Corriere Canadese

Esteri

Stephanie Rizzo
 
TORONTO - In vista dell’imminente incontro dei maggiori leader mondiali al G7 che avrà luogo il 26 e 27 Maggio in Sicilia, proprio nella città di Taormina sulla costa orientale, volevo approfittare di questo importante evento internazionale per portare avanti nel corso della settimana una rubrica d’approfondimento che aiuti a conoscere meglio quella che è la mia bellissima terra: la Sicilia. Mi chiamo Stephanie Rizzo e sono nata e cresciuta nella provincia di Siracusa.
Soleggiata isola nel Mar Mediterraneo, la Sicilia viene spesso considerata ai margini nel quadro della società italiana. Dai nostri connazionali veniamo visti come un peso che spinge verso il basso un’economia al giorno d’oggi già precaria. A livello internazionale, invece, la stereotipizzazione viene racchiusa in tre semplici parole “pasta, pizza e mandolino”, con l’aggiunta di “Sicilia? Ah, mafioso!”.
Ma in fondo non siamo visti solo in connotazione negativa. Quel “marchio di qualità” inconfondibile che ci caratterizza non appena si passa lo Stretto di Messina - famoso luogo citato da Omero in cui Ulisse si trova a fronteggiare i terribili mostri marini Scilla e Cariddi - viene unitariamente apprezzato in tutto il mondo.
Proprio nei paesi che presiederanno il G7 si rileva una forte presenza della comunità italiana e, nello specifico, quella siciliana. Il riconoscimento del prezioso contributo che portiamo alle loro comunità è da sempre ampiamente riconosciuto. 
Tenendo presente la storia di questo centro culturale del Mediterraneo che vanta un retaggio di più di 3000 mila anni, caratterizzato dalle numerose invasioni che si sono susseguite nel corso dei secoli - dai Greci ai Romani, dagli Arabi ai Normanni, dagli Angioini agli Spagnoli, dai Borboni allo sbarco dei Mille con Garibaldi - è interessante constatare quanto simbolica sia la presenza del vertice in questa terra in cui lo scontro tra le autorità in contrasto (legittima e criminale) è da sempre stato presente.
Proprio oggi ricorrono i 25 anni dalla strage di Capaci in cui il magistrato Giovanni Falcone, uno dei simboli di questa lotta contro l’autorità criminale, fu fatto saltare in aria con la moglie e la scorta. Avvenimenti da non dimenticare, che a livello macroscopico, interessano, in modi differenti, ogni paese. Ed è proprio da questa meravigliosa e contraddittoria terra come sfondo che il vertice parlerà di politica europea, della questione del Medio Oriente, dell’economia, della crisi dei rifugiati, del futuro dell’Europa e, più in generale, del mondo. Così, allo stesso tempo, io vi parlerò un po’ delle sue tradizioni e qualche curiosità. 
 
TORONTO - Ma quale Messico, ma quale Cina. Da una settimana a questa parte il bersaglio preferito del presidente americano Donald Trump è diventato il Canada.

TORONTO - Piena sintonia sulla crisi siriana, sulla situazione libica e sulla lotta al terrorismo. Ancora distanza sul contributo finanziario dell’Italia alla Nato. È quanto è stato espresso ieri a Washington da Paolo Gentiloni e da Donald Trump durante un meeting alla Casa Bianca. Il premier italiano e il presidente americano hanno ribadito la solidità dei rapporti economici, commerciali e politici tra i due Paesi, ribadendo il reciproco impegno a un rafforzamento delle relazioni anche in vista del summit dei Paesi G7 che si terrà in Italia, a Taormina, il 26 e il 27 maggio.
Nell’incontro alla Casa Bianca i due leader hanno affrontato un ampio ventaglio di temi, in particolare quelli legati all’instabilità dell’area mediterranea che risente del conflitto siriano e della fragilità politica in Libia. Due fenomeni questi che hanno favorito e continuano ad alimentare la crisi dei migranti che attraverso il Mediterraneo cercano di raggiungere le coste italiane e di altri Paesi europei. “Ringrazio il primo ministro italiano - ha detto Trump - l’Italia ha dato un contributo immenso all’intera umanità da un punto di vista artistico e culturale. L’Italia è il nostro secondo partner commerciale e qui negli Stati Uniti vivono 18 milioni di americani di origine italiana”. Tra i due leader l’unico punto di frizione riguarda il contributo finanziario dell’Italia alla Nato, che dovrebbe essere del 2 per cento del Pil ma che non arriva all’1 per cento. Gentiloni ha sottolineato come il Belpaese sia impegnato nel suo contributo anche con il dispiegamento di militari in Iraq, Afghanistan e altre zone del mondo.
Per quanto riguarda la crisi siriana, Gentiloni ha ribadito il suo pieno appoggio al lancio dei 59 missili ordinato da Trump contro uno scalo militare dopo l’utilizzo da parte del regime di Assad di armi chimiche contro la popolazione. “Era la cosa giusta da fare - ha detto il presidente del Consiglio - è stata la risposta motivata dall’uso di armi chimiche che ha lanciato un messaggio chiaro ad Assad”.
Secondo Gentiloni - che oggi sarà invece a Ottawa per incontrare il primo ministro canadese Justin Trudeau - “le priorità rimangono la gestione in maniera efficace dei flussi migratori, stabilizzare le aree di Medio Oriente e Africa, sradicare Daesh: per questo è fondamentale riaffermare il legame transatlantico ”.
In mattinata il premier italiano era intervenuto al Center for strategic & international studies, dove aveva sottolineato la delicatezza di questa fase per l’intera Unione europea anche alla luce della Brexit e delle prossime elezioni - Francia, Gran Bretagna e Germania - in programma una dopo l’altra nello spazio ristretto di pochi mesi. “Nell’ultimo paio di anni abbiamo avuto una tempesta perfetta: la Brexit, la crisi della migrazione, le conseguenze della crisi economica in vari paesi. Tengo alta l’attenzione di quanto succede: le prossime elezioni saranno cruciali. L’America può giocare un ruolo: mai dimenticarsi di cosa sia l’Ue, una storia straordinaria di successo”.
TORONTO - Sicurezza, lotta al terrorismo, crisi in Siria, Iraq e Libia. Se nell’incontro di venerdì a Ottawa tra Paolo Gentiloni e Justin Trudeau al centro dei colloqui saranno le relazioni commerciali e il Ceta, nel summit alla Casa Bianca di domani tra il premier italiano e Donald Trump sarà la politica estera a farla da padrone. Secondo le ultime indicazioni che arrivano dagli Stati Uniti, infatti, il presidente americano è pronto a chiedere all’Italia un impegno maggiore nella missione a guida americana in Siria e in Iraq. Secondo quanto scritto da La Stampa nell’edizione di ieri, Trump sarebbe intenzionato a domandare a Gentiloni la partecipazione dei militari italiani in operazioni belliche in prima linea contro l’Isis in Iraq. Un’ipotesi questa che per ora non ha trovato conferme, ma che rientra nella strategia complessiva del presidente Usa che continua a chiedere un maggiore impegno - finanziario, di mezzi e di uomini - a tutti gli alleati della Nato.
L’Italia, per ora, ha messo a disposizione solamente un numero limitato di militari che però non stanno al fronte: sono impegnati infatti nell’addestramento delle forze di sicurezza irachene e nella difesa della preziosa diga a 38 chilometri da Mosul. Con i suoi 1.500 soldati che fanno parte della missione Prima Parthica, l’Italia ha il secondo contingente più numeroso in Iraq nella missione a guida Usa, dietro solamente agli americani.
Nonostante la possibile richiesta del presidente americano, appare molto difficile che Gentiloni possa garantire uno sforzo maggiore sul suolo iracheno. Il premier italiano non sembra intenzionato a cambiare le modalità della partecipazione italiana alla coalizione. Inoltre l’Italia ha già stanziato all’estero militari in Libia, in Afghanistan, in Libano e nei Balcani.
Di sicuro Gentiloni garantirà il pieno appoggio italiano al pressing americano sul regime di Assad. E nel contributo italiano alle operazioni americane è contenuto anche l’utilizzo delle basi Usa in territorio italiano - 59 tra basi navali, militari, aeree, istallazioni e centri addestramento - che ospitano tuttora più di 11mila militari statunitensi.
Ma il vertice di domani alla Casa Bianca può anche essere visto come una tappa intermedia verso il summit G7 di Taormina, in programma nella cittadina siciliana il 26 e il 27 maggio. Trump, da quando è stato eletto alla presidenza, si è già incontrato con tutti i leader dei Paesi G7 - Regno Unito, Germania, Giappone, Canada - eccetto il presidente francese Francois Hollande, tenendo conto del fatto che la Francia tra cinque giorni andrà alle urne. All’appello mancava solo Gentiloni. Il premier italiano, dopo il meeting con Trump, si incontrerà il 21 aprile a Ottawa con il primo ministro canadese Trudeau. 
 
TORONTO - Prima l’incontro alla Casa Bianca con il presidente americano Donald Trump, quindi il vertice con il primo ministro canadese Justin Trudeau. Sono questi gli incontri in agenda annunciati ieri dal presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni per il prossimo fine settimana. Il premier italiano, stando al programma annunciato direttamente dalla presidenza del Consiglio, raggiungerà Washington nella serata di mercoledì 19 aprile. Giovedì, in mattinata, è previsto un suo intervento al Center for Strategic and International Studies (CSIS) della capitale americana, mentre nel primo pomeriggio avrà luogo il tanto atteso incontro con Trump alla Casa Bianca. In scaletta anche una conferenza stampa congiunta intorno alle 4.30pm.
 Numerosi saranno i temi in agenda: dal reciproco impegno contro il terrorismo internazionale alla grave situazione in Siria, passando dal ruolo della Nato e alle relazioni commerciali tra gli Stati Uniti e l’Italia.
Venerdì 21 aprile Gentiloni raggiungerà Ottawa. Alle 10.30 è previsto l’incontro a Parliament Hill con Trudeau, al termine del quale ci sarà una conferenza stampa congiunta. 
 La conferma della visita del premier italiano è arrivata ieri mattina anche dall’ufficio del primo ministro canadese. “Il Canada e l’Italia - ha dichiarato Trudeau - sono buoni amici e alleati e godono di una forte partnership commerciale e negli investimenti. Questa relazione è rinforzata dalla dinamica comunità italocanadese di circa un milione e mezzo di persone. Non vedo l’ora di incontrare il primo ministro Gentiloni per discutere le rispettive priorità per il Summit G7 di quest’anno a Taormina e del Ceta che creerà buoni posti di lavoro ben pagati su entrambe le sponde dell’Atlantico”.
Gentiloni era già stato in Canada, a Montreal, nel settembre del 2016. All’epoca ricopriva il ruolo di ministro degli Affari esteri nel governo guidato da Matteo Renzi. 
Durante la visita dello scorso anno, Gentiloni incontrò lo stesso Trudeau e l’allora ministro degli Esteri canadese, Stephane Dion.