Corriere Canadese

TORONTO - Identità e lingua, esperienze del passato e obiettivi per il futuro, senso di appartenenza e necessità di preservare un lascito alle generazioni future. Sono questi i temi principali di un nuovo dibattito che si sta sviluppando all’interno della comunità italocanadese. 
Un dibattito che prende spunto da un post pubblicato dal direttore esecutivo dell’Icco Corrado Paina nella sua pagina Facebook dove viene fatta una disamina, cruda ma incisiva, dello stato di salute della nostra comunità e delle prospettive - di crescita, di sopravvivenza, o di possibile amalgamazione e scomparsa - in un futuro nemmeno troppo lontano. Paina non nasconde la propria “preoccupazione” - si legge nel lungo post - “che la comunità, perderà sempre più la sua lingua e la sua identità”. “Temo - prosegue - che noi potremmo diventare semplici membri della società canadese e non costruttori della nazione”. Una delle caratteristiche della nostra comunità, secondo il direttore dell’Icco, è stata la capacità di lavorare insieme solamente “quando reagivamo a qualcosa” senza però adottare una strategia propositiva. “Credo - aggiunge - che abbiamo sviluppato un’attitudine reattiva priva di ogni strategia e visione”. “L’esistenza delle organizzazioni nella comunità sembra dare continuità a quello che è stato un tratto distintivo storico e antropologico della nostra comunità. Abbiamo perso molte occasioni, forse l’ultima con Galleria Italia all’Ago, dove uno spazio meraviglioso è diventato un coffee bar”.
Paina nel suo post indica un possibile percorso da intraprendere per uscire da questa situazione. “Penso alla creazione di archivi nazionali, di musei italiani e canadesi, di posti dove l’Italia possa essere il punto di riferimento, tra i tanti Casa Italia”. Secondo il direttore dell’Icco, “è importante che la nostra comunità sviluppi la propria visione, il proprio modo di partecipare”. E il progetto che guarda al futuro deve essere partecipativo e deve coinvolgere la comunità. “Dopo così tanti incontri con i leader della comunità, gli imprenditori, gli intellettuali e i professionisti, credo fortemente che vi sia un’urgenza collettiva e un interesse collettivo per qualcosa che sia a più lungo termine”.
“Per me è chiaro - ribadisce - abbiamo bisogno di un posto. Un centro, un edificio, un luogo storico, un monumento che ospiti l’esperienza italocanadese. Abbiamo bisogno di un posto che abbia una galleria d’arte permanente per mettere in mostra le eccellenze artistiche in Italia e in Canada. Un teatro che porti in scena le compagnie italiane e canadesi. Un edificio dove le regioni italiane possano mostrare i loro prodotti, dal cibo a quelli aerospaziali. Un’entità dove le organizzazioni italiane siano unite sotto lo stesso tetto”.
Ma per arrivare a tutto ciò, e non ripetere gli errori del passato, è necessaria la presenza di un gruppo di leader - in altri contesti e in altre epoche sarebbe stata definita “avanguardia” - del settore professionale, imprenditoriale, politico, giuridico, accademico e artistico, impegnati nell’indirizzare il processo di rinnovamento e crescita. “Ci sono giovani imprenditori, e professionisti , che non vogliono essere coinvolti nella comunità perché loro stessi non credono nella storia della comunità, ma che vorrebbero essere coinvolti in nuovi progetti e attività stimolanti”. Paina indica i due gruppi di lavoro: “Il Memory group, un gruppo che lavora sulla creazione di un sito che mostrerà interviste e la storia orale degli italiani e il Legacy group, un gruppo che sta lavorando all’organizzazione del primo forum degli italocanadesi a Toronto sul futuro della nostra comunità”.
“Forse - scrive Paina - tutte le organizzazioni italocanadesi e le associazioni italiane e il Sistema Italia dovrebbero riunirsi e pensare veramente all’immediato futuro della comunità. Quando parliamo della nostra comunità - conclude - stiamo in realtà parlando del peso del passato e del lascito che lasceremo ai nostri figli”.

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Francesco Veronesi

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