Corriere Canadese

Canada

TORONTO - Lavoro, case popolari, immigrazione, asili, infrastrutture, fondi agli enti locali. Saranno questi, almeno nelle previsioni della vigilia, i principali settori al centro del prossimo budget federale. 

TORONTO - Mettere da parte i timori e le paure di una nuova ondata protezionistica e aprire i propri mercati. Sarà questo il messaggio che Bill Morneau porterà oggi a Francoforte, in Germania, al vertice dei ministri delle Finanze G20. Un messaggio carico di ottimismo, che vuole rilanciare il dialogo e mettersi alle spalle quel clima di diffidenza che in questi mesi è stato alimentato dalla Brexit e dalla vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti. Insomma, non è tempo di alzare i muri e fare le barricate con barriere doganali, tariffe e balzelli, ma di facilitare l’apertura dei mercati e la circolazione dei prodotti. La ricetta Morneau sarà presentata agli altri ministri delle Finanze. Il braccio destro del primo ministro Justin Trudeau porterà come esempio da seguire il modello canadese: investimenti sulla classe media e progetti che tengano conto della pari importanza della crescita economica e del rispetto dell’ambiente. “Dobbiamo - ha detto ieri il ministro delle Finanze - trovare il modo di condividere i nostri successi con gli altri, implementando politiche che assicurino che i benefici dell’integrazione economica vadano alla maggior parte dei nostri cittadini, la classe media, e non solamente ai più ricchi”.
Da questo punto di vista il Canada ha già fatto la sua scelta di campo. Di fronte a chi decide di recidere i legami - politici e commerciali - come è accaduto con la Brexit, Ottawa invece cerca di rafforzare i legami e di coltivare nuove relazioni commerciali. La prossima entrata in vigore del Ceta - il trattato di libero scambio con l’Unione europea, che di fatto eliminerà il 98 per cento delle tariffe esistenti tra le due sponde dell’Atlantico - è un perfetto esempio della direzione che ha voluto seguire il Canada. Da questo punto di vista anche l’incontro dello scorso febbraio a Washington tra Trudeau e il presidente americano Trump ha tranquillizzato il primo ministro di fronte alle ipotesi di una rottura tra Ottawa e Washington sul Nafta, l’accordo di libero scambio tra Canada, Stati Uniti e Messico. 
Nel frattempo è partito il conto alla rovescia per il budget federale. La manovra sarà presentata in parlamento il prossimo 22 marzo. 
Francesco Veronesi
 
TORONTO - Nel delicato scacchiere internazionale del settore auto lo spostamento di una singola pedina ha conseguenze enormi per tutti gli attori principali. L’annuncio della vendita da parte della General Motors dei suoi due asset europei - la tedesca Opel e l’inglese Vauxhall - alla francese Peugeot è destinata a provocare degli effetti destabilizzanti negli equilibri - in termini finanziari e di vendite - che si erano venuti a creare negli ultimi anni. Da un lato abbiamo la Gm guidata dalla Ceo Mary Barra che decide di eliminare la sua presenza nel Vecchio Continente per concentrarsi solamente nel redditizio mercato americano. Senza dimenticare che la vendita di Opel e Vauxhall arriva a meno di due mesi dall’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, che ha chiesto alle case automobilistiche Usa di fermare la delocalizzazione della produzione, minacciando l’attivazione di tariffe doganali alle stelle. Una minaccia che peraltro nei mesi scorsi era stata fatta direttamente alla stessa Gm che voleva investire nella produzione in Messico. 
Ma l’annuncio della General Motors arriva anche in una fase estremamente delicata per tutto il settore automobilistico globale. Da un lato abbiano la Volkswagen, che in passato era stato indicato come un possibile acquirente degli asset europei della Gm, alle prese con l’ammissione di colpa nello scandalo emissioni truccate e le pesanti multe miliardarie in arrivo. Dall’altro c’è la Fiat, che potrebbe correre lo stesso rischio in relazione alle indagini avviate dalle autorità americane. 
La Gm, peraltro, sembra quasi essersi tolta un peso vendendo per 2.2 miliardi di euro Opel e Vauxhall: le due compagnie non hanno certo prodotto risultati entusiasmanti negli ultimi anni, e allo stesso tempo si trascinavano un peso pensionistico gigantesco di diversi miliardi di dollari. Gm, dal canto suo, pur di liberarsi del fardello europeo, ha deciso di farsi carico di una parte dei costi di trasferimento previdenziale, quantificabile in una cifra superiore ai due miliardi di euro. Si arriverebbe quindi a una sorta di affare a “guadagno zero” per la Gm. 
Ma c’è un altro aspetto da prendere in considerazione. Con la Brexit la Peugeot è andata ad acquistare un bene che rischia di andare a sbattere alle possibili barriere doganali inesistenti fino a questo momento, se la trattativa per mantenere un accordo di libero scambio tra Londra e l’Europa dovesse naufragare. Insomma, la partita è ancora apertissima.
 
TORONTO - Sarà la 26enne Emmanuella Lambropoulos a rappresentare il Partito Liberale nelle prossime byelection nel distretto di Saint-Laurent. Si tratta di un risultato che ha del clamoroso, se si pensa che l’insegnate di scuola superiore non ha alcuna esperienza politica alle spalle - se non una partecipazione in passato durante la campagna elettorale dell’ex ministro Stephan Dion - mentre una delle sfidanti, Yolande James, poteva mettere sulla della bilancia un pedigree politico di tutto rispetto. James, infatti, è stata deputata provinciale per il Partito Liberale del Quebec per oltre 10 anni, ricoprendo in questo periodo anche incarichi di governo. Ovviamente tutti i pronostici della vigilia erano a suo favore, ma nel voto per la nomination abbiamo assistito al clamoroso colpo di scena. Ma non solo. La James è stata addirittura eliminata al primo turno, mentre nel ballottaggio finale la Lambropoulos ha avuto la meglio su Marwah Rizqy.
“Sono semplicemente sotto choc - ha commentato a caldo la Lambropoulos - sapevo di partire svantaggiata ma non ho mai mollato. Sono molto contenta”.
La vittoria della docente di Montreal rappresenta solamente l’ultimo capitolo di una saga - quella delle nomination per le elezioni suppletive del 3 aprile - che in questo periodo di relativa fiacca politica sta dominando le prime pagine dei giornali.
La vicenda della Lambropoulos assume poi anche un altro valore. Era del tutto evidente che il partito aveva puntato forte sulla James, ritenendo l’ex parlamentare provinciale una degna sostituta di Stephane Dion, deputato di lungo corso ministro degli Esteri che nei mesi scorsi ha fatto un passo indietro per diventare ambasciatore canadese presso l’Unione europea e la Germania. 
Ma la base ha semplicemente detto no. Insomma, nel distretto di Saint-Laurent è accaduto l’esatto contrario di quanto era successo in Ontario  nella circoscrizione di Markham-Thornhill. Qui il partito aveva deciso di puntare su Mary Ng, paracadutando l’ex direttore alle Nomine dell’ufficio del primo ministro in un riding rimasto orfano di John McCallum, altro ministro che ha deciso di intraprendere la carriera diplomatica dopo aver accettato l’incarico di ambasciatore canadese a Pechino.
In quel caso la base aveva assecondato il volere della dirigenza liberale, nominando la Ng non senza le polemiche dei diretti avversari, che avevano accusato l’élite del partito di aver compiuto una manovra antidemocratica e di aver in sostanza imposto un candidato dall’alto. 
Eppure la vicenda della Lambropoulos dimostra come, nonostante il partito decida di puntare su un determinato candidato, alla fine è sempre la base a decidere. Un po’ come è avvenuto a livello provinciale nel Progressive Conservative, dove il 19enne Sam Oosterhoff, contro tutte le previsioni, ha prima vinto due nomination contro l’establishment del partito ed è stato eletto alle suppletive, diventando il più giovane mpp della storia dell’Ontario.
TORONTO - Da un lato rappresentano un test per la tenuta del partito al governo, dall’altro sono viste come un’indicazione più o meno attendibile dell’appeal elettorale del primo ministro. Le elezioni suppletive sono attese da tutti i partiti per poter misurare concretamente lo stato di salute in termini di consenso in un dato momento della legislatura. A livello federale quest’anno ne avremo ben cinque:  Markham-Thornhill, Saint-Laurent, Calgary Midnapore, Calgary Heritage e Ottawa-Vanier.  In particolare, in questi giorni è il primo distretto a catturare l'attenzione dei media. Il seggio, storico feudo liberale, è rimasto vacante in seguito alle dimissioni dell'ex ministro dell'Immigrazione, della Cittadinanza e dei Rifugiati John McCallum dopo la sua nomina ad ambasciatore canadese a Pechino. E se negli altri distretti - con l'eccezione di Saint-Laurent - sono già state ufficializzate le griglie dei candidati dei vari partiti, nel riding di Markham-Thornhill devono ancora svolgersi le nomination per stabilire quali saranno i candidati in corsa per raccogliere il testimone di McCallum. Ciò che ha catturato l’attenzione dei media è la decisione di Mary Ng di candidarsi per le “primarie” liberali: Ng, infatti, è stata fino a poco tempo fa il direttore del le nomine dell'ufficio del primo ministro. Una pedina chiave, insomma, componente del ristretto entourage di Justin Trudeau impegnata nel delicato compito di consigliare il leader liberale sulle nomine pubbliche, da quelle dei giudici ai componenti delle varie agenzie governative. Ma la vicenda di Ng ricorda da vicino quella di Eve Adams, paracadutata per volere di Trudeau nel distretto di Eglinton-Lawrence prima delle elezioni del 2015 e sonoramente sconfitta dall’attuale sottosegretario alla Giustizia Marco Mendicino. 
A livello locale numerosi candidati potenziali - come ha riportato in questi giorni il settimanale politico The Hill Times - stanno valutando l'ipotesi di ufficializzare la propria candidatura contro Ng. E tra questi ci sarebbe anche il sindaco di Markham Frank Scarpitti: il Corriere Canadese ha chiesto al primo cittadino di commentare la sua eventuale candidatura, al momento in cui andiamo in stampa non abbiamo ricevuto né conferme né smentite. 
In ogni caso Ng in questi giorni sta facendo il pieno di endorsement di esponenti politici locali di un certo peso: il ministro provinciale Michael Chan, la consigliera di Vaughan Sandra Racco e quella di Markham Amanda Colucci. Resta da capire se quest'ultima manterrà il suo sostegno a Ng nel caso in cui Scarpitti, con il quale lavora quotidianamente a City Hall a Markahm, decidesse di scendere in campo. 
Detto questo chiunque deciderà di candidarsi alla nomination liberale - tra questi appare quasi certa la candidatura della trustee Juanita Nathan - avrà la consapevolezza di sfidare la candidata di Trudeau, una funzionaria che gode della massima fiducia del primo ministro in carica. Con la speranza, magari, che la parabola di Ng sia poi simile a quella della Adams.