Corriere Canadese

TORONTO - La polemica monta. Dopo le scuse, dapprima privatamente a Charline Grant, poi pubbliche tramite una email inviata ai trustee che l’hanno letta durante l’ultimo meeting dello York Public District School Board, adesso a scendere in campo in sua difesa sono i suoi figli Allyson Harrison e Stewart Elgie. Lei, nel frattempo, ha preso un congedo per motivi di salute. 
Di Nancy Elgie, la trustee salita agli onori della cronaca per aver indicato la mamma di colore Charline Grant con la parola “n...”, si continua a parlare. I figli della trustee finita nell’occhio del ciclone a causa dell’infelice termine usato cercano di ridimensionare, se così si può dire, quanto successo imputandolo alle condizioni di salute non perfette della donna che ha 82 anni. «Ma certo, cosa vuole che dicano i suoi figli? Prendono le difese della madre anche se la commozione cerebrale sofferta dalla Elgie risale allo scorso ottobre e lei, finora, non perso un solo meeting ed ha lavorato normalmente - dice Charline Grant - adesso che vengono chieste a gran voce le sue dimissioni, basti dire che la petizione ha già raccolto oltre 2.800 firme, improvvisamente ha bisogno di un congedo per problemi di salute... No, non ci credo affatto. Credo invece che in questo momento si stia cercando di far provare compassione e simpatia per la Elgie». La Grant non ha dubbi: «Questa è la stessa identica situazione di quanto accaduto a mio figlio- aggiunge - dopo la mia denuncia l’insegnante ha preso un congedo per motivi di salute... strano vero?».
Quel che trova frustrante Charline Grant è che né la Elgie, tramite le lettere di scuse inviate a lei ed ai trustee, né i suoi figli che hanno preso le difese della madre in un articolo pubblicato da The Toronto Star, abbiano mai menzionato la parola “dimissioni”. «Sono proprio quelle che vogliamo ma da quest’orecchio non sembrano sentire - aggiunge la Grant - lunedì prossimo ci sarà un general meeting del Board al quale ho intenzione di partecipare assieme a mio marito. Vogliamo chiedere ai trustee perché non hanno fatto nulla contro di lei considerato il suo comportamento».
Il razzismo è una piaga difficile da sconfiggere, secondo la Grant, ancor più se si rientra in quelle definite “visible minority”. «La discriminazione è e rimane sempre discriminazione, sono stati discriminati anche gruppi etnici come gli italiani - dice la Grant - bisogna però dire che quella italiana non è una comunità marginalizzata. Per la mia comunità è il colore della pelle a dare adito a discriminazioni, lo era in passato e lo è ancora oggi».
 

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Mariella Policheni

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