Corriere Canadese

Focus

TORONTO - A due giorni dal voto che ha decretato la chiusura della scuola elementare di Maple Our Lady of Peace non si placano le polemiche. 
Dopo aver incassato la sconfitta i genitori hanno deciso di incontrare l’avvocato Daniel Camenzuli per portare in tribunale il Board a causa di un processo Par, dicono, pieno di pregiudizi e irregolarità. «Sono devastata dalla decisione presa dai trustee. Sono così disillusa - dice Jasmine Mousseau - da quel che dicevano i trustee durante il meeting non sembrava affatto che c’era una comunità in rivolta, che la comunità è riuscita a trovare pecche in tutti gli aspetti del rapporto Par. I trustee, tranne uno, hanno presentato le loro argomentazioni in modo ben organizzato e tale da far apparire giusta la decisione di chiudere la scuola nonostante le loro tesi fossero tutte basate su informazioni inesatte».
Delusione, frustrazione, rabbia. I genitori non riescono a credere che i trustee abbiano deciso di chiudere una scuola che funziona benissimo, con iscrizioni al 97 per cento e con un ottimo programma di French immersion oltre che in lingua inglese. Una scuola, dicono i genitori, modello. Non la pensano così molti trustee che hanno sostenuto la volontà dello York Catholic District School Board. «Che altro possiamo fare - abbiamo combattuto, abbiamo messo in luce gli errori e abbiamo dimostrato al personale un percorso verso una situazione finanziaria migliore. I trustee non ci hanno ascoltato neppure un po’, è stato come se tra noi e loro ci fosse un muro, hanno proseguito per la loro strada» aggiunge delusa la Mousseau.
Convinta che la decisione presa sia la migliore per il Board è la chair Carol Cotton che interpellata dal Corriere Canadese ha affermato che “lo York Catholic District School Board of Trustees ha costantemente affermato di essere dispiaciuto è di empatizzare con la disgregazione delle comunità scolastiche che si verificano a causa del processo Par chiesto dal Ministro. Ci si deve chiedere se la decisione collettiva dei trustee rifletta  gli obiettivi posti all’inizio del processo Par”. La Cotton formula a questo punto due domande che il processo Par ha, a suo parere, pienamente soddisfatto. “Sono stati ridotti i posti senza sussidi degli studenti nel board tramite la riduzione della capacità nella zona del Maple Accomodatiom Review di una scuola? La risposta è sì - dice la Cotton - Il risultato è una organizzazione scolastica più vitale con maggiori opportunità di istruzione per i due programmi di inglese che attualmente hanno luogo presso la Father John Kelly e la Our Lady of Peace? La risposta è ancora sì”.
 
TORONTO - Il giorno nel quale verrà deciso il destino della scuola elementare di Maple Our Lady of Peace (OLP) è dietro l’angolo. Domani sera i trustee dello York Catholic District School Board voteranno ponendo fine alla lotta tra il Board che opta per la sua chiusura ed i genitori degli studenti che vorrebbero che la scuola rimanesse aperta. 
La tensione si sente tutta: mentre la proposta del Board è quella di unire gli studenti di lingua inglese della OLP con quelli della Father John Kelly trasferendo quelli di French immersion della OLP nella Blessed Trinity, i genitori sostengono che chiudere la OLP, che ha una capienza al 97 per cento, è una ingiustizia vera e propria.
Mentre gli altri trustee non fanno trapelare la propria decisione, il trustee Dino Giuliani non manda di certo a dire quel che pensa e in una intervista rilasciata alla Cbc, afferma di temere di  essere usato come una “pedina” dal momento che la chiusura della scuola elementare di Maple potrebbe essere già stata decretata. I trustee, in pratica, dovrebbero solo avallare una decisione già presa dal Board.
Nonostante la director of education Patricia Preston abbia postato la scorsa settimana il risultato di una doppia investigazione (una alla condotta della trustee Teresa Ciaravella, l’altra riguardo una email datata 2 settembre nella quale la direttrice della Blessed Trinity scriveva come se fosse già stato deciso “OLP chiuderà”), che non ha trovato nulla irregolare, Dino Giuliani ritiene che qualcosa non va come dovrebbe. “Secondo me qualcosa puzza», afferma nel corso dell’intervista il trustee dello YCDSB  che a suo dire non è stato neppure informato delle investigazioni del Board. In un rapporto inviato ai trustee lo scorso settembre il Board sostiene che essendo le iscrizioni in declino non c’è alcuna giustificazione per il mantenimento di tre scuole elementari nel sud di Maple e dal momento che la OLP è la più piccola e la più vecchia delle tre dovrebbe essere proprio quella da chiudere. Questo rapporto è stato reso pubblico settimane dopo la email incriminata inviata ai trustee. «Di certo significa che questo è uno scenario già predeterminato o almeno fa pensare che lo sia - dice Giuliani - non voglio andare al meeting del Board a votare su qualcosa che è stato già deciso. Non apprezzo di essere trattato come una pedina». 
Nonostante il timore che i “giochi siano già fatti”, i genitori dei ragazzi continuano a sperare che domani sera, quando dovranno esprimere il proprio voto, i fiduciari scolastici terranno conto del desiderio di tanti genitori e studenti.
TORONTO - La condotta della trustee Teresa Ciaravella è stata impeccabile, non c’è alcun conflitto di interessi. 
Lo ha comunicato tramite un messaggio postato sul sito dello York Catholic District School Board  (YCDSB) la director of education Patricia Preston. Lo scorso gennaio i genitori hanno chiesto  una investigazione sul fatto che la trustee Teresa Ciaravella aveva presentato una domanda di rimborso spese al quale non aveva diritto e circa il fatto che i bambini che frequentano il suo asilo ricevevano un trattamento speciale circa il trasporto per andare e ritornare da scuola. “ll director of education ha rivisto il rimborso spese e ha determinato che la trustee Ciaravella è stata correttamente rimborsata in conformità alla policy del Board che si applica ai trustee. Il director of education ha anche confermato che nessuna esenzione alla Transportation Policy del Board è stata richiesta o concessa per beneficio personale della trustee Ciaravella. 
Il trasporto di studenti nella zona di Sherwood Park Drive è in vigore dal 1996”, si legge sul sito web dello YCDSB. Cadono così le accuse mosse dai genitori di Maple secondo i quali la trustee usava la linea telefonica del suo ufficio, e quindi pagata dal Board, per uso privato e non trova neppure terreno il fatto che due linee di scuolabus prendono e riportano al termine della giornata scolastica i bambini dalla Father John Kelly e dalla Joseph A. Gibson Public School al daycare gestito dalla Ciaravella. 
I genitori continuano però a non essere convinti della genuinità dell’operato della trustee e temono che il 28 febbraio, quando si voterà per decidere se chiudere la Our Lady of Peace mantenendo aperte le altre scuole, la Ciaravella voterà per la chiusura della Our Lady of Peace. La Father John Kelly in particolare dista solo 600 metri dal “Loving Children Daycare” gestito dalla trustee.
La Preston ha anche rimandato al mittente, in questo caso i genitori, anche il reclamo su una email inviata il 2 settembre al direttore della Father John Kelly che a sua volta l’ha girata allo staff nella quale si prospettava con certezza la chiusura della Our Lady of Peace. “Nell’email in questione il direttore ha scritto erroneamente  che il Board aveva già preso la decisione sul Par - si legge sul sito dello YCDSB - il direttore ha riconosciuto l’errore ed ha porto le sue scuse per il malinteso. Il Par sarà presentato al Board dei trustee per la decisione finale il 28 febbraio”.
Patricia Preston ha voluto anche sottolineare che in qualità di director of education non prende posizione  e non conduce le indagini atte a determinare se un fiduciario scolastico ha un conflitto di interessi.
La director of education del Board ha ancora scritto nel suo messaggio che “In base al Municipal Conflict of interest Act” è responsabilità di ogni trustee determinare se ha un interesse pecuniario nella questione sottoposta all’esame  del Board e che se il trustee riconosce che esiste allora deve adottare le misure prescritte dalla legge”. 
I genitori non sono soddisfatti di questa investigazione e rimangono della loro idea:  la fiduciaria scolastica sta “violando il giuramento prestato in qualità di trustee” traendone un guadagno personale ed economico.
Il Corriere Canadese ha chiesto un commento sulla vicenda alla trustee Ciaravella ma fino al momento di andare in stampa non ha ricevuto nessuna risposta.
TORONTO - By virtually any barometer, Italy is a major player for Canada. It is the 9th largest economy in the world; a significant trading partner for us (one in need of our valuable natural resources); the 4th most popular destination place for tourism; a centre for culture, innovation, design and cutting edge manufacturing, and, now most significantly, given our interests in having the CETA ratified, the 3rd largest economy in Europe (about 50% bigger than Canada by GDP).
 
Italy’s Diaspora comprises 5% of Canada’s population, one that continues to distinguish itself for its fierce attachment to Canada, its progressive forward-looking sense of nation-building, its self-reliance and its global perspectives.
 
Building on those assets, over the last several years, Canada’s relatively youthful leadership had begun to foster closer ties to their Italian counterpart. This was until recently, most notable in the relationship that was developing between the two Prime Ministers Justin Trudeau and his younger colleague, Matteo Renzi.
 
Alas, things have not been going well for that alliance and convergence of interests lately. Renzi, once (and still) a dynamic agent for change, is being challenged by the public and his Party, the ruling Democratic Party. 
 
Italy, despite its culture and refinement, may well be home to the most unruly of populations. It is a characteristic cultivated over the millennia as the Peninsula became subjected to one invader after another. Over the latter part of 2016, dissatisfaction with Renzi gave birth to a slogan his political enemies used to “malign” the youthful Renzi: authority yes, but not authoritarianism.
 
It seemed that Nature and International events joined in a conspiracy to undermine his “decisiveness”.
 
The surprise Brexit outcome, and later the improbable victory of Trump, gave new life to the objections of an ever-intemperate Opposition. It claimed that Europe was of little use to Italy’s growing problems: a stagnant economy; unheard of levels of unemployment among women and millennials – approaching 55% in some regions of the South; 300,000 refugees literally “fished out of the waters” of the Mediterranean in the last two years (Canada has accommodated 30,000 in the last 16 months).
 
In August (and September), earthquakes levelled several towns and caused hundreds of casualties. That would test any leadership. Last week the price tag for rescue, reconstruction and restoration came in at a staggering 32 billion Canadian dollars.
 
Then, in December, he lost his bid to transform the political architecture of the Italian government, when the YES side suffered defeat in a national referendum. Some of the Leaders in his own Party urged on the NO vote. Italians, initially pleased to see Renzi as potentially the lead player in the remaking of Europe, turned the Referendum vote into a proxy battle against globalism and immigration.
 
Renzi resigned the Premiership, installed one of his loyalists as Prime Minister, shuffled his Cabinet and initiated the process for restructuring his Party. But, “it never rains unless it pours”. One of his close associates lost the vote to become President of the European Commission, to another Italian with Centre-Right background, in January.
 
During a PD convention to determine the party’s future last weekend, Renzi became the punching bag for every one who had a bone or a nit to pick with him. Renzi gave better than he got.
 
Practitioners of political science in Italy are artists in oratory and professionals in ideology and philosophy. It is a potent mixture that masks an otherwise naked thirst for power. There are “public intellectuals” by the dozens, none of them political waifs or ingénues.
 
Italians prefer their political strife to be resolved in the open. It makes for great theatre. But the PD is weakened and in tatters. Italy’s value to Canada as an ally in Europe and the World stage will suffer a temporary setback, at least until there is a political reset.
 
Johnny L. Bertolio
 
Toronto - Remembrance Day, celebrated on November 11th, is usually associated with soldiers dead in the wars while completing their duties. However, there is another Day of Remembrance (Giornata della Memoria in Italian), one that was established the day when the Red Army arrived in Auschwitz and consequently “opened” the concentration camp that was to become the very symbol of the Holocaust. 
For (not so) obvious reasons Italy and Germany are countries that more than others feel the responsibility of what happened during the second world war, and for them it is therefore imperative to organize public events to help their people remember.
But here is the issue: how do contemporary students, for whom most of those initiatives are organized, perceive them? 
Do they realize that the Holocaust is not simply a fragment of a distant age, but should also be part of their personal historical memory? And not only in Europe, where their ancestors either died in the camps or, more sadly, might have supported the regimes that planned the genocide.
On January 27th, in class, I had post-secondary students from a language course read a passage from Primo Levi’s masterpiece, Se questo è un uomo (If this is a man). 
Before starting with an introduction on the author and victim, and providing them with some historical background, I asked a preliminary question: what were concentration camps? Only one student (out of twenty) replied. Except for a few shy individuals, the others seemed to be hearing about the Holocaust for the first time. 
I was quite surprised and thought that perhaps in their previous education they had not studied that period of history. But is it valid that they were not taught about it only because it happened in another continent?
“Your profound consternation mixed with indignation vanishes in the face of the question whether it is actually reprehensible or rather desirable that these young people no longer feel any guilt” – German author Christa Wolf wrote in 1976 with a polemic tone. Reprehensible or desirable: this is the question. 
Clearly such a sense of guilt cannot be felt by Canada or the US, who fought against Nazi-fascism and contributed to its end. However, in light of what is happening these days across the boarder under a new banner of nationalism, we had all better study history and learn from it. 
In order to be different, if not better.