Corriere Canadese

TORONTO - Un budget prudente, che evita pericolosi salti nel buio ma che, allo stesso tempo, non ha nulla di ambizioso.
 È grosso modo unanime l’analisi fatta a bocce ferme sulla manovra 2017 presentata mercoledì alla House of Commons dal ministro delle Finanze Bill Morneau. A differenza del passato, la legge di bilancio a tratti è sembrata più simile a un tipico Discorso dal Trono che a una Finanziaria: grande spazio agli intenti, alle aspettative, alle aspirazioni, all’agenda di governo, alle strategie, alle più o meno raffinate impalcature teoriche e meno spazio ai numeri, alle cifre, ai dati e alle statistiche. Insomma, siamo di fronte a un budget di obiettivi, che rimanda - e dovrà farlo - agli update economici, sparsi durante l’anno fiscale, i singoli provvedimenti attuativi delle varie voci di spesa.
Ma perché tanta prudenza da parte del governo, dopo il coraggioso - e molto criticato - budget del 2016 che ha spalancato le porte al deficit per i prossimi quattro-cinque anni? È evidente che l’esecutivo ha preferito navigare in acque sicure, non troppo lontano dalla costa, e non avventurarsi in mezzo all’oceano con il rischio di ritrovarsi nel bel mezzo di una tempesta. 
Le incognite sono molteplici, a partire da Donald Trump e le possibili ripercussioni causate dall’eventuale modifica del Nafta.  La voragine aperta lo scorso anno con il ricorso al deficit, poi, costituisce un secondo fattore di incertezza che ha costretto il governo a non avventurarsi su nuovi piani di spesa. 
L’esecutivo ha quindi deciso di puntare tutto - o quasi - su due progetti: quello delle infrastrutture (con una particolare enfasi in termini di spesa per le case popolari) che però è in larga parte una continuazione del piano di investimenti già annunciato nel 2016 e quello relativo agli asili, 40mila nuovi posti che dovrebbero dare una spinta occupazionale soprattutto per le donne, costrette molto spesso a rinunciare al lavoro per poter accudire i figli fino all’inizio della scuola dell’obbligo.
Siamo quindi di fronte a un budget di compromesso tra due modelli specifici: quelli dell’era Harper - manovre lacrime e sangue con tagli ai servizi essenziali, controllo della spesa pubblica e riduzione delle dimensioni della pubblica amministrazione - e quello dello scorso anno, il primo firmato da Bill Morneau, dove invece si faceva un ampio ricorso alla spesa pubblica anche per stimolare l’economia. 
Nei prossimi mesi potremo quindi capire se la strategia di fondo del ministro delle Finanze darà ragione al governo e se invece la mancanza di ambizione costituirà una zavorra alla crescita dell’economia e allo sviluppo del nostro Paese.
 

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Francesco Veronesi

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