Corriere Canadese

TORONTO -  Gina Maltese è una insegnante in una scuola elementare innamorata del suo lavoro e della sua famiglia che sei anni fa, dopo aver scoperto di avare la mutazione del gene BRCA1 si è sottoposta alla rimozione di entrambi i seni e delle ovaie. Questo, per evitare di contrarre il cancro considerato che il rischio,  avendo questo gene mutato, è dell’87 per cento. 
Il referto patologico non ha indicato al tempo nessuna traccia di cancro alle ovaie, alle tube di Falloppio e al seno. «Ho pensato, bene, ho fatto la cosa giusta - dice la donna - sentivo di essermi tolta un peso che avevo sulle spalle e mi sono stata felice di aver preso quella decisione».
Fino a qualche mese fa, quando, ha notato un ascesso che non guariva sotto il suo braccio destro. Dalla scoperta alla diagnosi il passo è stato breve: cancro al seno allo stadio 4 che si è esteso ai polmoni e che, spiegano i medici, non risponderà alla terapia ormonale o alle cure dirette a colpire i recettori HER2. Il mondo le è crollato addosso di colpo. «Ero fuori di me - dice Gina Maltese - non riuscivo a crederci, non riuscivo a credere che dopo tutto quello che avevo fatto per prevenirlo, alla fine mi è stato diagnosticato il cancro».
Ora nonostante i medici dicono che non è curabile e che la chemioterapia standard può solo allungarle la vita, la mamma di due bambini, Cristina ed Anthony, non si arrende. «Voglio vivere. Non voglio rimanere qui per un mese o due. Voglio esserci per un tempo più lungo, per i miei figli e per mio marito», ha detto la Maltese la scorsa settimana prima di prendere un aereo alla volta della Germania dove in una clinica verrà sottoposta ad una chemioterapia all’avanguardia che non è disponibile in Canada. Alla Maltese servono almeno quattro cicli di chemio del costo di 35mila dollari ciascuno. Tramite una campagna GoFundMe partita dieci giorni fa sono stati raccolti 74.470mila dollari del goal prefisso di 100mila dollari mentre il suo medico al Princess Margaret Cancer Centre di Toronto ha accettato di sostenere la sua richiesta per un finanziamento provinciale per gli ultimi due cicli di chemioterapia.
Visto come sono andate le cose, la Maltese ora si è pentita di essersi sottoposta agli interventi chirurgici per asportare seno e ovaie: sarebbe stato meglio, dice, sottoporsi alle visite di screening ogni sei mesi in modo che i medici avrebbero scoperto il cancro sul nascere, quando era ancora curabile. «Mi vengono tanti dubbi ora - dice Gina Maltese - se non mi fossi sottoposta agli interventi chirurgici e fossi andata periodicamente a controllarmi forse sarebbe stato meglio».
 

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Mariella Policheni

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