruppi di attivisti presenti su Facebook che a più riprese si erano accorti dei messaggi “xenofobi e razzisti” di Alexandre Bissonnette. 
Sul punto - il movente, che rappresenta ancora il più grosso punto interrogativo della triste vicenda - gli inquirenti non si sono ancora sbilanciati. Una fonte investigativa, parlando in forma anonima, avrebbe però confermato a La Presse che il 27enne, durante gli interrogatori, “non avrebbe nascosto il proprio odio verso i musulmani”. 
Un odio covato a lungo, tenuto a freno per molto tempo, fino ai tragici fatti di domenica. 
In questi ultimi due giorni gli inquirenti hanno passato al vaglio ogni singolo elemento che possa corroborare il castello accusatorio contro Bissonnette. 
Da quanto è emerso dai faldoni dell’inchiesta, il 27enne la scorsa estate si era trasferito con il fratello gemello in un appartamento nel centro di Quebec City, non lontano dall’Università di Laval dove stava frequentando i corsi di Scienze sociali e Antropologia e non lontano dalla moschea teatro della strage di domenica. 
A quanto pare - secondo le testimonianze raccolte da amici e vicini di casa - Bissonnette sin da piccolo aveva avuto una grande passione per le armi. Il ragazzo era un appassionato di scacchi e nel tempo libero suonava il pianoforte. 
Secondo alcune fonti riportate dalla stampa francofona - ma che non hanno trovato conferma da parte degli investigatori - il 27enne era in possesso di una regolare licenza per acquistare armi da fuoco. Anche questa, in ogni caso, rappresenta un’altra zona d’ombra della vicenda che dovrà essere chiarita. 
La polizia ha rinvenuto l’arma utilizzata nella carneficina nella quale hanno perso la vita 6 persone: si trovava nella vettura a bordo della quale Bissonnette aveva improvvisato una fuga dopo l’attacco allo moschea, salvo poi rinunciare a scappare e a consegnarsi alla polizia senza opporre resistenza. 
Alcune fonti hanno parlato dell’utilizzo di un fucile d’assalto, un dato che confermerebbe l’alto numero di proiettili esplosi - oltre alle 6 vittime, altre 19 persone sono rimaste ferite, alcune raggiunte anche da 6 colpi - in brevissimo tempo. Ma anche su questo per dare una versione definitiva bisognerà attendere le conferme degli inquirenti.
Di fronte a tanti punti interrogativi, rimangono però alcune certezze. Quella di domenica sera a Quebec City è stata la più cruenta carneficina contro la comunità musulmana mai avvenuta in un Paese occidentale. Una strage che ha suscitato l’indignazione di tutto il Paese e che ha provocato reazioni a  livello mondiale, dal presidente americano Donald Trump fino a Papa Bergoglio. 
Un altro dato pressoché assodato è che Bissonnette abbia agito da solo e che il ragazzo non facesse parte di alcun gruppo organizzato. 
Una sorta di lupo solitario guidato da un fanatismo paragonabile a quello di tanti attentatori che, in nome di un’altra fede e un altro Dio, hanno compiuto stragi simili in altre parti del mondo.
Oggi, infine, saranno celebrati i funerali di 3 delle 6 vittime della strage di domenica.

About the Author

Francesco Veronesi

Francesco Veronesi

More articles from this author