Corriere Canadese

TORONTO - Le paure, le speranze, gli obiettivi, il lungo calvario prima della tragedia. È quanto contengono numerose email inviate da Nazzareno Tassone a un amico - Mike Webster - pubblicate in esclusiva dal National Post, che ci raccontano per filo e per segno gli ultimi drammatici mesi di vita del giovane italocanadese ucciso il 21 dicembre vicino Raqqa dai miliziani dell’Isis. Queste email rappresentano un documento straordinario, perché da un lato fanno chiarezza in una vicenda che fino a ieri aveva ancora delle zone d’ombra e perché dall’altro ci fanno capire in quali condizioni di precarietà e pericolo Nazzareno avesse deciso di vivere pur di seguire i propri ideali.
In aprile Tassone scrive all’amico, che alle spalle aveva un’esperienza come riservista nell’esercito canadese, per chiedergli se fosse a conoscenza delle procedure da seguire per un canadese che volesse arruolarsi per combattere l’Isis. In una email successiva, a maggio, Nazzareno conferma di essersi messo in contatto con alcuni componenti delle milizie curde YPG e il 19 dello stesso mese riceve il definitivo via libera. 
Il 30 giugno Tassone arriva in Iraq, dopo una breve permanenza in Turchia, mentre dall’11 luglio si trova in Siria, dove inizia a combattere. Sin dai primi giorni, il 24enne si rende conto del pericolo che sta correndo e della difficile situazione nella quale si trovano le milizie curde. Non solo ha il battesimo del fuoco contro gli estremisti dello Stato islamico, ma deve stare nascosto per 4 ore in seguito ai bombardamenti prolungati da parte dei jet turchi, che in qualche modo cercano di contenere le azioni dei curdi pur combattendo - almeno sulla carta - lo stesso nemico.
Nazzareno nelle sue email descrive le difficoltà legate alle armi - può fare affidamento su un vecchio kalashnikov e su un vecchissimo fucile e non ha un giubbotto antiproiettile - e alla brutalità che la guerra, qualsiasi guerra, ti sbatte in faccia quotidianamente. A fine luglio scrive di aver perso due commilitoni - un americano e un inglese - che si erano arruolati con lui, mentre a settembre viene spedito lontano dal fronte almeno per qualche giorno, giusto il tempo di vedere con i propri occhi l’ennesimo bombardamento dei jet turchi contro i miliziani curdi nel quale muoiono un americano e un tedesco. 
A dicembre, il calvario di Nazzareno subisce l’ennesima accelerata verso l’abisso. Prima rimane ferito lievemente per lo scoppio di una mina che uccide un commilitone che stava camminando a pochi passi da lui, poi viene informato dai suoi superiori che sarebbe partito entro breve per il fronte, che si trovava ormai a pochi chilometri da Raqqa.
“Parto entro due giorni per Raqqa - scrive al suo amico - e starò via per almeno due mesi. Questa volta sono davvero preoccupato, amico mio. Qui va a finire male. Farò del mio meglio per tornare intero”.
Sarà questa l’ultima email spedita da Tassone a Webster. Il 21 dicembre lui e un commilitone inglese vengono uccisi durante l’assalto di un gruppo di miliziani dell’Isis: i loro corpi vengono mostrati da Amaq, un sito di propaganda fondamentalista affiliato all’Isis. 
Dalla corrispondenza via Internet con l’amico emergono anche le motivazioni che hanno spinto Tassone ad arruolarsi con i curdi e a combattere gli estremisti fedeli ad Al Baghdadi. “Ho già visto un sacco di m.... qua dove sono. Ma quello che ho visto mi ha fatto davvero capire che dobbiamo vincere questa guerra”. In futuro “mi piacerebbe tornare a casa o andarmene da qualche parte per una settimana e poi tornare qui a combattere. Non voglio andarmene fino a quando non sconfiggeremo questi figli di p...... poi la prenderò da lì”. 
Quattro giorni prima di Natale, il tragico appuntamento con il destino non gli ha permesso di portare a termine i suoi propositi. Ora la famiglia del giovane ucciso vicino a Raqqa sta cercando di fare il possibile per la restituzione della sua salma nel silenzio quasi assoluto del governo federale, che semplicemente ha sconsigliato ai canadesi di viaggiare in Iraq e in Siria vista la pericolosità di quelle aree sconvolte dalla guerra.

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Francesco Veronesi

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