Corriere Canadese

Focus

TORONTO - Otto super miliardari detengono la stessa ricchezza netta (426 miliardi di dollari) di metà della popolazione più povera del mondo, vale a dire 3,6 miliardi di persone. È quanto emerge  dal nuovo rapporto di Oxfam. I dati dicono che multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la disuguaglianza, facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica.
Secondo le nuove stime sulla distribuzione della ricchezza globale, basate su dati migliorati rispetto alla condizione delle fasce di popolazione meno abbienti in Cina e India, la metà più povera del pianeta è ancora più povera di quanto calcolato in passato. 
Il rapporto di Oxfam dimostra come l’attuale sistema economico favorisca l’accumulo di ricchezza nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri, che sono in maggioranza donne. 
I mega paperoni dei nostri giorni si arricchiscono a un ritmo così spaventosamente veloce che potremmo veder nascere il primo “trillionaire” (ovvero un individuo che possiederà più di 1.000 miliardi di dollari) nei prossimi 25 anni. Per avere un’idea del significato (la parola non è ancora nei vocabolari) bisogna pensare che per consumare un trilione di dollari è necessario spendere un milione di dollari al giorno per 2.738 anni.
Rabbia e scontento per una così grande disuguaglianza fanno già registrare contraccolpi: da più parti analisti e commentatori, sottolinea il rapporto, hanno rilevato che una delle cause della vittoria di Donald Trump in Usa, o della Brexit, sia proprio il crescente divario tra ricchi e poveri.
Sette persone su dieci vivono in Paesi dove la disuguaglianza è cresciuta negli ultimi 30 anni: tra il 1988 e il 2011 il reddito medio del 10% più povero è aumentato di 65 dollari, meno di 3 dollari all’anno, mentre quello dell’1% più ricco di 11.800 dollari, vale a dire 182 volte tanto.
Gli 8 super paperoni sono Bill Gates  di Microsoft (patrimonio 75 miliardi di dollari), Amancio Ortega, proprietario della catena Zara (67 miliardi), Warren Buffett ceo di Berkshire Hathaway (60.8 miliardi), Carlos Slim Helu del Grupo Carso (50 miliardi), Jeff Bezos di Amazon (45.2 miliardi), Mark Zuckerberg di Facebook (44,6 miliardi) Larry Ellison  di Oracle (43,6 miliardi) e Michael Bloomberg  di Bloomberg LP (40 miliardi).
 
IL LUTTO 
 
TORONTO - «Nel mio piccolo volevo fare la differenza». Vittorio La Pianta, 1936-2017
Non lo avresti immaginato guardandolo negli ultimi anni, disabile come era e costretto su una sedia a rotelle, ma il suo spirito e il desiderio di essere parte della comunità che amava e ha contribuito a definire, era pieno di energia come sempre.
Accompagnato fino alla fine dal suo amore d'infanzia, Maria, con la quale si è sposato nel 1961, è rimasto attivo nel Circolo Monteleonese e  in tutte le sue funzioni e attività. In realtà, è stato il suo presidente per 10 anni dal 1992 al 2002.
Lui e Maria hanno fatto del loro meglio per costruire una comunità incentrata su "Il Circolo", che comprendeva la raccolta di fondi per borse di studio, per le donazioni alle organizzazioni di catering per i malati e gli anziani. Ha promosso la creazione di eventi culturali, la Societa San Rocco, la lega di bowling, il torneo di golf annuale e la squadra di calcio sponsorizzata dal club a livello semi-pro.
Sentiva che faceva parte del suo dovere civico buttarsi a capofitto nelle attività e negli eventi che avrebbero rafforzato la sua comunità o fare onore ai suoi compaesani, la famiglia e i canadesi. 
La democrazia è una cosa meravigliosa, diceva, esercitala o la perdi, quando gli veniva chiesto perchè è diventato un delegato in una campagna per la leadership federale.
Con un luccichio negli occhi, diceva, è così che si fa funzionare un matrimonio. Maria lo ha conosciuto come un giocatore di calcio di una partita appena fuori la loro città natale, quando aveva appena 17 anni e lui 18. Lei è emigrata in Canada nel 1958. Lui ha promesso di unirsi a lei non appena terminato il servizio militare. E lo ha fatto. Un mese dopo il suo arrivo in Canada si sono sposati nel mese di marzo del 1961. 
Non si è mai scusato per il suo posto di lavoro nella vita, ha lanciato la sfida a tutti gli amici e alla sua famiglia: ricordate che si tratta di ciò che si fa con quello che si ha che conta.
Per lui, i successi professionali e sociali dei suoi figli e nipoti, e ora anche di un pronipote, erano quello che contava soprattutto. Secondi solo a quella ragazza della quale si è innamorato e per la quale ha viaggiato mezzo mondo per sposarla. 
Il Corriere formula le sue sentite condoglianze a Maria e alla famiglia per la loro perdita.
 
TORONTO - Le paure, le speranze, gli obiettivi, il lungo calvario prima della tragedia. È quanto contengono numerose email inviate da Nazzareno Tassone a un amico - Mike Webster - pubblicate in esclusiva dal National Post, che ci raccontano per filo e per segno gli ultimi drammatici mesi di vita del giovane italocanadese ucciso il 21 dicembre vicino Raqqa dai miliziani dell’Isis. Queste email rappresentano un documento straordinario, perché da un lato fanno chiarezza in una vicenda che fino a ieri aveva ancora delle zone d’ombra e perché dall’altro ci fanno capire in quali condizioni di precarietà e pericolo Nazzareno avesse deciso di vivere pur di seguire i propri ideali.
In aprile Tassone scrive all’amico, che alle spalle aveva un’esperienza come riservista nell’esercito canadese, per chiedergli se fosse a conoscenza delle procedure da seguire per un canadese che volesse arruolarsi per combattere l’Isis. In una email successiva, a maggio, Nazzareno conferma di essersi messo in contatto con alcuni componenti delle milizie curde YPG e il 19 dello stesso mese riceve il definitivo via libera. 
Il 30 giugno Tassone arriva in Iraq, dopo una breve permanenza in Turchia, mentre dall’11 luglio si trova in Siria, dove inizia a combattere. Sin dai primi giorni, il 24enne si rende conto del pericolo che sta correndo e della difficile situazione nella quale si trovano le milizie curde. Non solo ha il battesimo del fuoco contro gli estremisti dello Stato islamico, ma deve stare nascosto per 4 ore in seguito ai bombardamenti prolungati da parte dei jet turchi, che in qualche modo cercano di contenere le azioni dei curdi pur combattendo - almeno sulla carta - lo stesso nemico.
Nazzareno nelle sue email descrive le difficoltà legate alle armi - può fare affidamento su un vecchio kalashnikov e su un vecchissimo fucile e non ha un giubbotto antiproiettile - e alla brutalità che la guerra, qualsiasi guerra, ti sbatte in faccia quotidianamente. A fine luglio scrive di aver perso due commilitoni - un americano e un inglese - che si erano arruolati con lui, mentre a settembre viene spedito lontano dal fronte almeno per qualche giorno, giusto il tempo di vedere con i propri occhi l’ennesimo bombardamento dei jet turchi contro i miliziani curdi nel quale muoiono un americano e un tedesco. 
A dicembre, il calvario di Nazzareno subisce l’ennesima accelerata verso l’abisso. Prima rimane ferito lievemente per lo scoppio di una mina che uccide un commilitone che stava camminando a pochi passi da lui, poi viene informato dai suoi superiori che sarebbe partito entro breve per il fronte, che si trovava ormai a pochi chilometri da Raqqa.
“Parto entro due giorni per Raqqa - scrive al suo amico - e starò via per almeno due mesi. Questa volta sono davvero preoccupato, amico mio. Qui va a finire male. Farò del mio meglio per tornare intero”.
Sarà questa l’ultima email spedita da Tassone a Webster. Il 21 dicembre lui e un commilitone inglese vengono uccisi durante l’assalto di un gruppo di miliziani dell’Isis: i loro corpi vengono mostrati da Amaq, un sito di propaganda fondamentalista affiliato all’Isis. 
Dalla corrispondenza via Internet con l’amico emergono anche le motivazioni che hanno spinto Tassone ad arruolarsi con i curdi e a combattere gli estremisti fedeli ad Al Baghdadi. “Ho già visto un sacco di m.... qua dove sono. Ma quello che ho visto mi ha fatto davvero capire che dobbiamo vincere questa guerra”. In futuro “mi piacerebbe tornare a casa o andarmene da qualche parte per una settimana e poi tornare qui a combattere. Non voglio andarmene fino a quando non sconfiggeremo questi figli di p...... poi la prenderò da lì”. 
Quattro giorni prima di Natale, il tragico appuntamento con il destino non gli ha permesso di portare a termine i suoi propositi. Ora la famiglia del giovane ucciso vicino a Raqqa sta cercando di fare il possibile per la restituzione della sua salma nel silenzio quasi assoluto del governo federale, che semplicemente ha sconsigliato ai canadesi di viaggiare in Iraq e in Siria vista la pericolosità di quelle aree sconvolte dalla guerra.
Toronto - Una delle immagini più tenere che conservo della mia infanzia è quella di appendere ai piedi del letto un grossa calza prima di andare a dormire la sera del  5 gennaio, la notte dell’Epifania.
Tanti bambini come me, in quella notte magica aspettavano con ansia la venuta della vecchia signora, e sognavano che la Befana portava loro giocattoli, balocchi e leccornie. Alcuni di noi avevamo qualche incubo di svegliarsi trovando la calza solo colma di cenere e carboni.
La cara signora, vuole la leggenda, ebbe un fatidico incontro con i Re Magi che si recavano a rendere omaggio  al  Bambin Gesù.  E  in quella notte che “già fu sì buia”, rifiutò l’invito dei tre sovrani di seguirli a Betlemme, dicendo che era troppo indaffarata  alle faccende della casa. 
Ma dopo un breve esame di coscienza, si rese conto che forse avrebbe dovuto seguire i tre illustri personaggi provenienti dall’oriente, e presa la sua scopa volante, uscì in fretta e furia dalla casetta a cercare disperatamente di raggiungere Gaspare e compagni.
Ma ahimè neanche  con la scopa volante a propulsione ionica  riuscì a riacciuffare i tre viandanti e come molti di noi quando perdiamo quell’occasione unica che avrebbe anche potuto cambiarci la vita,  cerchiamo spesso di ritornare sui nostri passi anche se con rammarico, poi ci rendiamo conto che più delle volte è già troppo tardi.
Sicché ancor oggi, a distanza di duemila anni,  la brava Befana continua a cercare invano la grotta di Betlemme e va di casa in casa a portare doni ai bimbi buoni imitando i Re Magi che recarono oro, incenso e mirra a Gesù bambino.
I tempi e le usanze sono certamente cambiati e di sicuro la tradizione  della Befana è stata sorpassata da quella di Babbo Natale.  Ma ancor oggi dalla storia della Befana si può ricavare una morale sia per grandi che per piccini.  
A parte quella ovvia di fare i bravi bambini se si vuole ricevere premi in ricompensa, la morale più grande secondo me e quella di agire sulle opportunità di far del bene che ci si presentano lungo il cammino della vita, anche quando siamo sempre un pò troppo indaffarati. 
 
Luciano Lista
 
 
TORONTO - Il cambiamento ai vertici dello York District School Board con l’elezione a sorpresa di Loralea Carruthers (nella foto) nuova chair ha avuto lo scopo, seppur non dichiarato, di cancellare con un colpo di spugna i problemi legati alla vecchia amministrazione. 
Pur se il director of Education J. Philip Parappally rimane tranquillamente in sella, Anna DeBartolo data per grande favorita nella corsa a chair è stata di conseguenza la grande sconfitta. Eliminando lei, il board ha in qualche modo cercato di far dimenticare, come per magia, tutte le magagne che da mesi inquinano lo YRDSB.  Problemi già presenti quando la nuova chair Carruthers era la trustee per East Gwillimbury e Whitchurch-Stouffville. 
Perchè ci chiediamo, allora, la Carruthers non ha agito prendendo posizione contro gli episodi di razzismo e islamofobia ed i numerosi viaggi fatti dai fiduciari scolastici a spese dei contribuenti? La Carruthers, interpellata via email risponde che “un singolo trustee può fare davvero ben poco per quanto riguarda i problemi a livello di sistema, in quanto le decisioni vengono prese dal board nel suo complesso. Nonostante ciò, per numerosi mesi ho continuato a porre domande su tante questioni durante gli incontri del Board ma siccome quanto successo non ha toccato me e neppure coloro che mi hanno eletto, non ho potuto far altro che limitarmi a porre domande”. Per quel che concerne il presente e il futuro da chair, la Carruthers si dice felice ottimista. “La mia speranza è che ora in qualità di chair oltre a rispondere il Ministro, sarò in grado di facilitare un maggiore dialogo tra il Board e le nostre comunità che hanno sollevato questi problemi in modo che possiamo capire meglio come affrontare le loro preoccupazioni”.
La neo-chair del TRDSB  Loralea Carruthers ribadisce anche come individualmente i trustee non abbiano molto potere decisionale. “Come molti sanno i trustee in base all’Education Act non hanno autorità individualmente - scrive la Carruthers - la nostra autorità sta nel gruppo come insieme. In qualità di nuova chair garantirò leadership e guida per far sì che le preoccupazioni della comunità vengano prese in considerazione dal Board nel suo insieme. Risponderemo ad una lettera che abbiamo ricevuto dal ministro dell’educazione circa queste preoccupazioni. Nella risposta i fiduciari scolastici determineranno, come gruppo, il  modo migliore per affrontare questi problemi con un piano concreto”.
La Carruthers, tanto per mettere i puntini sulle i, conclude la sua email con una nota positiva riguardo al futuro del provveditorato che si trova ad affrontare in questo momento numerosi problemi di un certo peso. «Giusto per essere chiari voglio aggiungere che siamo concentrati sul processo piuttosto che i dettagli in quello che è il nostro settore di competenza. Ci occuperemo dei processi che verranno seguiti, vedremo se questi processi necessitano di essere cambiati o se ci sono dei processi che non vengono seguiti come previsto. La mia speranza è che per affrontare le preoccupazioni contenute nella lettera del ministro, come gruppo ci sarà più chiaro su quali processi abbiamo bisogno di concentrarci andando avanti per evitare i problemi del passato - si legge alla fine della email - Ci sono tante belle cose che accadono nel nostro provveditorato, nelle nostre scuole. Abbiamo personale fantastico e studenti stupendi. Spero che saremo in grado di passare più tempo concentrandosi su questo aspetto nel 2017”.