Corriere Canadese

TORONTO - Donald Trump rilancia Keystone Xl e il governo canadese esulta. Dopo il ritiro ufficiale degli Stati Uniti dalla Trans Pacific Partnership di lunedì, il presidente americano continua nella sua opera certosina di smantellamento dei pilastri della precedente amministrazione Obama a forza di ordini esecutivi. Ieri l’inquilino della Casa Bianca, dopo l’incontro con i dirigenti delle principali case automobilistiche - c’era anche il ceo di Fiat Chrysler Sergio Marchionne - ha ufficializzato la sua intenzione di rimettere in moto il processo politico per il pieno rilancio del progetto di costruzione dell’oleodotto che dovrebbe collegare i pozzi petroliferi dell’Alberta con le raffinerie del Texas. Un progetto, è utile ricordare, che era stato definitivamente accantonato nel 2015 da Barack Obama in seguito alle proteste della galassia ambientalista americana. 
Durante un breve intervento, mentre stava firmando gli ordini esecutivi nello Studio Ovale, Trump ha sottolineato come la nuova amministrazione abbia deciso di voltare pagina rispetto alle strategie sulla politica energetica del suo predecessore. “Abbiamo intenzione di rinegoziare alcuni termini del progetto Keystone XL - ha dichiarato - e se a loro (il Canada, ndr) piacerà, potremmo far costruire l’oleodotto, che porterebbe a 28mila posti di lavoro nel settore delle costruzioni. Da questo momento punteremo con decisione alla costruzione degli oleodotti negli Stati Uniti”.
Il governo canadese, che in questi giorni sta vivendo con apprensione la volontà di Trump di rimettere le mani al Nafta, non nasconde la propria soddisfazione per la nuova apertura sul fronte energetico. Il primo ministro Justin Trudeau è un acceso sostenitore della pipeline proposta da TransCanada - una posizione che in passato ha provocato qualche mugugno nella base libera - e il rilancio da parte americana potrebbe rappresentare un primo passo per il rafforzamento delle relazioni tra il governo liberale e la nuova amministrazione Usa.  
La posizione ufficiale del governo federale è stata ribadita ieri a Calgary da due ministri liberali, quando si era diffusa la notizia del rilancio del progetto da parte di Trump e poco prima la firma dell’ordine esecutivo. 
“Noi abbiamo appoggiato questo progetto sin dal giorno in cui abbiamo fatto il giuramento - ha dichiarato Jim Carr, ministro delle Risorse Naturali - riteniamo che si tratti di un buon progetto sia per il Canada che per gli Stati Uniti”.
Parole che sono state sostanzialmente ribadite da Chrystia Freeland. “La nostra posizione - ha sottolineato il ministro degli Affari Esteri - sin dall’inizio è che il rispetto dell’ambiente e la crescita economica devono andare avanti insieme. Crediamo veramente che non solo sia possibile, ma che sia anzi essenziale avere delle forti politiche sui cambiamenti climatici, le politiche più forti che un governo del Canada abbia mai messo in piedi contro l’inquinamento, e allo stesso tempo realizzare il nostro obbligo di governo di mettere le nostre risorse naturali nel mercato”.
Il cambio di marcia di Trump, almeno su questo fronte, è stato giudicato estremamente positivo anche dalle varie associazioni di categoria del settore energetico canadese. Chris Bloomer, prsidente e Ceo della Canadian Energy Pipeline Association. “Gli Stati Uniti - ha dichiarato - sono un partner commerciale chiave e il maggiore mercato esistente per il petrolio e per il gas naturale canadese”. 
Nel pomeriggio, infine, è arrivata anche la reazione positiva di Rachel Notley. “Siamo soddisfatti per questa apertura di Trump - ha detto la premier dell’Alberta - ma vogliamo aspettare di vedere quali siano i termini che il presidente vuole rinegoziare”.

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Francesco Veronesi

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