Corriere Canadese

Esteri

 
Rev. James J. Maher, C.M.,  presidente della Niagara University (nella foto), una istituzione binazionale nello Stato di New York.
 
 
 
Il nuovo ordine esecutivo del presidente Donald Trump sui viaggi degli stranieri per alcuni Paesi potrebbe rappresentare un danno per coloro che sono giunti negli Stati Uniti rispettando la legalità.

TORONTO - L’improvvisa accelerazione della Brexit sta causando grande preoccupazione in Europa e in Italia. Secondo le indiscrezioni riportate ieri dalla stampa britannica, infatti, la premier Theresa May sarebbe intenzionata a invocare l’articolo 50 - quello che formalizza l’avvio del processo di rinuncia all’Unione europea - entro metà marzo. Da quella data salterebbe anche la sostanziale libertà di movimento e di residenza per i cittadini italiani ed europei sul suolo inglese. Anche se il governo conservatore per ora non conferma - e anzi gli interventi delle ultime ore tendono a minimizzare - queste indiscrezioni stanno provocando grande apprensione. Spaventa, soprattutto, il clima di incertezza, quella cortina di fumo che ha caratterizzato i mesi successivi al referendum della scorsa estate. Da questo punto di vista il governo britannico, impegnato su un doppio fronte - quello a livello comunitario per non tagliare completamente i rapporti commerciali con l’Ue, e quello interno con chi non ne vuole sapere di scendere dal treno comunitario - ha volutamente giocato sull’ambiguità: in sostanza, non è stato ancora chiarito cosa succederà agli europei che i questi anni si sono trasferiti in Gran Bretagna, che vivono e lavorano lì e che non hanno avuto bisogno di un permesso di soggiorno e di un permesso di lavoro.
Secondo le ultime statistiche, sarebbero circa 600mila i cittadini italiani residenti in Gran Bretagna. Secondo le stime di Migrantes e dell’Istat, solamente negli ultimi 10 anni circa 250mila italiani si sono trasferiti a Londra. Le domande senza risposta sono molteplici. In futuro avranno bisogno di un permesso di soggiorno? O questo diverrà necessario solo per coloro che intendono trasferirsi dopo l’invocazione dell’articolo 50? 
In questa ottica si deve tenere conto anche delle imprese italiane che hanno sede in Inghilterra, o che hanno deciso di delocalizzare la loro produzione in Gran Bretagna. Cosa faranno una volta che Londra avrà tagliato il cordone ombelicale con il Vecchio Continente? Dovranno pagare dazi doganali a differenza di adesso che possono usufruire dei vantaggi del mercato unico? 
Di fronte a questi mille interrogativi, è doveroso inserire nel discorso anche la situazione canadese. Nel nostro Paese, negli ultimi 10 anni, abbiamo assistito a un crollo dell’immigrazione dall’Italia, complici politiche miopi della precedente amministrazione che hanno reso più difficile il percorso ad ostacoli burocratico e che hanno privilegiato la conoscenza linguistica rispetto alle competenze professionali. Di fronte alla chiusura potenziale delle porte inglesi per gli italiani, sarebbe auspicabile una nuova politica sull’immigrazione dell’amministrazione liberale che abbattesse, una volta per tutte, i legacci giuridici, burocratici e legislativi inseriti dagli ex ministri Jason Kenney e Chris Alexander e favorisse l’immigrazione in Canada dall’Italia. In questi anni, un giovane italiano messo di fronte alla scelta se puntare sull’Inghilterra o sul Canada, non ci avrebbe pensato due volte e avrebbe puntato su Londra, come testimoniano i numeri. Ora potremmo assistere a un inversione di tendenza. E non solo dei singoli individui, ma anche delle imprese. Mentre la Gran Bretagna si allontana dal mercato comune, il Canada e l’Ue hanno messo in piedi l’ambizioso progetto di tagliare i dazi doganali sul 98 per cento dei prodotti scambiati. Il Ceta, accordo di libero scambio che entrerà a pieno regime entro pochi mesi, garantisce nuove opportunità alle aziende italiane ed europee di investire in Canada e viceversa. E rappresenta la miglior risposta e il miglior antidoto contro il veleno protezionista che ha partorito prima la Brexit e poi l’ascesa di Donald Trump alla Casa Bianca.
TORONTO - Il Canada e l’Unione Europea hanno deciso di rafforzare i loro legami commerciali, dando una risposta concreta alle istanze protezionistiche di Donald Trump. È quanto ha ribadito Manfred Weber, presidente del Partito Popolare Europeo, nel salutare ieri il via libera definitivo dell’Europarlamento al Ceta, il trattato di libero scambio tra il Canada e l’Ue. L’assemblea di Strasburgo, a un giorno dalla visita del primo ministro Justin Trudeau, ha ratificato il trattato con 408 voti favorevoli, 254 contrari e 33 astensioni. In attesa del voto dei singoli parlamenti del Vecchio Continente e dell’approvazione del Bill C-30 - la legge quadro canadese attuativa dell’accordo commerciale - circa il 90 per cento delle provvisioni contenute nel trattato entreranno in vigore in via provvisori a  partire da aprile.
Grande soddisfazione è stata espressa dal governo liberale, che vede ormai a portata di mano la realizzazione di un accordo commerciale frutto di un negoziato lunghissimo - fu iniziato nel 2009 dalla precedente amministrazione Harper - che in questi anni aveva subito numerose battute d’arresto e che in alcune fasi aveva rischiato concretamente di naufragare. “Questo è un accordo fatto per i canadesi - ha dichiarato ieri François-Philippe Champagne - ministro per il Commercio Estero - questo trattato permetterà ai nostri consumatori di avere più scelte a costi più bassi”.
È evidente che una volta che sarà a pieno regime, il Ceta fungerà da stimolo ai rapporti commerciali e ai reciproci investimenti tra le due sponde dell’Atlantico. Stando a quanto stabilito, andranno a  scomparire le tariffi doganali del 98 per cento dei beni che vengono scambiati tra il Canada e l’Unione europea. 
Ma a ribadire l’importanza del via libera all’accordo sarà anche il primo ministro canadese, che oggi si incontrerà con il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani e che poi terrà un discorso davanti al plenum dell’assemblea di Bruxelles: un onore questo mai concesso a nessun primo ministro canadese. Il messaggio che porterà Trudeau all’Unione europea sarà quello della necessità di difendere con forza la strategia dell’apertura dei mercati e dell’inclusione commerciale. Un riferimento questo non solo rivolto a Donald Trump e a tutta la nuova amministrazione americana, ma anche a Theresa May che nelle prossime settimane dovrà dare il via al delicato processo della Brexit. 
Di fronte a Washington e Londra che in qualche modo cercano di chiudere - portando con loro inquietanti spettri protezionistici che appartengono al secolo scorso, il Canada e l’Unione Europea decidono di andare nella direzione opposta. 
Domani Trudeau lascerà Strasburgo per raggiungere Berlino, dove incontrerà la cancelliera tedesca Angela Merkel. 
TORONTO - L’obiettivo è chiaro: rafforzare le relazioni commerciali, dare una forte spinta all’integrazione energetica e collaborare sulla sicurezza. 

TORONTO - Nafta e scambi commerciali, sicurezza e Nato, immigrazione e oleodotti. Sono questi i temi in agenda per l’attesissimo meeting di oggi a Washington tra Justin Trudeau e Donald Trump. Un incontro - quello tra il primo ministro canadese e il presidente americano - che ha vissuto una lunga fase preparatoria nelle scorse settimane, con i vertici bilaterali negli Stati Uniti tra i ministri canadesi Bill Morneau, Chrystia Freeland e Harjit Sajjan con le controparti americane. Dopo la telefonata di congratulazioni di Trudeau a Trump all’indomani del trionfo elettorale dell’8 novembre e dopo la chiamata dell’inquilino della Casa Bianca per esprimere il cordoglio e la vicinanza del popolo americano in seguito alla strage nella moschea in Quebec, i due leader avranno così la possibilità di confrontarsi in un faccia a faccia carico di significati. E i risvolti da tenere in considerazione sono davvero tanti. In primo luogo il Canada ha bisogno di avere delle rassicurazioni dagli Stati Uniti circa le intenzioni del neo presidente sul fronte del Nafta, il trattato di libero scambio in vigore tra i due Paesi e il Messico, che nei mesi scorsi è stato tacciato da Trump di essere stati “il peggior accordo commerciale della storia”. Il presidente Usa ha confermato a più riprese la sua intenzione di rimettere le mani sul trattato, modificando quelle parti che a suo avviso penalizzano le imprese e i lavoratori americani. Ma Trudeau dalla sua ha parecchie carte da giocare. Si va dal fatto che sono 35 gli Stati americani che hanno nel Canada il maggior partner commerciale, mentre secondo gli ultimi calcoli presentati la scorsa settimana il posto di lavoro di almeno 9 milioni di statunitensi dipende direttamente dal Nafta. Cifre importanti quindi, che sconsiglierebbero qualsiasi colpo di mano di Trump. Ma come fanno notare gli analisti, il presidente Usa ha già dimostrato di essere altamente imprevedibile e di poter andare avanti per la propria strada - come nel caso della messa al bando dei cittadini provenienti da sette Stati islamici, provvedimento questo poi bocciato in tribunale la scorsa settimana - anche quando l’evidenza consiglierebbe di fare l’esatto contrario. In ogni caso nel meeting di oggi i due leader dovranno poi parlare delle nuove strategie energetiche di Trump. In particolare il tycoon del mattone ha ribadito le scorse settimane di voler completamente ribaltare la decisione dell’ex presidente Barack Obama sull’oleodotto Keystone XL. Una notizia questa accolta molto positivamente da Trudeau, acceso sostenitore del progetto di costruzione della pipeline che dovrebbe portare il greggio dalle regioni delle sabbie bituminose dell’Alberta direttamente alla raffinerie in Texas. Il primo ministro e il presidente dovranno poi affrontare lo spinoso tema della Nato e la futura nuova distribuzione delle spese tra tutti i partner dell’Alleanza Atlantica. Ma gli incontri a Washington sono solo la prima tappa di una settimana che si prospetta molto impegnativa per Trudeau. Il leader liberare infatti il 16 febbraio sarà a Strasburgo, dopo aver accettato l’invito di Antonio Tajani: parlerà al plenum del Parlamento europeo, un onore mai concesso fino a questo momento a nessun primo ministro canadese. Il giorno seguente Trudeau sarà in Germania per un vertice con la cancelliera tedesca Angela Merkel. Insomma, dopo un periodo di relativa calma, il Canada torna ad essere protagonista nel palcoscenico mondiale. e il viaggio in Europa di Trudeau ha anche questo significato, un messaggio rivolto a Washington: rimarremo il vostro principale partner commerciale, ma il Canada continuerà ad ampliare i propri orizzonti commerciali anche al di fuori del continente nordamericano.