Corriere Canadese

Canada

TORONTO - Sono tanti, hanno creato una ricchezza immensa nel rispettivo settore e adesso fanno parte della ristretta élite dei miliardari canadesi. I “paperoni” italocanadesi in questi anni sono entrati prepotentemente in tutte le classifiche che annualmente vengono stilate dalle principali riviste specializzate. Nell’edizione di ieri il Corriere Canadese, partendo dal rapporto sulla ricchezza dell’Oxfam, ha preso in considerazione i dati riportati nella classifica di Forbes. Oggi invece il nostro focus si concentra su un altro rapporto, quello stilato da Canadian Business che mette insieme non solo la ricchezza netta dei singoli individui, ma anche quella totale dei vari gruppi familiari. 
Scopriamo così che sono otto gli italocanadesi e le loro famiglie presenti nella top 100 fornita da Canadian Business. Si parte dalla famiglia Saputo di Montreal, regina incontrastata nella produzione del formaggio e dei latticini in Nord America: secondo la rivista, il gruppo ha una ricchezza netta pari a 10.61 miliardi di dollari, che la posiziona in cima alla graduatoria degli italocanadesi e al 3° posto nella classifica assoluta.
Al secondo posto (il 12° in assoluto) troviamo Carlo Fidani, ultimo erede di un impero del settore edilizio avviato nel 1948 da suo nonno: stando ai dati riportati da Canadian Business, la sua ricchezza netta sarebbe di 4.86 miliardi di dollari.
Il terzo gradino del podio (20° della graduatoria complessiva) è occupato da Bob Gaglardi, imprenditore di Vancouver nel settore della ristorazione (catena ristoranti Moxie) e alberghiero, dal 2011 proprietario della squadra di hockey Dallas Stars. La ricchezza netta di Gaglardi è stimata a quota 3.55 miliardi di dollari. Una cifra molto simile a quella a disposizione della famiglia Aquilini (4° posto tra gli italocanadesi, 21° in assoluto), anche questa arricchitasi nel settore edilizio: la ricchezza netta è pari a 3.34 miliardi di dollari.
Andando avanti nella lettura dei dati di Canadian Business, troviamo il gruppo Muzzo di Vaughan al 62° posto nella graduatoria assoluta con una ricchezza netta di 1.82 miliardi di dollari, tallonato da un’altra famiglia di costruttori, i DeGasperis, al 64° posto con 1.67 miliardi di dollari. Chiudono la lista dei paperoni italocanadesi Vic Zez, 82° con 1.16 miliardi di dollari e Richard Fortin di Montreal, 83° con la stessa disponibilità finanziaria. 
Nella graduatoria generale, anche Canadian Business come Forbes premia la famiglia Thomson e Galen Weston, con una ricchezza netta rispettivamente di 39.13 e 13.22 miliardi di dollari.
TORONTO - La distanza tra i ricchi e i poveri continua a crescere in Canada e in Italia.

TORONTO - Dopo il Messico è il Canada a entrare nel mirino di Donald Trump. Sean Spicer, portavoce del magnate del mattone prossimo a raccogliere il testimone di Barack Obama alla Casa Bianca, ha dichiarato apertamente che la futura amministrazione americana imporrà una serie di tariffe doganali per tutte le compagnie automobilistiche americane che decideranno di delocalizzare la loro produzione “in Canada o in Messico”. È la prima volta che il nostro Paese viene direttamente nominato da un collaboratore del presidente eletto all’interno di una polemica che fino a questo momento aveva riguardato solamente gli Stati Uniti e il Messico. Già la scorsa settimana una lunga lista di case automobilistiche avevano annunciato la loro intenzione di investire pesantemente nei propri stabilimenti in territorio americano: la mossa della General Motors, della Ford, della Volvo e della Fiat Chrysler era stata letta come un piegarsi al diktat di Trump che per tutta la campagna presidenziale aveva ribadito al necessità di proteggere la manodopera americana verso quelle aziende che decidevano di spostare la propria produzione dove la forza lavoro costa meno.
Ora resta da capire se e come le velate minacce che arrivano dall’entourage del presidente eletto - che venerdì entrerà ufficialmente alla Casa Bianca - potranno concretizzarsi. Stando ai dati ufficiali del 2016, lo scorso anno il valore delle automobili assemblate, prodotte ed esportate dal Canada verso gli Stati Uniti ha raggiunto quota 60 miliardi di dollari. Attualmente sono cinque le case automobilistiche che hanno stabilimenti nel nostro Paese: Ford, General Motors, Fiat Chrysler, Toyota e Honda. Senza dimenticare l’immenso sottobosco costituito dal settore della componentistica auto, sviluppatissimo in Ontario, che vive in simbiosi con la produzione a larga scala di autovetture nei grandi stabilimenti.
Il governo federale, per ora, ha deciso di non intervenire direttamente in questo delicato dibattito. Si vuole aspettare l’insediamento ufficiale del 20 gennaio e, da quel momento, le possibili nuove politiche commerciali dell’amministrazione Trump. In ogni caso è evidente che la presa di posizione ufficiale del portavoce del presidente eletto abbia provocato preoccupazione nelle stanze del potere a Ottawa. 
La volontà, in generale, è quella di dare vita a delle relazioni proficue con il nuovo presidente americano, ma allo stesso tempo l’esecutivo liberale sente la pressione su un comparto produttivo - quello automobilistico - che nonostante il progressivo calo degli ultimi anni ha ancora un peso decisivo nell’economia canadese e in quella dell’Ontario.
TORONTO - Falsificazione dei dati sulle emissioni su più di 100mila automobili. 

TORONTO - Un netto cambio di marcia sul fronte immigrazione.