Corriere Canadese

Buongiornissimo. Finalmente è arrivato il gran giorno.
>Tanto ottimismo di prima mattina. Perchè?
Ho visto l’uccello.
>Dormiva, o che?
Non sfottere, non insinuare. L’uccello era vero, volava e fischiava canzoni d’amore.
>Di chi parli?
Del cardinale tutto rosso fuoco. Stava insieme ad una cardinala dalle piume grigio-marrone. Svolazzavano sui rami degli alberi dietro casa, stavano becco a becco e intonavano molodie squillanti. Amoreggiavano a tutta forza. Per loro San Valentino continua anche oggi.
>Embè, fammi capire. Tu sei fresco e pimpante per due uccelli che creavano i presupposti per le uova?
Gnornò. Nossignore. Sono allegro perchè la comparsa dei cardinali significa che sto fetentissimo vierno (inverno) è ai tempi supplmentari, un pò di recupero e l’arbitro fischia tre volte.
>Era meglio se il cardinale e la sua perpetua, pardon, la compagna, si facevano vedere tra un paio di settimane.
Perchè?
>Ti sei scordato? Noi stiamo andando al mare, al sole, alla birra fresca, ai filetti di red snapper, ai gamberoni alla brace e panza mia fatti capanna.
Uffa quanto sei lungo, vieni al dunque.
>Il dunque è che lasciamo la stecca e chi resta.
La stecca? E che significa?
>Ti sei scordato di quando facevamo il servizio militare?
Ricordamelo tu che stamattina ho il sole in testa.
>Chi stava per finire la naia metteva una grande icx sul giorno del calendario – meno 23 all’alba, si diceva – e poi si sfottevano le burbe con la classica frase: vi lasciamo la stecca.
Burbe, stecca... spiegami, rinfrescami la memoria?
>Sono due cose ora scomparse da questo mondo che si sta mangiando tutto il buono del passato. Burba sarebbe il soldatino freco si giornata, quello con 14 mesi davanti. Lasciare la stecca nel linguaggio militare vuol dire “noi abbiamo fatto, ore fate voi”. 
“Noi abbiamo fatto, ore fate voi”. Sembra un epitaffio, una delle frasi che si scrivono sulla porta dell’ultimo appartamento.
>Per quello c’è tempo, faccio le corna e tocco ferro. Ma dimmi, cosa abbiamo fatto?
 Due figli e quattro figli dei nostri figli. Loro sono gli highlights, i momenti cruciali, del nostro capitolo canadiense, iniziato esattamente 50 anni or sono. Ricordi?
>E come no? Era aprile. Trovammo da lavoro in un posto che era un maxifrigorifero dove si impaccavano salsicciotti. Ci dicevano “it’s cold” che per noi significava “fa caldo” e pensavamo questi vedono il modo sottencoppa.
C’erano cose buone, però.
>La birra costava 10 centesimi a boccale. Le ragazze irlandesi e scozzesi erano belle, simpatiche e disponibili.
E poi c’erano gli americani che non velavano lasciare la pelle in Vietnam. Erano molti, tutti foraggiati bene da papà e mammà.
>Ricordo, ogni sera era un party. Loro fumavano spinelli e si rimbambivano. Noi ci spacciavamo per latin lover e facevamo come le api, passando di fiore in fiore.
Altri tempi erano, meno male che sono passati.
>Come, meno male? Stiamo meglio ora che siamo della terza età?
Ricordi questa frase: La vecchia è carogna ma chi non ci arriva è una vergogna.
>A questa farse rispondo con un’altra: Ogni lasciata è perduta.
Ecco perchè mentre leggerete queste righe saremo su una spiaggia dei Caraibi a ricaricare le batterie con sole, mare e grigliate di pesce.tempo, faccio le 
>Arrivederci a marzo.

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Nicola Sparano

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