Corriere Canadese

C'e' chi brucia e chi annega.
Nel Bel Paese regna Lucifero, il diavolo della calura.
Sotto la Torre il cielo è piovoso o, se preferite, piovevole.
Se c'è chi ricorda una estate tanto bagnata, due sono le cose: o confonde l'acqua col vino, oppure già campava ai tempi di quel tizio, Noè, che salvò tutte le bestie del mondo mentre almeno le zanzare avrebbe potuto lasciarle in balia del diluvio universale.
Sotto la torre chiove sempre, poco o assai, ma chiove ogni santissimo giorno, spesso a “zuffunne”.
Gli italici che hanno fatto le scuole alte usano l'espressione piove e catinelle. 
I figli e nipoti nati accà, tirano in ballo gatti e cani, come se nelle nuvole ci fosse un canile un gattile (si dice proprio cosi) con un surplus di animali da scaraventare giù.
I francesi, da parte loro, usano una espressione ben poco signorile: pleuvoir comme vache qui pisse. Vache sarebbe vacca e “pisse” non ha bisogno di essere tradotto. 
Gli spagnoli sono molto più eleganti dei franciosi: llover a catanros, dicono. 
In ogni caso, come la giri la giri, tutta questa acqua fa male alla yarda. 
Le pummarole senza sole non arrosiscono e se pure lo fanno, dentro sono mezzo vuote e con poco sapore. 
Idem dicasi per i faggiolini. 
Le melenzane crescono stitiche.
L'insalata, se non marcisce, sa solo d'acqua.
Ah, che camurria.
Chiove assai, piove sempre.
 
O cielo è niro e l'aria è cupa
tira nu brutt viento
lo siente ca sisca (fischia)
e sbatte e lastre (vetri) da casa.
 
I versi sono di una poesia napoletana, intitolata Chiove, che cosi' prosegue:
 
Vulesse asci per fora (vorrei uscire fuori)
dinta a sta turmenta d'acqua (dentro la tormenta d'acqua)
vulesse lavà l'anima mia (vorrei lavare l'anima mia).
 
Lavare l'anima con la pioggia non si può, serve buona condotta, opere di bene, mea culpa con il busciolo (italiese per cesta) e qualche chiacchierata a quattr'occhi con padre Amedeo quando ha la stola sul collo e nelle mani la facoltà di assolvere.
La speranza è che il resto di agosto sia “rain free”, senza pioggia, e che il sole metta sapore nelle pummarole.
 Nel frattempo ecco tre frasi leggere sulla pioggia e tre pesanti.
Frase leggera 1) - Era così magro che facendo zig-zag poteva passere tra le gocce di pioggia senza bangarsi.
Frase leggera n. 2) - Piove. Il primo gesto della giornata è quello dell'ombrello.
Frase leggera n. 3) – Piovve tanto forte che tutti i porci diventano puliti e gli uomini sporchi.
Frase pesante n. 1) - La fantasia è un posto dove ci piove dentro.
Frase pesante n. 2) – La pioggia cadeva nello stesso modo sul giusto e sul malvagio.
Frase pesante n. 3) – Benchè Dio sia onnipotente non può mandare la pioggia quando il cileo è azzurro.
 
 Il pane con acqua di mare
Restandom nel “campo acquifero”, l'ultima pensata del popolo nato per arrangiarsi, quello napoletano, riguarda il pane fatto con l'acqua di mare. Si, proprio così. I panificatori, cioè i fornai del napoletano hanno avuto la bella pensata di unire l'utile al dilettevole. Nel senso che impastando la classica farina con l'acqua marina si ottiene: 
1) un pane diverso per la tavola degli snob, la gente cioè che mangia pomposamente. 
2) Il pane fatto così ha poco sodio (sale) e quello che c'è non fa tanti danni alla salute come quello normale.
3) Usando l'aqua di mare si risparmia l'acqua potabile che in Italia, specialmente di questi tempi, scarseggia.
A questo punto è meglio chiarire: l'acqua di mare per questo impasto non è che la si trova a Via Caracciolo, o su una spiaggia qualsiasi.  No, cara signora. Per l'impasto si deve utilizzare acqua di mare depurata dopo un processo, in laboratorio, non in tribunale. I processi veri e propri, quelli con giudice, avvocati e giuria, se va bene durano qualche anno, poi tra appello e cassazione passa almeno un ventennio.
Il processo per mettere il mare nel pane è più rapido anche se complicato trattandosi di decantazione, filtrazione, depurazione e sterilizzazione.
Dopo tutta questa trafila, l'acqua è pronta per tasformare la farina in pasta da cuocere.
   Pane prodotto con acqua di mare, è la ricetta innovativa lanciata da Mimmo Filosa, panificatore di San Sebastano al Vesuvio presidente regionale di Unipan. Tanti i pregi nutrizionali dell'innovativo sistema di panificazione accanto ai quali si aggiunge la necessità di fare un uso più oculato dell'acqua potabile proprio nel momento in cui il tema della siccità attanaglia l'Italia. 
 
Questa è una storia della categoria cose 'e pazz.
Una mezza matta se n'è andata in giro per Bologna come l'aveva fatta mammarella sua, nuda nuda, senza manco la proverbiale foglia di fico a coprire la cosiddetta modestia, nota anche come farfalla. Aveva, però, una borsa a tracolla e nella testa un pensiero fisso: farsi passare una paura strana, anzi stranissima, roba da record anche per i mezzi matti.
E già. Apparentemente la svergognata non sopportava di essere al centro dell'attenzione altrui, osservata. Come a dire che se andava a comparsi i tacchi a spillo, la pizza, o il rossetto, al momento di pagare, lo sguardo del cassiere le faceva venire la tremarella e la .... haharella.
Ed allora la mezza matta ha preso il toro per le corna, si fa per dire, e si è messa a recitare dal vivo la canzoncina napoletana “Levate a cammesella”.
Lei non si è tolta soltanto la camicetta, ma tutto quanto c'era tra la pelle ed il sole cocente di fine luglio, offrendosi agli occhi e ai telefonini dei bolognesi. «Più osservata di così non era possibile. Sotto tutti quegli occhi sgranati mi è passata la paura. Ora posso continuare a campare non direi felice, ma quasi», ha detto la zitellina venticiquina, valdostana di nascita, di passaggio a Bologna.
Davanti alla stazione è stata fermata da due sbirri della polizia ferroviaria che prima si sono rifatti gli occhi, quindi l'hanno “vestita” con un paio di manette, poi le hanno affibbiato una salassata di 3,300 euro per atti contrari dalla pubblica decenza.
 Dovete sapere, e se non lo sapete ve lo dico io, che nel Bel Paese gli atti contrari alla pubblica decenza sono di competenza dell'articolo 726 del codice penale italiano, il quale prevede che “chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 10.000”.
Una donna che passeggia nuda e non fa nient'altro, dal codice penale italiano viene trattata esattamente come coloro che campiono atti osceni, come fare sesso, in luogo pubblico.
Fino a poco tempo coloro che facevano i porchetti in lugo pubblico poteva finire in gattabuia da tre mesi a tre anni (art. 527 del codice penale) per il reato  di atti osceni in luogo pubblico. 
  Oggi a seguito della depenalizzazione, la norma è stata riscritta e gli atti osceni puniti con sanzioni amministrative, ad eccezione per alcune ipotesi particolarmente gravi, per le quali resta la pena della reclusione.
Oggi il testo dell'art. 527 è il seguente:
«Chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 30.000. Si applica la pena della reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi se il fatto è commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano».
La licenza di “fornicare” (accoppiarsi, copulare) in pubblico senza pericolo di finire dentro ha praticamente aperto la stalla, si fa per dire, a coloro che non hanno manco uno straccetto di pudore. Ormai le cronache italiane sono piene di episodi di atti sessuali compiuti all'aperto, sotto gli occhi di tutti. Ad Amalfi, per esempio, due uomini e una donna hanno fatto i loro porci comodi sul pontile di un motoscafo. Erano in tre. E tra la gente che li osservava qualcuno si è offerto di collaborare. E siccome in giro non c'erano carabinieri i tre porcelli se la sono cava liscita, senza multe o denunce.
Cose e pazz. Dove sta finendo il Bel Paese?
 
*Nella foto, la svergognata di Bologna mentre passeggia nuda e con le mani in tasca, si fa per dire.
Felice Biondo era cameriere a Palermo quando conobbe il grande comico
 
Mille lire. Una volta il principe della risata, Totò, gli diede mille lire di mancia. Era il 1948 e con quelle mille lire la mamma del giovane cameriere palermitano sfamò tutta la famiglia per un mese.
Federico Biondo oggi è un arzillo 90enne che ricorda tutto della sua vita e giornalmente si fa scopa e briscola al bar Italia di St. Catharines. Le carte sono il suo passatempo, ma non solo.
«Se credi posso cantarti Vincerò, con la musica classica  me la cavo benino. Sono anche in gamba con la matita, anzi aspetta che ti mando una mia caricatura di Totò», ridacchia per telefono mentre gli chiedo del suo incontro con il Principe della risata.
Lui mi risponde:
- Ma tu sei napoletano, o quasi, e Totò non lo hai mai visto di persona?
Purtroppo no, voi invece...
«Era il 1937, io ero un picciotello che lavavo i piatti nel ristorante Napoli di Palermo allora situato in Corso Emanuele. Di tanto in tanto vi pasteggiava un signore distinto, un pò pelato, che mi dicevano fosse un famoso sciupafemmine dello spettacolo. Sciupafemnmine, per chi non sapesse, è il dongiovanni sempre a caccia di gonnelle, uno che non lascia passare una bella donna senza provarci».
- Questo sciupafammine era Totò.
«Bravo, esatto. Ma era un Totò non ancora affermato divo del cinema. Di questi tempi era quasi piombo a denari, tanto è vero che ha mai pagato un conto. Poi mi hanno detto anche aveva a un inciucio col proprietario, un accordo privato».
Dopo la guerra le cose cambiarono, però.
«Io allora ero diventato cameriere, a casa eravamo in molti e tutti avevano fame. Un sera sul tardi arrivò una comitiva di sette o otto persone, sei belle donne e due uomini. Uno era Totò che aveva invitato le soubrette del suo spettacolo. Le ballerine mangiarono a quattro ganasce, erano giovani e piene di energie. Totò no, lui andava per la qualità e non la quantità. Inoltre era più interessato alle  ballerine che al cibo. Quando fu il momento di pagare il conto, mi disse: Tieni, ragazzo, porgendoni mille lire. Con quei soldi mia madre sfamò la famiglia per un mese. Il grande principe della risata l’ho poi servito almeno tre volte, ma era da solo e con la mancia è stato sempre generoso».
Al ristorante Napoli il cameriere Felice servì anche il grande Eduardo De Filippo, il cantante Giorgio Bruni e tanti altri artisti napoletani di passaggio a Palermo. Ma nel suo palmares c’è anche Trudeau padre, Pierre Elliot. L’incontro con Mr. T. avvenne allo Sklyne Hotel di Toronto, dove Felice era diventato Metro D. «Arrivai a Toronto nel 1961, il grande Toto sarebbe morto nel 1967. Trovai lavoro come lavapiatti al ristorante dello Skyline Hotel. Il tempo di imparare i primi rudimenti dalla lingua inglese e diventai cameriere. Poi ho raggiunto la posizione di Metro D che ho mantenuto per la bellezza di 32 anni. Di quei tempi il Royal York aveva Lou Jannetta, io, modestamente, ero l’asso di briscola dello Skyline».
La sua terza gioventù la sta strascorrendo a St. Catharines, ad un tiro di schioppo dalla cascate e delle piantagioni di pesche, ciliegie, mele e vitigni pregiati.
«La frutta mi piace, il vino anche. Ma alla mia età non vado tropo in giro. Le mie escursioni si limitano al Bar Italia, dove gioco e discuto con gli amici. Nei ritagli di tempo mi diletto a disegnare, ho fatto alcuni tipici carretti siciliani che sono un bellezza».
Felice Biondo scrive in italiano corretto, con una calligrafia di altri tempi, uniforme, rotonda, precisa. E questo, come lui orgogliosamente fa notare, è andato a scuola soltanto fino alla terza elementare.
**Nelle foto in alto, Felice Biondo quando era Metro D allo Skyline Hotel di Toronto e da picciottello al ristorante Napoli di Palermo.  In basso, una caricatura del Principe della Risata effettuata da Biondo e parte di una sua lettera nella quale chiarisce che ha frequentato soltanto la terza elementare.
Cosa hanno in comune Bonucci, l’ape e il sole?
Niente, direte voi. 
Invece no. 
In comune i primi due hanno l’iniziale, B. Ma come, direte voi, l’ape non comincia con la A? In Italia con la A, in Canada con la bi, intesa come bee.
La seconda cosa che accomuna calciatore ed insetto è: entrambi sono spariti. Bonucci è sparito dalla Juve. L’ape è sparita dal mio vicinato, forse da tutta Toronto, ma di questo non ho prove. 
Di Bonucci, con tutto il rispetto della Signora e del Diavolo,  me ne frega relativamente, basta che il centrale dalla faccia perennemente inkazzata non sparisca anche dalla nazionale specialmente ora che arriva il match de la muerte con i caballeros d’Espana.
Ma dell’ape, ahimè, mi frega eccome. Perchè senza il pugiglione di questa kakamiele non crescono i cucuzzielli che sarebbero gli zucchini. I fiori per le frittelle ci sono. E c’è anche qualche baby cucuzziello, piccolo e gracile. Ma non cresce perchè l’ape non mette incinto il fiore, non lo feconda e lo zucchinello schioppa per mancanza del miracol grow naturale. La pianta di zucchina, per chi non lo sapesse, viene dal Nuovo Mondo, portata in Europa dal nostro Piccione Viaggiatore insiema a pummarole, tabacco e granturco. La zucchina è una pianta che produce fiori unisessuali, uno maschile e uno femminile. Il fiore maschile porta il polline in modo da fare nascere il frutto. Il fiore maschile una volta prodotto il polline per fecondare il fiore femminile, termina il suo scopo, si ammoscia (napoletanto per afflosciare) e muore mentre il fiore femminile diventa un zucchino lungo e grosso, se lo si lascia invecchiare. L’impollinazione viene fatta per opera di insetti, per lo più api e bombi; i bombi sono poco aggressivi, sono pelosi, neri e gialli di colore, appena più grandi delle api. Ora che le api, e i bombi, sono spariti, o quasi, non ci restano che i fiori. 
Il sole, invece, non è sparito  del tutto, ma quasi. Accà, come direbbero gli abruzzesi, il disco di fuoco sembra essere stato inghiottito dalle nuvole. Sempre pioggia, acqua che non smette mai di venire giù. È una pucundria (napoletanio per tristezza, malinconia) che fa scendere il latte nelle calzette intristendo le ore destinate all’hobby agriculturale. Con tanta acqua, le piante di pomodori si sono fatte alte, ma frutti pochi, molto meno del solito. Perchè senza sole la processione non cammina, nel senzo che la ridotta  quantità di luce ricevuta dalla pianta influisce pesantemente sulla crescita e sulla produzione dei frutti. 
La luce solare insufficiente può ritardare, ridurre o, addirittura, impedire la fruttificazione.
Terminata la trasferta agronomica, rieccoci a Bonucci. 
La seconda B più importante della premiata ditta bianconera BBBC ha cambiato aria, o area se preferite. Quando rifiutò il Chelsea gridò più inkazzato del solito: «Andare via dalla Juve? Piuttosto legati ai cancellid ello Stadium, perchè non me andrò mai».
Invece ha tagliato la corda, è sparito dal mondo Juve, fatto fuori dalla società per essere diventato un elemento di disturbo, uno che nello spogliatoio contava quanto l’allenatore. Non si sa esattamente cosa accedde nell’intervallo di Cardiff. Ma qualcosa di grosso ci fu. E quel qualcosa creò la frattura, poi rivelatasi insanabile, tra il centrale e il mister. Qualcuno avrà detto alla Juve: o io, o lui. La Juve ha scelto Allegri. Poi il tempo dirà se si sono dati la zappa sui piedi, o no.
Il caso Bonucci ha fatto infuriare la tifoseria bianconera come la partenza di Higuain fece venire il sangue agli occhi ai napoletani. In quali, però, versarono una quantità industriale di veleno soltanto sul giocatore e sulla Juve. Nel caso di Bonucci c’è chi  ha addirittura minacciato di morte la famiglia del centrale, incluso uno dei figli che proprio qualche mese fa era stato grave per una malattia. I napoletano questo non lo avrebbero mai fatte ai figli di Higuian, perchè i figli so piezze e core.
 
*Nelle foto Bonucci in versione inkazzato e una solitaria ape mentre impollina il fiore di uno zucchino.
Questione di naso, telecronisti imbecilli - Nicola Sparano
 
I due fichi del bizonzo più potenti e più chiacchierati della terra si sono chiusi in una stanza per vedere chi ce l'avesse più... lungo.
Un marcantonio amerikano con la barba da monaco da cerca guadagnerà una somma incredibile, 72 dollari. Al secondo, 72 dollari al secondo per i prossimo quattro anni.
Al Tour ci sono due individui che parlano un inglese con un accento poco comprensibile, eccetto quando se la pigliano con Fabio Aru la cui colpa è di essere italiano.
Per finire, nel New Jersey un tale non ha potuto consumare seduta stante il matrimonio perchè aveva sparato botte a non finire. Lo ha fatto quando un giudice gli ha offerto lo sconto sulla cauzione, 2.500 dollari in contanti invece dei cinquemila con la carta di credito. Only in America, eh!
Il Controport di oggi è una carrellata di fatti veri e curiosi, a mio parere.
Cominciamo da Trump e Putin.
Si sono parlati e confrontati. Ma non hanno reso noto chi ce lo avesse più grande e più lungo. Tra il primo fico del bigonzo amerikano e il primo fico del bigonzo ruski, il mistero rimane. Perchè nessuno dei due intende far conoscere al mondo chi fosse meno dotato. A scanso di equivoci, tanto per essere chiari e lampanti, stiamo parlando del naso. 
  Il naso può essere piccolo, grande, diritto o a becco d'aquila, come ce l'aveva la buonanima di Dante.
    La mini proboscide serve soprattutto per respirare e odorare.
A volte, ma non sempre, il naso lo si mette anche nelle faccende altrui, specialmente le donne, mia suocera in primis.
    Una volta, quando il mondo non era ancora sottosopra, ci raccontavano la frottola che il naso si allungasse quando si sparavano le bugie.
  Se fosse stato vero, il primo fico del bigonzo amerikano avrebbe avuto un naso come quello di Pinocchio. Perchè lui di fregnacce, menzogne, fandonie, panzane, ciancie e balle ne ha detto e ne dice tante, anzi tantissime.
Anche il compare cresciuto sotto la falce ed il martello non è che sia limpido e puro, anzi. Spesso vuota il sacco a modo suo, risponde a coppe quando la bussata è a bastone. 
Insomma, tutti e due, hanno regole personalissime, tengono le redini ben salde conducendo i loro rispettivi “ciucci” a bere anche quando non hanno sete.
   Seriamente, non si sa esattamente a cosa sia servito l'ultimo summit dei potenti. Anzi, si sa. È servito alla figlia di Trump, Ivaka, di posare il suo notevole derriere (francese, per fondo schiena) nella sedia riservata al papà. È la prima volta che i capi di stato discutono di cose serie davanti ad una donna bionda e avvente. Ivaka non ha messo becco nel meeting, ha fatto tappezzeria, zitta e mosca, facendo esperienza di cose grandi. Nel caso ci fosse la futura possibilità di posare il suddetto derriere nella poltrona dello Studio Ovale, al posto di papà.
Texas, 72 dollari al secondo
Nello stato del Texas tutto è più grande. La massima è stata appena confermata da un contrattino  che avrebbe sfamato tutta l'Africa, mezzo Timbuktu e tre quarti della Patagonia. James Harden, uno che mette la palla nel cesto, ha ufficialmente firmato il contratto più ricco nella storia dello sport inventato da un insegnate canadese, il baket.  Il 27enne con la barba da monaco da cerca, 1. 96 di altezza, un quintale tondo di peso,  andrà a guadagnare qualcosa come 228 milioni di dollari nei prossimi 6 anni fino al 2023. 
 Facendo due conti in tasca a James Harden, il giocatore guadagnerà ben 38 milioni di dollari all’anno. Frazionando ancor di più il suo stipendio andiamo a scoprire che al giorno verranno raggiunti i 4 mila dollari all’ora per un totale di 104 mila in un solo giorno. Ogni minuto che passerà, la guardia barbuta “riceverà” 72 dollari al secondo. Tic 72 dollari, tac 72 dollari, tic-tac e l'orologio della grascia (ricchezza) non si ferma mai.
Tour, anti-italiani al microfono
Quando la telecronaca è in inglese, quasiasi sia la nazionalità dei parlatori - nati, cresciuti e pasciuti  nel cortile della regina Bettina, tra i cowboys dell'America, i canguri dell'Australia o le pecore della Nuova Zelanda - tutto quello che è italiano viene trattato come i cani in chiesa, o peggio. Negli anni le telecronache delle partite di calcio e quelle dei Gp di Formula Uno, hanno fatto generalmente girare gli strangugliones a noialtri. Da qualche anno si sono messi anche i due “schiappini” del ciclismo. In questo Tour a commentare sono due della nuova Zelanda, la  terra delle pecore e dei pecorari. Parlano esclusivamente del keniano bianco Froome, o di Porte, o di Thomas, o di Quintana. Di tutti insomma meno che di Aru, mai nominato escluso quando il filiforme sardo non ha dato la paga a tutti nella prima vera salita. Il massimo è stato quando hanno rovesciato su Aru secchhiate di veleni  quando il sardo ha attaccato Froome  in difficoltà per un guasto meccanico. E che doveva fare Aru, scendere dalla bici ed aiutarlo?. Le corse sono piene di vittorie buttate al vento per una pipì. Charlie Gaul nel giro del 1957 perse la maglia rosa perchè si fermò per urinare. Gli altri non lo aspettarono, attaccarono e gli fregarono la maglia rosa. Fabio ha fatto bene ad accattare e se lo fa ancora buon per lui, e per noi. Non per loro, i teleparlatori cresciuti tra le pecore.
Matrimonio con il botto
 In un paesotto del New Jersey una festa di matrimonio è finita a schifio. Nels enso che lo spasio, tale Thomas, Tommasino per gli amici, Giglio, è stato arrestato mentre si preparava al testa a testa finale con la sposina Ela. La colpa di Tommasino? Aveva sparato botte a non finire, come se fosse scoppiata una guerra. I vicini hanno chiamato gli sbirri che hanno arrestato lo sposo, portadolo davanti ad un giudice. Il giudice ha confermato l'arresto e stabilito la cifra della cauzione, 5.000 dollari con la carta di credito, 2.500 in contanti. Tommasino ha fatto ricorso alle buste-regalo-di-nozze ed è tornato libero. Ma intanto la nuttata era passata. E la notte di nozze l'ha dovuta fare di giorno. Only in Amerika, eh.