Corriere Canadese

TORONTO - È un dibattito che avviene da mesi dietro le quinte, lontano dai riflettori delle telecamere: solo negli ultimi giorni è emerso alla luce del sole.
 È uno dei temi più discussi nelle stanze del potere a Queen’s Park: sarà ancora Kathleen Wynne a guidare il Partito Liberale alle prossime elezioni, oppure nei prossimi mesi assisteremo a un cambio alla guida del partito in vista del voto del 2018? Già lo scorso autunno il Corriere Canadese aveva riportato la notizia dei malumori nemmeno tanto nascosti all’interno del partito di maggioranza nell’assemblea legislativa dell’Ontario. Con il passare delle settimane il crollo nei sondaggi e le pressioni che arrivavano dall’esterno per il crescente malcontento popolare provocato dall’aumento indiscriminato delle bollette della luce avevano sostenuto e alimentato l’ipotesi di un possibile passo indietro della premier liberale a favore di un nuovo candidato leader per l’appuntamento alle urne del 7 giugno 2018.
La decisione del governo di intervenire proprio sul caro bolletta è stata letta da più parti come un ultimo tentativo della premier di riconquistare la fiducia di una fetta dell’elettorato che in questi anni ha sempre sostenuto il Partito Liberale a livello provinciale ma che negli ultimi mesi si è allontanato. 
Ma per capire se la mossa della Wynne sarà in grado non solo di frenare l’emorragia di consenso, ma anche di dare il via a una inversione di tendenza, bisognerà aspettare ancora qualche mese.
Da questo punto di vista un passaggio chiave sarà rappresentato dal budget primaverile del ministro delle Finanze Charles Sousa. È evidente che la Manovra 2017 sarà uno snodo politico di grande importanza, perché si tratterà dell’ultima legge di bilancio prima di quella elettorale del 2018 e perché saranno gettate le basi per la futura piattaforma programmatica con la quale i liberali andranno alle urne tra quindici mesi.
Per quanto riguarda la premier, negli ultimi giorni - di fronte all’ipotesi rilanciata dalla stampa in lingua inglese di un possibile passo indietro - ha mostrato sicurezza e decisione nel voler andare avanti con il suo programma di governo, per poi cercare di farsi rieleggere nel 2018 in sella al Partito Liberale. “Molto spesso - ha dichiarato ai giornalisti a Queen’s Park - la pianificazione della successione non viene fatta molto bene nei partiti politici. Noi abbiamo un tema molto forte e leale. Siamo un gruppo coeso. E attendo con impazienza il poter lavorare con tutti loro: se qualcuno di loro sta pensando che un giorno vorrà essere leader, credo che sia eccellente”. L’ipotesi di una possibile congiura dietro le sue spalle viene completamente accantonata dalla leader liberale. 
“Onestamente non ci credo” ha continuato Wynne, sottolineando poi come la dirigenza del partito in un prossimo futuro non si dovrà far trovare impreparata nel passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo leader. 
Insomma, la premier ha voluto mettere in chiaro il suo orizzonte politico dei prossimi mesi: rimarrà alla guida del partito fino al voto del 2018, nel caso in cui il responso delle urne dovesse essere negativo, una nuova classe dirigente grit sarà in grado di scegliere un suo successore pronto e preparato a guidare il partito a Queen’s Park.
I tanti potenziali candidati usciti fuori in questi giorni, per ora, hanno preferito sorvolare sull’argomento. La successione alla Wynne non è un tema all’ordine del giorno - è stata questa la linea tenuta - ora bisogna andare avanti con l’azione di governo con l’obiettivo di rafforzare la crescita economica, il settore sanitario e quello dell’istruzione.
Ma a gettare un’ombra ci pensano i sondaggi, che continuano almeno per ora ad essere negativi.
Andando a ritroso nelle varie indagini demoscopiche fatte negli ultimi mesi, scopriamo che bisogna tornare indietro al 22 settembre 2016 per trovare il Partito Liberale in cima alle intenzioni di voto in Ontario. Negli otto sondaggi successivi, i liberali sono nettamente dietro il Progressive Conservative di Patrick Brown.  Nell’ultima proiezione della Forum Research si mette in luce come, se si dovesse votare oggi, i liberali conquisterebbero appena 11 seggi su 122 a disposizione.

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Francesco Veronesi

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