Corriere Canadese


TORONTO - Questo torrido agosto, mese di solito avaro di notizie, tanto che gli antichi dicevano “agosto amico mio non ti conosco”, in Italia sembra generare, ogni giorno, notizie belle o brutte ma sempre esilaranti.
Se non è un nuovo incendio (nel 2017 l’Italia ha il primato in Europa con 471 incendi) ecco i vigili del fuoco volontari arrestati perché provocavano incendi di boschi per arrotondare lo stipendio  con il bonus di 10 euro l’ora per spegnere gli incendi da loro iniziati. 
C’è il caldo africano nel sud, i nubifragi disastrosi nel nord, la rivolta dei cittadini contro il sindaco di Licata perché fa demolire le case abusive (in Italia oltre 300,000) obbedendo all’ordine del giudice. Per gratitudine il Consiglio comunale lo ha sfiduciato.
Come italo-canadesi al massimo ci aspetteremmo qualche notizie di cronaca su turisti incappati in qualche inghippo. Invece no. Apriamo i giornali e con titoli a tutta pagina apprendiamo stupiti che causiamo allarme.
Quale  "Allarme" , ci chiediamo? “Troppe pensioni all’estero”. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, fa sapere che, a cominciare dal Canada, i "trattamenti assistenziali", che noi chiamiamo"supplementi alle pensioni", sono eccessivi.
Non in Italia – solo per precisare - ma al di fuori dei confini nazionali. Preoccupante, questo.

Nell’anno del Signore 2 017 il danno all’economia italiana delle pensioni degli italiani all’estero è notevole: un miliardo e mezzo di euro. Un po’ perché appartenete alla comunità dove si annidano i pericolosi pensionati italo-candesi, ed un po’ per cercare di trovare il bandolo della matassa e tentare di capire l’angoscia del presidente dell’Inps, siamo andati a spulciare  le carte. I pensionati dell’Inps italo-canadesi sono 55.875 che ricevono, in media, "la milionaria" pensione mensile di euro 106 e 92 centesimi. Tutto qui.
Per Boeri, il problema non sono i pensionati italiani che si trasferiscono in Portogallo (media mensile di euro 2132,65) attratti dalle facilitazioni fiscali offerte legalmente dal governo portoghese. Anzi, per Boeri, anche l’Italia dovrebbe partecipare a quella che lui  eufemisticamente chiama "competizione per attrarre anziani".
Al signor Boeri, nelle vesti di Savonarola moralizzatore da ai nervi il fatto di dover pagare  trattamenti assistenziali a cittadini che non pagano le tasse in Italia. 
E, per giunta, le pensioni sono pagate a chi ha versato pochissimi anni di contributi, “grazie a leggine generose di anni lontani che consentivano agli immigrati di ottenere una piccola pensione se dimostravano di aver lavorato in Italia anche per pochi giorni”.
Molto acutamente scopre che una parte di queste pensioni  nel corso del tempo si sono trasformate in assegni ai superstiti, per legge universale della natura e non per volere umano. 
Non gli da fastidio il fatto che ci sono pensionati italiani dell’INPS che ricevono mega pensioni fino a 90 mila euro al mese  o   parlamentari che ricevono laute pensioni (chiamate vitalizi) anche se in parlamento un solo giorno.
Boeri, nella veste di Amministratore e Presidente dell’Inps, ignora (ma  dovrebbe informarsi) che tra Italia e Canada nel 1978 fu firmato un trattato bilaterale sulla previdenza sociale.
Italia e Canada concedono la pensione di vecchiaia il cui ammontare è basato sui contributi versati, tenendo conto degli anni di residenza nel paese di immigrazione. 
Si chiama reciprocità. I pensionati italo-canadesi ogni anno ricevono dall’Inps un voluminoso malloppo di carte con richiesta di informazioni personali, tra cui l’ammontare del reddito canadese. 
Se con la pensione canadese superano (come avviene di solito) i minimi stabiliti dall’Italia non hanno diritto al supplemento.
Per non parlare delle tragicomiche vicende della 14ª mensilità. L’inps a marzo avvisa i pensionati che riceveranno la 14ª mensilità e nello stesso giorno con altra lettera vengono informati che in base al reddito non ne hanno diritto.  
Non si preoccupino di restituire la 14ª, l’Inps la dedurrà dalla pensione  mensilmente tanto che una pensionata dopo tre anni si trova ad essere debitrice verso l’Inps.
Il Boeri Savonarola, prima di lanciare allarmi dovrebbe chiedere a Boeri amministratore di informarsi sui fatti. 
Scommettiamo che non riuscirà a comunicare quanti italo-canadesi ricevono la quattordicesima data l’inefficienza dell’Inps.
Possiamo dirgli però come vengono trattati (male) i pensionati italo-canadesi di cui conosciamo le angosce.
TORONTO - Il mercato immobiliare registra una nuova pesante frenata a luglio. La conferma arriva dai nuovi dati presentati ieri dal Toronto Real Estate Board (TREB) che rilevano, per il terzo mese consecutivo, una contrazione dei prezzi nelle abitazioni di Toronto e un crollo verticale nel numero delle compravendite. È proprio quest’ultimo dato quello maggiormente significativo per spiegare un mercato immobiliare che, dopo l’euforia del primo trimestre del 2017, è andato incontro a una fase di raffreddamento dovuta in parte anche ai provvedimenti attivati dal governo provinciale. Su base annuale, a luglio si è registrato un meno 40,4 per cento nel numero delle vendite delle case a Toronto. Per quanto riguarda i prezzi, invece, rispetto al mese precedente c’è stata in media una contrazione tutto sommato modesta - pari al 6 per cento - bilanciata dal dato annuale, che invece rimane positivo e continua a viaggiare attorno al più 5 per cento.
Andando a spulciare le singole voci del rapporto presentato dal TREB, si scopre che continuano ad esserci delle differenze sostanziali anche per quanto riguarda le diverse tipologie abitative a Toronto.
Nelle compravendite, ad esempio, sono le villette indipendenti - detached house - a registrare il calo più consistente, con un meno 47,4 per cento rispetto ai passaggi di proprietà avvenuti nel luglio del 2016. Per  gli appartamenti, invece, la contrazione non ha superato il 30 per cento.
Su base annua, se le villette indipendenti hanno subito un aumento del prezzo su base annua del 4,9 per cento, gli appartamenti hanno invece visto un’impennata dei prezzi che si attesta attorno al 23 per cento.
Insomma, quella scattata dal Toronto Real Estate Board è un’istantanea in chiaroscuro. Di certo, dopo tre mesi consecutivi di calo dei prezzi medi, possiamo tranquillamente confermare che il mercato immobiliare a Toronto si sia finalmente raffreddato. Gli esperti continuano a sottolineare come non si tratti di una crisi vera e propria, ma di un rallentamento momentaneo che potrebbe comunque finire molto presto. L’incidenza della tassa sugli acquirenti stranieri ha sicuramente pesato, anche se - ripetono gli analisti - si è fatto sentire soprattutto l’aspetto psicologico e non quello reale, visto che gli stranieri rappresentano una fetta marginale degli acquirenti a Toronto e nella Gta. Quando a Vancouver - l’altra grande piazza immobiliare del Paese - venne introdotta una tassa simile, il mercato subì un significativo rallentamento per quattro mesi, salvo poi ripartire a ritmi quasi uguali a quelli dei mesi precedenti. Ed è probabilmente ciò che accadrà anche a Toronto.
TORONTO - Le dimissioni di Glen Murray costringono Kathleen Wynne a mischiare ancora una volta le carte al governo. L’ormai ex ministro provinciale dell’Ambiente, a Queen’s Park dal 2007, ha infatti deciso di accettare l’incarico di direttore esecutivo del Pembina Institute, un think-tank che si occupa di ambiente, cambiamenti climatici e global warming. Le sue dimissioni dal gabinetto governativo sono immediate, mentre l’addio all’assemblea provinciale è rimandato al primo di settembre.
Il passo indietro di Murray, 59 anni con alle spalle anche l’incarico di sindaco di Winnipeg dal 1998 al 2004, ha provocato un mini rimpasto nell’esecutivo provinciale. 

Deanna Sgro è stata nominata candidata liberale nel nuovo distretto di Humber River-Black Creek, a Toronto. Il riding corrisponde al vecchio distretto di York West, il cui seggio è occupato da Mario Sergio, che nei giorni scorsi ha annunciato la sua intenzione a non ricandidarsi. Deanna Sgro, avvocato, è la ­glia di Judy Sgro, parlamentare federale. Nella foto in alto a destra si riconoscono l’mmp Mike Colle, il ministro dei Trasporti Steven Del Duca, il ministro dell’Immigrazione Laura Albanese, Dean Sgro, Mario Sergio, Judy Sgro e il deputato federale Francesco Sorbara

Il ministro dell’Energia Glenn Thibeault
 
A marzo, quando abbiamo introdotto il piano per un servizio idroelettrico equo (“Fair Hydro Plan”) per l’Ontario, il nostro governo in sostanza si è impegnato a rinnovare il sistema allo scopo di realizzare il taglio delle tariffe elettriche più consistente della storia dell’Ontario.
Sono lieto di affermare che il Fair Hydro Plan è ora una realtà. E credo che sia la strada più giusta su cui procedere.
Di recente, la commissione per l’energia dell’Ontario (Ontario Energy Board, OEB) ha annunciato di aver adottato i provvedimenti definitivi destinati a ridurre il costo dell’elettricità del 25 percento in media per tutte le utenze residenziali della provincia. Questa misura andrà anche a beneficio di mezzo milione di piccole imprese e aziende agricole.
L’OEB, l’autorità indipendente della provincia che fissa le tariffe, ha abbassato i prezzi in ottemperanza alla legge (Fair Hydro Act, 2017) adottata dall’Assemblea Legislativa dell’Ontario lo scorso 31 maggio.
Tutti i Membri del Parlamento Provinciale (MPP) appartenenti al Partito Conservatore Progressista (PC) e al Nuovo Partito Democratico (NDP) che erano presenti alla seduta quel giorno hanno osteggiato il piano di riduzione delle tariffe elettriche votando contro il Fair Hydro Plan.
I benefici realizzati con il piano in questione hanno effetto immediato. Abbiamo anche previsto che i tagli siano duraturi, allineando le tariffe elettriche al tasso d’inflazione per quattro anni. Inoltre, aggiorneremo il nostro piano energetico a lungo termine, che proseguirà nella direzione da noi intrapresa per contenere i costi del sistema elettrico e farli gravare meno sui contribuenti.
Quindici anni fa, il nostro sistema elettrico era diventato inaffidabile, vittima di anni di negligenza da parte di governi di ogni colore, una situazione culminata nell’indimenticabile blackout del 2003. 
Abbiamo dovuto reinvestire nel nostro sistema e ciò ha significato mettere le mani nelle tasche dei contribuenti. 
Resta il fatto, comunque, che le bollette elettriche stavano diventando care per troppe persone. La Premier Wynne ed io abbiamo parlato con persone di ogni parte della provincia in merito alle loro bollette e abbiamo sentito delle difficoltà che vivevano nell’affrontare l’aumento delle tariffe.
Nel settembre 2016, abbiamo annunciato una riduzione delle tariffe dell’otto percento, equivalente alla quota provinciale dell’imposta armonizzata sulle vendite (Harmonized Sales Tax, HST), che però non è risultata sufficiente. Le bollette per i cittadini aumentavano ancora troppo e troppo velocemente. 
Man mano che continuavamo ad ascoltare le preoccupazioni delle persone, è diventato chiaro che dovevamo puntare a un maggiore alleggerimento, che doveva interessare la totalità della popolazione della provincia. 
Da ciò è scaturito il nostro Fair Hydro Plan. Abbiamo sentito che i più vulnerabili tra noi avevano bisogno di un supporto ancora più forte. 
Per questo motivo abbiamo esteso l’apposito programma, l’Ontario Electricity Support Program, aumentando del 50 percento le misure di sostegno sotto forma di crediti mensili per i soggetti a basso reddito. Come mai prima d’ora, è cresciuto il numero delle famiglie destinatarie del programma.
Per la gente delle comunità rurali e settentrionali, inoltre, l’elettricità è più cara perché l’erogazione fino a certe aree richiede un’infrastruttura più potente. Oggi, il programma di garanzie delle tariffe praticate in aree rurali o remote (Rural or Remote Rate Protection Program) è stato ampliato fino a coprire circa 800.000 famiglie — con un taglio sulla bolletta compreso tra il 40 e il 50 percento per i consumatori che ne hanno diritto, con effetto dal 1° luglio.
Questi interventi nella tariffazione elettrica sono più equi e duraturi e possiamo permetterceli perché l’economia dell’Ontario è in fase di rafforzamento e sta crescendo più rapidamente delle altre in Canada. 
E dobbiamo garantire che la crescita della nostra economia si traduca in maggiori opportunità e sicurezza per tutte le persone della provincia. 
Per utilizzare il budget che di recente ha chiuso in pareggio non c’è modo migliore che dare un po’ di respiro a chi ne ha bisogno nel sostenere i costi dell’elettricità. È la cosa giusta da fare per l’Ontario ed è una misura equa per la vostra famiglia.
 
 
Glenn Thibeault, 
ministro dell’Energia 
dell’Ontario