Corriere Canadese

TORONTO - Ah... l’industria automobilistica. L’ultima vestigia di quello che una volta era il florido settore industriale manifatturiero in Nord America.
 
I suoi leader lo guidano con uno stile e un’etica che ricorda i “baroni ladri” del Diciannovesimo secolo i cui principi operativi sono meglio riflessi nel vecchio detto industriale: ciò che è buono per la Gm è buono per il Paese.
Oggi, la loro devozione per la ricerca e l’innovazione per raggiungere le dinamiche competitive e la soddisfazione dei clienti sembra risolversi nell’inserire software nei loro prodotti cosicché loro possano aggirare la legislazione sulla sicurezza e sull’ambiente. L’unica legge che sostengono è quella che protegge loro contro i competitori e la penetrazione di mercato di competitori innovativi.
Essi sono diventati esperti nella manipolazione dei mercati azionari e nel “chiedere l’elemosina” ai governi per nuovi fondi. Essi resistono con veemenza a ogni sforzo che li obblighi a rispettare i regolamenti e le leggi introdotte da istituzioni elette democraticamente per rimetterli in linea alle aspettative delle società civilizzate.
Negli ultimi anni, una dopo l’altra, le grandi compagnie assemblatrici di automobili sono state portate davanti alle commissioni del Congresso, davanti alle Agenzie dei Trasporti e davanti alle Corti Civili deputate agli arbitrati su class action intentato dai consumatori come parte lesa. 
Prima il presidente della Toyota è stato costretto a giustificarsi davanti al congresso americano sul perché i prodotti della sua compagnia stessero mettendo in pericolo delle vite senza necessità.
 Quindi la Gm ha dovuto affrontare multe e richiami per via della sua riluttanza a cambiare una componente correttiva che costava centesimi.
La cosa maggiore ha coinvolto la VW in un elaborato schema - secondo l’Epa negli Stati Uniti - per aggirare le regole contro le emissioni di gas tossici, e quindi violare l’intento della legge, gli obiettivi della legislazione per poi acquisire un vantaggio ingiusto nel mercato.
Vw è stata multata 4,3 miliardi di dollari americani è sta affrontando un’altra possibile perdita di 17 miliardi nella corte civile. Inoltre sei dei sui massimi dirigenti rischiano imputazioni criminali e la prigione, se condannati. Cinque di questi non possono essere estradati dalla Germania.
Non per essere da meno (qui siamo sarcastici) una delle “tre grandi sorelle” di Detroit - Fiat Crysler Automotive (FCA) - quest’anno ha dovuto richiamate centinaia di migliaia di automobili difettose; è stata multata per oltre 700 milioni di dollari americani per aver riportato non correttamente i dati delle vendite per gonfiare il valore delle proprie azioni alla Borsa; e adesso deve affrontare l’accusa di aver istallato un software illegale nei suoi veicoli diesel.
 In sostanza, nonostante le smentite del suo Ceo, Sergio Marchionne, Fca sembra essere colpevole come la Vw.
Marchionne, alcuni lettori potrebbero ricordarsi, che si autodefinì uno “squalo” quando chiese $ 700 milioni canadesi “dai pesciolini” dell’Ontario in sussidi perfarsi’ che la Fca rimanesse a Brampton, dice che le due vicende non si possono paragonare.
Sarebbe da stupidi istallare deliberatamente questa tecnologia, ha dichiarato a un media americano. Lui non ha potuto spiegare come è stato scoperto in almeno 104mila dei suoi veicoli in Nord America. Né lui sapeva niente - così ha detto - di questa indagine prima che venissero alla luce le accuse giovedì.
Magnifico. Il governo tedesco ha provato a dare le responsabilità al governo italiano per una simile contravvenzione della legislazione europea, evidentemente commessa dalla Fiat. Anche se si mette da parte il fatto che la Fiat ha il quartier generale in Inghilterra e che la tattica della Germania sia probabilmente pensata per mettere in allerta gli inglesi e gli americani con l’Europa, si fa fatica a pensare che Marchionne non si sia accorto di nulla.
Con una dimostrazione di spavalderia e sostegno al presidente eletto Trump, martedì Marchionne ha annunciato che Fca sarebbe stata pronta ad investire 2 miliardi di dollari americani negli Stati Uniti. Solo un cinico (siamo ancora sarcastici) suggerirebbe  che vi è una connessione tra le  accuse dell’Epa rivelate giovedì e il suo sforzo di ingraziarsi Trump.
La multa potenziale da 4,6 miliardi americani rappresenta il 35 per cento della capitalizzazione azionaria della compagnia alla Borsa di New York.
Aggiungendo questo al gigantesco debito della compagnia e alle sue catene di montaggio ormai molto vecchie relativamente ai suoi competitori, è molto difficile prevedere un futuro roseo per Fca.
In un meeting del settore auto a Detroit la scorsa settimana, Marchionne ha ricevuto un “trattamento alla Theresa May” riservato solo a quelli da evitare.
Pochi anni fa Marchionne è stato additato come il salvatore della Fiat. Adesso ha attirato a sé la percezione che i suoi risultati fossero raggiunti attraverso la violazione delle regole.
È stato beccato? Solo il tempo lo dirà ma il corteggiamento sulla vendita della Fiat alla Vw è quasi finito.
Abbiamo cercato di contattare il Ceo senza successo.

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Joseph Volpe

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