Corriere Canadese

Peppiacere c’è qualcuno che saprebbe dirmi quanto c’è l’ha grosso Trump. Ma no, che pensate? Non mi riferisco nè a quello che ha dietro e nemmeno a quello che ha davanti. Mi riferisco a quello che ha in mano. Ma no, non siate maligni. Quello che ha nella sinistra è il marchingegno con il quale spara kazzate tipo: sono er mejo figo der bigonzo, comando io.y
Er mejo fico der bigonzo ha le sue origini da una antica tradizione: a fine stagione, alla raccolta del frutto, i contadini ponevano i gustosi fichi settembrini in capienti bigonzi (barilotti di legno) mettendo in bella vista i “fascisti” migliori per renderli più attraenti e coprire i meno belli. Da questa vecchia usanza nasce il detto romano per attribuire, ad un personaggio di eccellenza, il titolo onorifico di “er mejo fico del bigonzo”. 
Il presidente, che ha un muro in testa, non è certamente er fico migliore, potenzialmente potrebbe diventare er fico peggiore di tutti e le prime avvisaglie si sono viste a Quebec City dove un pazzoide ha mitragliato morti sei di quei mussulmani presi di mira dalla sua retrica. Ora come ora è un fico diverso, uno per il quale due più due fa cinque, uno che sta facendo e disfacendo ad capocchiam l’Amerika e dintorni.
Tornando alla domanda originale, quella riguardante la grandezza del marchingeno elettronico - col quale sta rivoluzionato terra, cielo e mare - si deve partire dal fatto che il trombatore dei poveri peones è alto un metro e 91, ha le mani come un prosciutto tipo San Daniele e le dita come le salsicce che si fanno di questi tempi. Con tali appendici, il suo telefonino deve avere una maxi-tastiera  almeno come quella di un pianoforte, altrimenti i polpastrelli pesterebbero due o tre tasti alla volta ed i messaggini di tuoni e fulmini sarebbero incomprensibili e non scatenerebbero il casino che scatenano.
Non è vero che il maestro trombatore ha solo il muro in testa.  Sotto i suoi strani capelli ha tante altre idee che per lui fanno senso.  Amerika first, gli altri che vadano pirotecnicamente a fancull, ha detto e fatto chiudendo la porta in faccia ai mussulmani tutti, con riguardo speciale ai siriani. In Siria si scannano da anni usando armi amerikane e russe. Ma questa è un’altra faccenda, è business e gli affari, per er peggio fico del bigonzo, si fanno con tutti, inclusi potenziali terroristi.
In ogni caso, il trombatore di chicani e adoratori di Allah ha tenuto a precisare:
L’America è sempre stata “the land of the free and home of the brave” (terra di uomini liberi, casa dei coraggiosi). Noi la manterremo libera e sicura, come tutta la stampa sa, ma non lo dice”.
Così cinguetta il discendente di un nonno tedesko e di una nonna skozzese che sta rivoltando l’Amerika come un vacchio calzino da rammendare.
Una cosuccia, o due, per concludere.
Er presunto mejo-peggio figo della Casa Bianka è miliardario come sono miliardari coloro che ha chiamato a (s)governare l’Amerika. I soldi, questi milordi, li hanno fatti nella vecchia Amerika, quella che vogliono isolare dal mondo dove loro hanno sempre rastrellato profitti enormi. 
Fino ad ora, nel match Trump contro tutti, il solo a tirare cazzotti è stato lui. Ma chi mena deve aspettarsi di essere menato. E dunque i mexicani si stanno organizzando per cacciare dal loro paese tutto quello che è a stelle e strisce, da McDonald a Starbuk, a Facebook a Google. Nel mondo stanno crescendo le proteste e in Amerika sembra essere tornati ai tempi del Vietnam quando la mattanza di giovani americani fece esplodere il paese.
Il presidente con il muro in testa sta giocando una partita rischiosa e pericolosa. Per lui. Per l’America. E per tutto il resto della terra.

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Nicola Sparano

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