Corriere Canadese

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Francesco Veronesi
 
TORONTO - Nel delicato scacchiere internazionale del settore auto lo spostamento di una singola pedina ha conseguenze enormi per tutti gli attori principali. L’annuncio della vendita da parte della General Motors dei suoi due asset europei - la tedesca Opel e l’inglese Vauxhall - alla francese Peugeot è destinata a provocare degli effetti destabilizzanti negli equilibri - in termini finanziari e di vendite - che si erano venuti a creare negli ultimi anni. Da un lato abbiamo la Gm guidata dalla Ceo Mary Barra che decide di eliminare la sua presenza nel Vecchio Continente per concentrarsi solamente nel redditizio mercato americano. Senza dimenticare che la vendita di Opel e Vauxhall arriva a meno di due mesi dall’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, che ha chiesto alle case automobilistiche Usa di fermare la delocalizzazione della produzione, minacciando l’attivazione di tariffe doganali alle stelle. Una minaccia che peraltro nei mesi scorsi era stata fatta direttamente alla stessa Gm che voleva investire nella produzione in Messico. 
Ma l’annuncio della General Motors arriva anche in una fase estremamente delicata per tutto il settore automobilistico globale. Da un lato abbiano la Volkswagen, che in passato era stato indicato come un possibile acquirente degli asset europei della Gm, alle prese con l’ammissione di colpa nello scandalo emissioni truccate e le pesanti multe miliardarie in arrivo. Dall’altro c’è la Fiat, che potrebbe correre lo stesso rischio in relazione alle indagini avviate dalle autorità americane. 
La Gm, peraltro, sembra quasi essersi tolta un peso vendendo per 2.2 miliardi di euro Opel e Vauxhall: le due compagnie non hanno certo prodotto risultati entusiasmanti negli ultimi anni, e allo stesso tempo si trascinavano un peso pensionistico gigantesco di diversi miliardi di dollari. Gm, dal canto suo, pur di liberarsi del fardello europeo, ha deciso di farsi carico di una parte dei costi di trasferimento previdenziale, quantificabile in una cifra superiore ai due miliardi di euro. Si arriverebbe quindi a una sorta di affare a “guadagno zero” per la Gm. 
Ma c’è un altro aspetto da prendere in considerazione. Con la Brexit la Peugeot è andata ad acquistare un bene che rischia di andare a sbattere alle possibili barriere doganali inesistenti fino a questo momento, se la trattativa per mantenere un accordo di libero scambio tra Londra e l’Europa dovesse naufragare. Insomma, la partita è ancora apertissima.
 
TORONTO - Sarà la 26enne Emmanuella Lambropoulos a rappresentare il Partito Liberale nelle prossime byelection nel distretto di Saint-Laurent. Si tratta di un risultato che ha del clamoroso, se si pensa che l’insegnate di scuola superiore non ha alcuna esperienza politica alle spalle - se non una partecipazione in passato durante la campagna elettorale dell’ex ministro Stephan Dion - mentre una delle sfidanti, Yolande James, poteva mettere sulla della bilancia un pedigree politico di tutto rispetto. James, infatti, è stata deputata provinciale per il Partito Liberale del Quebec per oltre 10 anni, ricoprendo in questo periodo anche incarichi di governo. Ovviamente tutti i pronostici della vigilia erano a suo favore, ma nel voto per la nomination abbiamo assistito al clamoroso colpo di scena. Ma non solo. La James è stata addirittura eliminata al primo turno, mentre nel ballottaggio finale la Lambropoulos ha avuto la meglio su Marwah Rizqy.
“Sono semplicemente sotto choc - ha commentato a caldo la Lambropoulos - sapevo di partire svantaggiata ma non ho mai mollato. Sono molto contenta”.
La vittoria della docente di Montreal rappresenta solamente l’ultimo capitolo di una saga - quella delle nomination per le elezioni suppletive del 3 aprile - che in questo periodo di relativa fiacca politica sta dominando le prime pagine dei giornali.
La vicenda della Lambropoulos assume poi anche un altro valore. Era del tutto evidente che il partito aveva puntato forte sulla James, ritenendo l’ex parlamentare provinciale una degna sostituta di Stephane Dion, deputato di lungo corso ministro degli Esteri che nei mesi scorsi ha fatto un passo indietro per diventare ambasciatore canadese presso l’Unione europea e la Germania. 
Ma la base ha semplicemente detto no. Insomma, nel distretto di Saint-Laurent è accaduto l’esatto contrario di quanto era successo in Ontario  nella circoscrizione di Markham-Thornhill. Qui il partito aveva deciso di puntare su Mary Ng, paracadutando l’ex direttore alle Nomine dell’ufficio del primo ministro in un riding rimasto orfano di John McCallum, altro ministro che ha deciso di intraprendere la carriera diplomatica dopo aver accettato l’incarico di ambasciatore canadese a Pechino.
In quel caso la base aveva assecondato il volere della dirigenza liberale, nominando la Ng non senza le polemiche dei diretti avversari, che avevano accusato l’élite del partito di aver compiuto una manovra antidemocratica e di aver in sostanza imposto un candidato dall’alto. 
Eppure la vicenda della Lambropoulos dimostra come, nonostante il partito decida di puntare su un determinato candidato, alla fine è sempre la base a decidere. Un po’ come è avvenuto a livello provinciale nel Progressive Conservative, dove il 19enne Sam Oosterhoff, contro tutte le previsioni, ha prima vinto due nomination contro l’establishment del partito ed è stato eletto alle suppletive, diventando il più giovane mpp della storia dell’Ontario.
TORONTO - Da un lato rappresentano un test per la tenuta del partito al governo, dall’altro sono viste come un’indicazione più o meno attendibile dell’appeal elettorale del primo ministro. Le elezioni suppletive sono attese da tutti i partiti per poter misurare concretamente lo stato di salute in termini di consenso in un dato momento della legislatura. A livello federale quest’anno ne avremo ben cinque:  Markham-Thornhill, Saint-Laurent, Calgary Midnapore, Calgary Heritage e Ottawa-Vanier.  In particolare, in questi giorni è il primo distretto a catturare l'attenzione dei media. Il seggio, storico feudo liberale, è rimasto vacante in seguito alle dimissioni dell'ex ministro dell'Immigrazione, della Cittadinanza e dei Rifugiati John McCallum dopo la sua nomina ad ambasciatore canadese a Pechino. E se negli altri distretti - con l'eccezione di Saint-Laurent - sono già state ufficializzate le griglie dei candidati dei vari partiti, nel riding di Markham-Thornhill devono ancora svolgersi le nomination per stabilire quali saranno i candidati in corsa per raccogliere il testimone di McCallum. Ciò che ha catturato l’attenzione dei media è la decisione di Mary Ng di candidarsi per le “primarie” liberali: Ng, infatti, è stata fino a poco tempo fa il direttore del le nomine dell'ufficio del primo ministro. Una pedina chiave, insomma, componente del ristretto entourage di Justin Trudeau impegnata nel delicato compito di consigliare il leader liberale sulle nomine pubbliche, da quelle dei giudici ai componenti delle varie agenzie governative. Ma la vicenda di Ng ricorda da vicino quella di Eve Adams, paracadutata per volere di Trudeau nel distretto di Eglinton-Lawrence prima delle elezioni del 2015 e sonoramente sconfitta dall’attuale sottosegretario alla Giustizia Marco Mendicino. 
A livello locale numerosi candidati potenziali - come ha riportato in questi giorni il settimanale politico The Hill Times - stanno valutando l'ipotesi di ufficializzare la propria candidatura contro Ng. E tra questi ci sarebbe anche il sindaco di Markham Frank Scarpitti: il Corriere Canadese ha chiesto al primo cittadino di commentare la sua eventuale candidatura, al momento in cui andiamo in stampa non abbiamo ricevuto né conferme né smentite. 
In ogni caso Ng in questi giorni sta facendo il pieno di endorsement di esponenti politici locali di un certo peso: il ministro provinciale Michael Chan, la consigliera di Vaughan Sandra Racco e quella di Markham Amanda Colucci. Resta da capire se quest'ultima manterrà il suo sostegno a Ng nel caso in cui Scarpitti, con il quale lavora quotidianamente a City Hall a Markahm, decidesse di scendere in campo. 
Detto questo chiunque deciderà di candidarsi alla nomination liberale - tra questi appare quasi certa la candidatura della trustee Juanita Nathan - avrà la consapevolezza di sfidare la candidata di Trudeau, una funzionaria che gode della massima fiducia del primo ministro in carica. Con la speranza, magari, che la parabola di Ng sia poi simile a quella della Adams.
TORONTO - Il Ceta ha tutte le potenzialità per portare ricchezza e prosperità in Canada e nell’Unione Europea: e se rispetterà le aspettative, potrà diventare un modello da seguire anche per i futuri accordi commerciali. 

TORONTO - Prima la visita allo storico partner commerciale, poi il viaggio verso quello del futuro. È una settimana davvero carica di appuntamenti per Justin Trudeau, che domani sarà a Strasburgo ospite del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani. E il leader liberale avrà la possibilità di parlare davanti al plenum dell’assemblea legislativa europea, un onore mai concesso a un primo ministro canadese. 
Ma la visita di Trudeau nel cuore delle istituzioni del Vecchio  Continente non ha solamente un valore simbolico. Se non dovessero esserci ritardi nella tabella di marcia dei lavori parlamentari europei, proprio oggi l’Europarlamento voterà la ratifica finale del Ceta, il trattato di libero scambio tra il Canada e l’Unione Europea. Il primo ministro canadese si troverà così a Strasburgo il giorno seguente la ratifica. A questo punto mancherà solo il via libera definitivo della House of  Commons canadese del progetto di legge Bill C-30 - il provvedimento che racchiude l’accordo di libero scambio con l’Ue - per far sì che circa il 90 per cento delle provvisioni contenute del Ceta diventino operative nell’arco di qualche mese. Per arrivare a una piena applicazione del trattato nel suo insieme servirà invece il via libera dei singoli parlamenti nazionali europei.
Insomma, questa settimana il governo liberale sta premendo l’acceleratore sul fronte commerciale. Prima la visita di lunedì a Washington con il primo incontro tra Trudeau e il presidente americano Donald Trump, quindi il viaggio in Europa. Alla Casa Bianca il primo ministro canadese ha avuto delle rassicurazioni dal neo presidente Usa sulla futura tenuta del Nafta, l’accordo di libero scambio tra il Canada, gli Stati Uniti e il Messico. Certo - ha ammesso Trump -  nei rapporti commerciali tra Ottawa e Washington qualcosa dovrà essere ritoccato, ma si tratta di elementi secondari che non metteranno in discussione la tenuta dell’accordo. 
Il 17 febbraio, infine, Trudeau sarà a Berlino per incontrare la cancelliera tedesca Angela Merkel. E anche questa visita ha un significato particolare. La Germania rappresenta il motore economico dell’intera Unione Europea e con la Brexit alle porte il ruolo di Berlino è destinato ad acquistare ancora più peso. 
Il passato, il presente e il futuro dei rapporti commerciali del Canada insomma passano attraverso le tre tappe di questa settimana.