Corriere Canadese

Canada

TORONTO - Trudeau-Trump. È un meeting che avrebbe dovuto avere luogo, prima o poi; meglio adesso. 

TORONTO - Sono le città canadesi ad alimentare la crescita demografica registrata negli ultimi anni. 

TORONTO - Il Canada è il Paese del G7 con la maggiore crescita demografica grazie all’immigrazione. È quanto rileva l’istantanea scattata dal Censimento 2016 presentato ieri dall’Istituto nazionale di statistica nel quale si mette in luce come la popolazione del nostro Paese abbia raggiunto quota 35.151.728. Rispetto all’ultimo censimento realizzato nel 2011, abbiamo assistito a un aumento totale del 5 per cento, pari a 1,7 milioni di persone. La grossa fetta di questa crescita demografica è costituita dagli immigrati - che rappresentano i due terzi dell’incremento - mentre il resto è dato dal cosiddetto incremento naturale, cioè dalla differenza tra il numero delle nascite e il totale dei decessi.
Pur senza realizzare un vero e proprio boom demografico, il Canada è in testa alla classifica dei Paesi del G7 per la crescita della popolazione tra il 2011 e il 2016. In media il nostro Paese in questo lasso di tempo è cresciuto dell’1 per cento all’anno: un dato maggiore rispetto all’Italia, alla Francia, alla Germania, agli Stati Uniti, all’Inghilterra e al Giappone. Anche nelle ultime due rilevazioni del 2006 e del 2011 il Canada aveva registrato la crescita demografica maggiore tra i Paesi del G7. Tra i Paesi del G20, invece, il Canada si posiziona all’8° posto.
Il rapporto di StatsCan conferma poi delle tendenze già consolidatesi in passato. Il 66 per cento della popolazione canadese, ad esempio, vive in un raggio di 100 chilometri dal confine con gli Stati Uniti, un’area questa che rappresenta appena il 4 per cento del territorio canadese. 
Rispetto al censimento di cinque anni fa, il Canada è passato da 33 a 35 aree metropolitane. Le tre maggiori - Toronto,  Montreal e Vancouver - hanno una popolazione combinata di 12,5 milioni di abitanti, pari al 35,5 per cento dell’intera popolazione del Canada. L’area metropolitana di Toronto, con i suoi 5.928.040 abitanti è la più popolosa del Paese, seguita da Montreal (4.098.927) e Vancouver (2.463.431). Nell’arco di tempo preso in esame, la aree metropolitane che sono cresciute maggiormente sono state Calgary, Edmonton, Saskatoon, Regina e Lethbridge. Per quanto riguarda le aree del nostro Paese, tra il 2011 e il 2016 le Province Atlantiche sono cresciute molto più lentamente rispetto alla media nazionale. Ontario e Quebec invece si confermano come le due province più popolose del Canada, con il 61,5 per cento del totale. Sin dal primo censimento realizzato nel 2011, questa cifra è stata compresa tra il 60 e il 64 per cento.  L’Ontario è ancora la provincia con il maggiore numero di abitanti - 13,4 milioni - con una crescita nel periodo preso in esame del 4,6 per cento. In Quebec, invece, per la prima volta nella storia la popolazione ha superato quota 8 milioni. Nelle province delle Prairies, infine, il numero di abitanti è cresciuto più velocemente: l’Alberta (+11,6 per cento) è in testa a questa classifica.
TORONTO - Mi fa piacere leggere il Corriere Canadese. Infatti lo leggo tutti i giorni.
Sfortunatamente non partecipo ai dibattiti che nascono e si sviluppano nel giornale così spesso quanto vorrei. Ma a volte sono costretto a farlo in circostanze come quella della “riforma elettorale” e così metto da parte altre questioni e intervengo.
Scrivo questo perché, come avvocato costituzionale, sono stato letteralmente inondato da domande e richieste sulla questione del “diritto costituzionale” alla “rappresentanza proporzionale” e sulla riforma in generale.
Il  Corriere Canadese, insieme ai Media mainstream, ha perso il suo tempo chiacchierando sulla questione della “riforma elettorale” promessa dai liberali durante le elezioni e poi velocemente abbandonata dagli stessi.
Il governo federale semplicemente NON PUÒ cambiare il sistema elettorale maggioritario a turno unico perché questo è presente e stabilito dal Constitution Act del 1867.
Per modificarlo, e questa è la mia opinione professionale, sarebbe necessario un emendamento costituzionale con il consenso delle Province. 
Come cittadino io valuto la promessa della riforma elettorale, sulla bilancia delle promesse, come un semplice tentativo di abbindolare l’elettorato. 
Se questo governo avesse avuto almeno un consigliere costituzionale competente, si sarebbe sentito dire che da un punto di vista costituzionale quella strada era impraticabile. Si sarebbe dovuto mettere tutto questo sul tavolo pubblicamente sin dal primo giorno.
Allora perché la questione non è stata presentata come un emendamento costituzionale? Perché la maggior parte dei cittadini legati a un partito politico, preferirebbe un tasso del mutuo più alto, o che il governo triplicasse il debito pubblico, invece di percorrere la strada dell'emendamento costituzionale.
Perché? Principalmente non perché  sia troppo difficoltoso e non abbia senso migliorare il sistema, ma perché nessun partito vuole la vera rappresentanza proporzionale, che garantirebbe governi di coalizione per sempre, come accade in Italia o in Israele e perché questo richiederebbe la difficoltà portate dal compromesso e dal consenso.
 
Rocco Galati è un noto 
costituzionalista di Toronto 
 
 
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TORONTO - Abbandonare l’iniziativa della riforma elettorale da parte di Trudeau è tanto avvincente quanto lo possa essere una bottiglia di sonniferi per uno che soffre d’insonnia; nonostante gli sforzi al contrario dei maggiori mass media canadesi.