Corriere Canadese

ROMA - Terremoto in casa Pd. Matteo Renzi segretario dimissionario, scissione a un passo, governo Gentiloni in difficoltà. Questo lo scenario che si apre dopo l’assemblea dem di domenica. Per ora non c’è la conferma ultima della scissione, ma i segnali giunti anche ieri portano il partito verso quella direzione. “Se la mia candidatura è in grado di far ripensare chi ha preso la strada della scissione, io sono in campo, più importante di noi è il destino del Pd” ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Intanto la minoranza Pd non parteciperà alla Direzione dem convocata per oggi. “Non parteciperemo perché la Direzione eleggerà la commissione per il congresso e noi non intendiamo farne parte perché non condividiamo il percorso avviato” si legge in una nota.
La rottura dovrebbe materializzarsi oggi, dopo la Direzione. Quella la deadline per capire se anche Michele Emiliano sarà della partita insieme alla minoranza ed Enrico Rossi. Per tutta la giornata il dialogo tra gli scissionisti è proseguito. Ma non c’è un punto di caduta unitario. 
I bersaniani e il governatore della Toscana hanno ormai imboccato una strada senza ritorno. Mentre per il presidente della Regione Puglia i giochi non sono del tutto chiusi.
Sebbene dalla cerchia renziana non arrivi alcun segnale sulle richieste di Emiliano tra conferenza programmatica e tempi più rallentati del congresso. 
Dice un big della maggioranza Pd: “Quello che Renzi aveva da dire, lo ha detto ieri all’assemblea. Se Emiliano vuole partecipare al congresso, bene. Altrimenti farà le sue scelte... Non è che noi possiamo fermarci per Emiliano”. 
Il percorso non prevede scarti. Tanto che Renzi oggi nemmeno dovrebbe partecipare alla Direzione. Quello che il segretario dimissionario aveva da dire, appunto, è stato detto.
I renziani, intanto, fanno i conti su quanti potrebbero essere i fuoriusciti in Parlamento. Tra i 30 e i 48 alla Camera, circa 20-22 al Senato, sono i numeri che fanno nella maggioranza dem. 
Qualcosa in più se anche Emiliano seguirà i bersaniani: Francesco Boccia e Dario Ginefra, sono due parlamentari vicini al presidente della Puglia. Mentre al Senato potrebbero aggiungersi la bindiana Nerina Dirindindin, Walter Tocci e forse l’ex Corradino Mineo. Numeri che potrebbero allargarsi però alla Camera con l’apporto dei parlamentari di Arturo Scotto. Ma non a palazzo Madama dove la compagine di Sinistra Italiana è schierata tutta con Nicola Fratoianni.
LETTA - “Non può finire così. Guardo attonito al cupio dissolvi del Pd . Mi dico che non può finire così. Non deve finire così”. Lo scrive Enrico Letta su Facebook.
“Mentre tutto a Roma sembra finire mi guardo indietro. Voglio dire con forza che non rinnego, anzi sento forte l’orgoglio di aver partecipato alla nascita dell’Ulivo prima e del Pd poi. Quella è una storia positiva. Lo è stata grazie ai suoi gruppi dirigenti e nonostante i suoi gruppi dirigenti”, scrive l’ex premier.
ROSSI - “Io mi auguro che con Emiliano si possa andare avanti, poi sta a lui prendere decisioni e assumersi responsabilità” ha detto il governatore della Toscana Enrico Rossi. “Ieri (domenica, ndr) abbiamo firmato un documento che dice che Renzi ha provocato la scissione. Io penso che bisogna essere conseguenti - ha aggiunto - Ormai mi considero fuori dal Pd. Non c’è più possibilità e credo che sia necessario far cessare questo tormentone. Ormai il Pd è il partito di Renzi e non c’è spazio per alcuna dialettica".
SPERANZA - “Ci aspettavamo che nella replica di Renzi ci fosse un messaggio di riapertura di una discussione e questo non è avvenuto - ha sottolineato Roberto Speranza - Renzi ha fatto una scelta molto chiara che va nella direzione di rompere il Pd. Questo mi amareggia molto e chiaramente apre dentro di noi una riflessione. In questo momento, da parte mia, non ci sono le condizioni per stare nel congresso”.
“In queste ore stiamo parlando di scissione - ha ribadito - ma di fatto c’è già stata la scissione. Molti mi dicono che non ce la fanno più a stare in questo partito. Allora, o c’è spazio per ricucire le fratture dentro il Pd oppure non vale la pena di fare il congresso” ha concluso.
DAMIANO - Cesare Damiano, parlando con i cronisti alla Camera, oggi ha spiegato che sono in corso colloqui per verificare la possibilità di creare una nuova area alternativa a Matteo Renzi e che possa esprimere una eventuale candidatura alla segreteria del Pd: “Ci siamo sentiti con Cuperlo, Orlando e altri. In queste ore ci sono moltissimi contatti..”.

About the Author

Francesco Veronesi

Francesco Veronesi

More articles from this author