Corriere Canadese

TORONTO - Canada, Italia, Austria, Texas. Contesti diversi, scenari agli antipodi, eppure Paesi legati da un filo conduttore che assume via via forme e dinamiche per proprio conto: l’immigrazione. Il dibattito politico e i fatti di cronaca si accavallano con cadenza quotidiana, alimentando polemiche, accuse, veleni e ripicche, con l’inevitabile sovrapposizione di altre tematiche come quella della cittadinanza, dello ius soli, della possibile amnistia per i lavoratori stranieri senza documenti e dei rigurgiti anti-immigrati cavalcati da alcune forze politiche che vedono nella campagna contro i migranti il mezzo migliore per andare all’incasso alle prossimi elezioni.

L'mp Francesco Sorbara
 
VAUGHAN – 200 persone, tra datori di lavoro e i loro dipendenti sindacalizzati, hanno riempito una sala della Carpenters Local 27 per sentire cosa il ministro provinciale dell’Immigrazione, Laura Albanese, proponeva per risolvere la mancanza di lavoratori nel settore edilizio in Ontario.
Essi volevano anche capire come i recenti annunci dell’Ontario sul suo Piano immigrazione avrebbero scavalcato l’insensibile e chiuso approccio del governo federale visti i bisogni di risorse umane in Ontario. 

Francesco Veronesi - Direttore, Corriere Canadese
 
TORONTO - Un seminario per illustrare le ultime novità riguardanti l’immigrazione e i lavoratori stranieri specializzati nei mestieri manuali. È quanto ha organizzato il Carpenters’ District Council of Ontario, con un incontro in programma domani dalle 6pm alle 9pm alla Carpenters Retiree Hall (222 Rowntree Dairy Rd, Woodbridge) al quale parteciperanno rappresentanti del sindacato e funzionari del ministero della Cittadinanza e dell’Immigrazione dell’Ontario. L’incontro si focalizzerà soprattutto sui cambiamenti introdotti di recente dal governo provinciale con l’obiettivo di fornire quelle figure professionali nel settore dei mestieri delle quali il mercato del lavoro provinciale ha un disperato bisogno. Come confermano gli organizzatori del seminario, nel meeting saranno spiegate le novità che riguardano gli stranieri che sono già in possesso di un regolare permesso di lavoro, quelli che hanno bisogno di un’estensione o di un rinnovo del medesimo e allo stesso tempo si discuterà delle corsie preferenziali attivate per ottenere permessi da lavoro per chi trova al di fuori dei confini nazionali.
Il ministro dell’Immigrazione Laura Albanese, tra le varie novità, ha varato anche l’Express Entry Skilled Trades Stream, rivolta concretamente al mondo dei mestieri manuali: muratori, carpentieri, elettricisti, idraulici, meccanici e così via. 
I candidati devono aver attivato un profilo per l’Express Entry federale, devono poi avere una conoscenza sufficiente di inglese o francese, devono avere un’esperienza lavorativa nella professione prescelta di almeno dodici mesi in Ontario, e devono essere in possesso di un permesso di lavoro ancora valido. Il programma, per i candidati che vi hanno accesso, si trasforma in una corsia preferenziale per ricevere la residenza permanente.
 
Il seminario si svolgerà mercoledì 12 luglio, dalle 6pm alle 9pm alla Carpenters Retiree Hall, al 222 di  Rowntree Dairy Rd, Woodbridge).
TORONTO - Il Canada sulle politiche migratorie andrà avanti per la propria strada. E questo, nonostante la mezza vittoria di Donald Trump in seguito alla sentenza della Corte Suprema di lunedì che in sostanza ha approvata una versione ridotta del travel ban voluto dall’inquilino della Casa Bianca nei confronti dei visitatori di sei Paesi a prevalenza musulmana. La conferma della posizione del governo canadese è arrivata ieri durante una conferenza stampa nella quale il primo ministro Justin Trudeau ha ribadito la volontà dell’esecutivo di scommettere su una politica dell’immigrazione aperta e inclusiva, a differenza delle chiusure che si stanno sviluppando a sud del confine dopo la vittoria del magnate newyorchese alle elezioni del 2016. “Continuerò - ha dichiarato ai giornalisti - a promuovere una politica dell’immigrazione aperta sul palcoscenico internazionale”.
Il primo ministro ha confermato che nelle ultime settimane i funzionari del governo che si occupano di immigrazione sono stati impegnati in “numerose conversazioni con la controparte americana”, in particolare riguardo la necessità di proteggere i diritti dei canadesi alla luce delle decisioni che sono state assunte negli Stati Uniti e che hanno creato timore e paure ai confini. “I canadesi - ha continuato Trudeau - sono stati molto chiari su come il nostro Paese vede e considera l’immigrazione: si tratta di un elemento positivo e sappiamo che non vogliamo certo compromettere la sicurezza per costruire comunità più forti e più resilienti”.
Si tratta, ha fatto capire il primo ministro, di una questione di valori che devono essere difesi e tutelati di fronte alla minaccia della possibile discriminazione solamente per la provenienza geografica o per il credo religioso di chi arriva nel nostro Paese. 
“Continuerò - ha sottolineato - a sostenere i valori canadesi e il successo canadese ottenuto grazie al nostro sistema dell’immigrazione come ho sempre fatto, che sia a Washington come ad Amburgo la prossima settimana (per il vertice G20, ndr) o in qualsiasi altra parte del mondo”.
Da lunedì negli Stati Uniti è di fatto ripartita la polemica provocata dai provvedimenti restrittivi voluti da Trump che erano stati sospesi nei mesi scorsi. La Corte Suprema emetterà una sentenza definitiva solamente a ottobre. Nel frattempo, tuttavia, il massimo tribunale americano ha sostanzialmente dato il via libera a una versione ridotta del bando voluto dal presidente Usa. 
In pratica viene concessa grande discrezionalità alle guardie americane di frontiera nei confronti dei visitatori in arrivo dalla Libia, dall’Iran, dalla Somalia, dallo Yemen, dal Sudan e dalla Siria, che potrebbero essere respinti se non fossero provvisti - hanno detto i giudici - “di una prova credibile di relazione in buona fede con una persona o una entità negli Stati Uniti”. 
Il Canada, ha continuato Trudeau, non potrà mai adottare un provvedimento simile, perché i valori di base che lo motivano non rispecchiano quelli dell’inclusività e dell’apertura della società canadese.
“I canadesi - ha ribadito il primo ministro - arrivano da ogni angolo del mondo, parlano due lingue ufficiali oltre ad altre centinaia, praticano moltissimi credi religiosi e rappresentano molte culture. Il multiculturalismo è il cuore dell’heritage canadese e della sua identità e come canadesi riconosciamo che sono proprio le nostre differenze a renderci ancora più forti. La tradizione del multiculturalismo canadese ha rappresentato nuove prospettive e nuove risposte a vecchi problemi”.
Le parole di Trudeau arrivano proprio mentre il Canada si scopre un po’ più anti-americano. Secondo un sondaggio della Pew Research, infatti, il livello di antipatia provato dai canadesi verso gli Stati Uniti non è mai stato così alto negli ultimi 35 anni. Stando all’indagine statistica, il 43 per cento dei canadesi vede di buon occhio gli States, contro un 51 per cento che invece ha un’opinione negativa. Ed è facile immaginare che l’avvento al potere dell’amministrazione Trump possa avere avuto un peso in questa percezione. Nell’ultimo anno di presidenza Obama, il 65 per cento dei canadesi aveva un’opinione positiva dell’America. Insomma, altri tempi davvero...
TORONTO - Da lunedì 19 giugno è più facile diventare cittadini canadesi. Dopo aver ricevuto il Royal Assent, il via libera della Regina Elisabetta, infatti il Bill C-6 che conteneva le modifiche e gli emendamenti al Citizenship Act è diventato legge.
Una riforma importante che modifica, e in certi casi stravolge, le linee guida introdotte dal precedente governo conservatore nel campo dell'immigrazione, accorciando i tempi per ottenere la cittadinanza e soprattutto annullando la controversa norma che consentiva di revocare la cittadinanza canadese in caso di crimini contro l'interesse collettivo a chi ne avesse un passaporto di un altro Paese.
I cambiamenti, spiega la nota stampa del ministero dell'Immigrazione, dei rifugiati e della cittadinanza, riflettono infatti “la volontà del governo di velocizzare il processo di cittadinanza, migliorare l'integrità del programma e cancellare certe disposizioni che trattavano i dual citizen in maniera diversa dagli altri cittadini”. 
“L'identità del Canada è sempre stata contraddistinta dal significativo apporto economico, culturale e sociale degli immigrati” spiega il ministro dell'Immigrazione, dei rifugiati e della cittadinanza, Ahmed Hussen. 
“I cambiamenti al Citizenship Act - continua il ministro - aumenteranno l'integrità del programma, dando allo stesso tempo maggior flessibilità a chi può richiedere la cittadinanza per riuscire ad ottenerla, così da continuare a costruire la propria vita e il proprio successo in Canada”.
Alcuni dei cambiamenti al Citizenship Act saranno immediati, mentre altri entreranno in vigore in un secondo momento.  Questo per far sì che le agenzie interessate possano prima assicurare i cambiamenti regolamentari necessari e per realizzare i cambiamenti nei dipartimenti che dovranno rendere il passaggio da un processo all'altro più agevole per gli applicanti.
Una delle misure che sono entrate immediatamente in vigore è quella che riguarda la cancellazione dell'obbligo di continuare a vivere in Canada una volta ottenuta la cittadinanza. Questo, spiega la nota stampa del ministero, per “consentire una maggior flessibilità ai canadesi che potrebbero aver bisogno di vivere fuori dal Canada per motivi di lavoro o personali”.
Altri cambiamenti immediati sono, come detto, quello che cancella la possibilità di revocare la cittadinanza a chi commette reati contro l'interesse nazionale ed è in possesso di un passaporto di un altro Paese. 
I dual citizen che vivono in Canada e sono condannati per questo tipo di reati, spiega il ministero, saranno giudicati dal sistema giudiziario canadese, “esattamente come tutti gli altri cittadini canadesi che infrangono la legge”.  
Le modifiche che invece entreranno in vigore più tardi, precisamente verso l'autunno suggeriscono dal ministero, sono quelle che serviranno a dare maggior flessibilità nell’ottenimento della cittadinanza per gli immigrati più giovani e più anziani. 
Misure che, per esempio, riguardano la riduzione del tempo che un permanent resident deve aver passato in Canada per chiedere la cittadinanza. In questo il ministero dell'Immigrazione ha abbassato la tempistica da almeno quattro anni su sei a tre su cinque. 
In più è stata ridotta la forbice di età per le persone che verranno sottoposte a test linguistici e di conoscenza del Canada per ottenere la cittadinanza. Se prima la forbice comprendeva persona dai 14 ai 64 anni, adesso è stata ridotta alla fascia trai 18 e i 54.
Infine sarà conteggiato ai fini della richiesta di cittadinanza anche il tempo passato in Canada come temporary resident o persona sotto protezione. 
Ci sono poi altre modifiche che entreranno in vigore il prossimo anno, come ad esempio la norma che rafforza il processo di revoca della cittadinanza dando alla Corte Federale il compito di decidere nella maggioranza dei casi in modo tale, sottolinea il ministero, da “aumentare la correttezza del processo”.