Corriere Canadese

 
TORONTO - Agli inglesi è stata data una bella dose di umiltà quando la General Motors ha scaricato le loro iconiche macchine domestiche Opel e Vauxhall... al conglomerato [Francese-Cinese] Peugeot SPA. Chi si è opposto alla Brexit ha visto questo come un primo segno che i beni britannici avranno davanti tempi molto duri per entrare nel mercato europeo quando il muro delle tariffe sarà innalzato.
Difficile arrivare a una conclusione diversa. L’80 per cento di tutti i veicoli costruiti a Nord del Canale vengono esportati, e il 55 per cento delle esportazioni va verso il continente europeo; il 14,5 per cento verso gli Usa.
Qualunque sia il prezzo finale, questo aumenterebbe quanto meno dell’ammontare della tariffa, diciamo un più 10 per cento. Ma l’accordo di libero scambio con l’Ue vuole anche dire che le componenti per la gli stabilimenti di produzione potrebbero muoversi liberamente avanti e indietro attraverso il Canale. Non più.
Aggiungendo a questo l’impatto a lungo termine del tasso di scambio sulla sterlina inglese, la valutazione della GM sulle conseguenze della Brexit deve essere stata che non ha senso farsi carico di questi costi aggiuntivi. Le operazioni europee non hanno mostrato alcun profitto nel nuovo secolo. Anche nell’anno in cui si è battuto il record della produzione (2016) il mercato britannico ha assorbito solamente 345mila veicoli dei 1.750.000 prodotti nei loro stabilimenti. 
È molto difficile ipotizzare che vi sia o vi sia stato un settore industriale che faccia più affidamento sui mercati di esportazione. 
Anche in Canada, il Nafta permette un (relativo) libero movimento tra i paesi partner dei veicoli e/o delle componenti che soddisfino le regole di contenuto locale. Mettendo da parte altri fattori che si bilanciano, questo è gia’ un incentivo per gli assemblatori a stare vicino alle catene di rifornimento e ai vettori di trasporto che permettono loro di minimizzare i costi controllabili e di costruire una massa critica per economie di scala.
Con Trump alla Casa Bianca, il settore auto americano è arrivato alla dura realtà che forse sarebbe il caso di ritirarsi, consolidarsi e focalizzarsi sul mercato americano. 
I canadesi sanno anche troppo bene come l’accordo di libero scambio possa trasformare una economia nazionale e un’industria nazionale marginale. Gm ha già minacciato riguardo la possibilità di abbandonare le operazioni canadesi, nonostante il fatto che i suoi stabilimenti canadesi si trovino costantemente al vertice della classifica e lì vicino in termini di efficienza produttiva.
L’Europa è un mercato maturo, saturato dal punto di vista di possesso di automobili. Paesi come la Francia o l’Italia molto tempo fa hanno sorpassato il livello che vede due veicoli ogni tre abitanti. È difficile vedere come le città dell’Europa [occidentale] potrebbero ospitare anche una macchina in più.
Il mercato è così sofisticato che è diventato un mercato di ricambio dove i consumatori chiedono prodotti innovativi e di qualità per scambiare per ciò che già hanno. Il sistem stradale non può sopportare nient’altro e i consumatori hanno a disposizione altre opzioni.
Peugeot SPA (della quale sia il governo cinese che quello francese detengono il 14 per cento delle azioni) ha capito che per crescere, prima aveva bisogno di assorbire i competitori nel mercato, quindi di espandere i propri prodotti verso altri mercati, come la Cina o l’India. Ma non la Gran Bretagna. Quello sarebbe un posto da lasciare.
Peugeot e Gm hanno usato tutte le parole giuste per il bene dei sindacati e del consumo pubblico per onorare i contratti e gli impegni già presi. Nessun problema. Questi saranno fatti in uno o due anni, possibilmente tre mentre la Brexit prende piede.
FCA è fatta allo stesso modo. Nel caso in cui vi fosse l’unione con VW, la nuova entità seguirebbe la strada già percorsa  caratterizzata dalla chiusura degli stabilimenti e dai licenziamenti - in Italia come in Canada.  I suoi stabilimenti Chrysler in Canada sono tra i più vecchi dell’intera industria automobilistica.
Marchionne, il suo CEO, ha già dato parecchi segnali riguardo le sue intenzioni. Ha chiesto 750 milioni di dollari canadesi al governo dell’Ontario come precondizione per rimanere a Brampton; ha dato rassicurazioni a Trump riguardo l’investimento fino a 1 miliardi di dollari negli Usa, e ha sistematicamente mosso la produzione delle piccole auto dall’Italia ad altri centri dove la manodopera costa meno.
La verità è che Peugeot, GM, VW o FCA non hanno alcun tipo di lealtà verso chi li ospita o verso i loro lavoratori; faranno di tutto per aumentare, conservare o espandere le loro quote di mercato - la qualità del loro prodotto è consistente con il livello di protezione dei consumatore imposto da un governo volenteroso.
Il loro mantra per il successo è innovare, aggirare le regole o cambiare la legge. Le ultime tre società sono state beccate mentre aggiravano le regole.
 Adesso sembra che Donald Trump alla fine non cambierà la legge. Resta una sola opzione. Chi la pagherà.
 

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Joseph Volpe

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