Corriere Canadese

TORONTO -  Domenica è stata una giornata fantastica trascorsa con i tre sport più amati dagli italiani, calcio, formula 1 e ciclismo. Peccato per Vettel e Nibali, battuti  da Hamilton e Quintana. 
Peccato anche per la Juve, se amate la Signora, ma la festa è presumibilmente soltanto rimandata. 
Sugli scudi la Roma che ha conservato il secondo posto rifilando tre “pere” alla rivale meno amata dopo la Lazio, scesa in campo senza essersi ripresa, mentalmente e fisicamente, dalla sbornia di Champions. 
La sceneggiata Spalletti-Totti ha fatto capolino negli ultimissimi minuti della partita, quando il capitano è entrato per la goduria del popolo giallorosso. Totti è stato in campo tre minuti scarsi e non ha mai toccato palla. Alla fine è uscito senza salutare il tecnico. Chissà come sarebbe stato il pur ottimo campionato della Roma se Spalletti non fosse stato distratto da Totti e dalle polemiche.
Prima della tripletta della Roma il Napoli ne aveva fatti cinque al povero Toro (Hart in versione pollo all’inglese) nella speranza di dover poi ringraziare la Juve. Il che non è avvenuto. Il Napoli  gioca il più bel calcio del campionato ma agli azzurri manca sempre un centesimo per fare un dollaro. Ed il secondo posto, per non dire lo scudetto, lo hanno compromesso perdendo gli scontri diretti.
Peccato per il Crotone, che negli ultimi due mesi ha giocato alla grande, ma che domenica dovrebbe andare a  salvarsi in casa della Juve che non può fare regali, altrimenti lo scudetto potrebbe scivolare via.
Raikkonen ha fatto piangere
In Spagna la Ferrari ha fatto piangere un bambino sugli spalti di Monemelò, e tanti adulti davanti alle tv. Raikkonen è stato “rottamato” subito, non per colpa sua ma perché è sfortunato. Napoleone diceva che preferiva un generale scarso ma fortunato ad uno bravo ma sfortunato. 
Forse alla Rossa dovrebbero cercare un pilota fortunato, altrimenti il mondiale costruttori sarà due contro uno a favore della Mercedes. Vettel è bravissimo, ha bruciato in partenza Hamilton poi ha dato vita ad un duello esaltante con lo stesso pilota inglese e quell’uscita dal pit stop ha fatto esultare il team rosso ed il popolo del Cavallino. Vettel è stato sempre in testa, poi tutto è andato storto per le gomme cambiate troppo presto, o troppo tardi se preferite. 
Tirando le somme,  in fatto di tattica stavolta Arrivabene ha fatto cilecca. Resta comunque la costatazione che la Ferrari ha veramente chiuso il gap che la separava dalla Mercedes, e che le Frecce d’Argento quest’anno avranno finalmente pane per i loro denti.
Il grillo Quintana salta sul  Blockhouse
Domenica il Giro si è arrampicato sulla,  Maiella, la seconda montagna dell’Abruzzo, che è stata scalata dal versante di Roccamorice. Il traguardo era in località Blockhaus,  un fortino costruito nel 1866, testimonio di un periodo storico assai delicato che vide contrapposti l’esercito piemontese a bande di briganti come allora erano definiti coloro che combattevano contro il dominio dei Savoia.
Lassù è arrivato solo quel grillo di Quintana che è scattato quattro volte prima di staccare Nibali. Il Giro è ancora lungo, ma il grillo colombiano sta per diventarne padrone.
La moto al posto sbagliato
Sulla Maiella il team Sky è stato decimato da una caduta provocata da un poliziotto della stradale che si era fermato sul bordo della carreggiata senza notare che parte della moto era sulla strada. Quando è sopraggiunto un gruppo compatto, alcuni hanno evitato la moto, ma uno della Sky vi è sbattuto contro e in molti sono andati giù come birilli, tra i quali Landa che era tra i favoriti alla vittoria finale.
Fossacesia ignorata dalla tv
La tappa del Giro era partita da Fossacesia, il paese di Sandrino Fantini, vincitore di tappe al Giro e al Tour, morto per una caduta in corsa nel 1961.
In tv non abbiamo visto la partenza perché prima c’era il calcio. Ma Raitalia avrebbe potuto rimediare con una clip registrata se soltanto avesse considerato che in giro per il mondo - Canada, Usa, Australia e magari in Nuova Zelanda - ci sono migliaia di fossacesiani.
 
TORONTO – Il calcio italiano di Toronto ha il suo Muro dei Famosi. Per ora si tratta di un muro virtuale, quello vero in muratura sarà inaugurato in seguito nella sede del Villaggio Liuna Azzurri.
La cerimonia di induzione si è tenuta sabato nella elegante sala della Primavera.
Gli organizzatori avevano invitato alla serata Sebastian Giovinco. Ma la risposta del club, della quale il Corriere Canadese è venuto a conoscenza, è stato uno scioccante no con poche incredibili righe a firma dell’unico dirigente italocanadese della società, Tom Pistore.
Una risposta che in sintonia con l’arrogante superbia che il mondo sportivo locale sembra puntualmente riservare al calcio italiano.
Prima di sapere del no di Giovinco, chi scrive si era tolto qualche sassolino dalla scarpa con un discorso letto in sala, che troverete in questa pagina, integralmente in italiano e in inglese.
Precedentemente avevano parlato ai presenti Lenny Lombardi a nome del padre Johnny, Gus Mandarino, Bob Iarusci, il maestro di cerimonia San Ciccolini ed il presentatore Alf DeBlasis.
Iarusci ha spiegato che il cosiddetto Wall of Fame intende onorare coloro che hanno fatto grande il calcio italocanadese. E che ogni anno sarà la volta di altri 12 personaggi.
Franco Ventresca, nipote del mitico Gino e Rosa Pricipe, figlia dell’altrettanto mitico Aldo, oltre a Lenny Lombardi, hanno fatto le veci dei grandi scomparsi.
Presenti, in carne ed ossa, gli altri nove del muro: Tino Baxa, Paolo Canciani, Sam Ciccolini, Carlo Del Monte, Bob Iarusci, Tony Lecce, Gus Mandarino, Pasquale Pietrantonio e Nicola Sparano.  
 

  TORONTO - Ancora uno 0-0. Centodieci giorni dopo la dolorosa finale di Mls Cup, Toronto Fc è tornato venerdì sera a giocare al Bmo Field nel debutto casalingo stagionale contro Sporting Kansas City e ha ottenuto lo stesso risultato con cui si erano conclusi i 120’ minuti contro Seattle. Un pareggio, il terzo su quattro partite finora, che lascia molti di rimpianti ai Reds. Pur non brillando infatti Tfc ha avuto almeno due enormi occasioni nel primo tempo per portarsi in vantaggio. Prima Giovinco al 10’ ha ciccato il pallone a mezzo metro dalla porta su cross basso di Beitashour, poi Osorio nel finale di primo tempo ha controllato e messo giù un pallone molto difficile in area ma poi ha sparato alle stelle.

Nella ripresa a far aumentare i rimpianti è arrivata anche una traversa di Giovinco su punizione, tanto per rimarcare il momento difficile che il numero 10 continua ad attraversare. Anche venerdì infatti, la Formica Atomica è sembrata lontana parente del fenomeno che ha dominato la Mls negli ultimi due anni.
Il terreno, reso pesante e scivoloso dalla pioggia, non ha aiutato ma finora questa stagione ha portato all’ex juventino un rigore sbagliato, un infortunio e una traversa. Insomma, la fortuna al momento non è dalla sua parte. E forse non lo è neanche Vanney, che ha deciso di tenere in panchina Altidore, stanco dopo gli impegni con la nazionale Usa, e di partire con Ricketts titolare. Il canadese però è più utile quando entra a partita in corso o in coppia con una punta fisica come Altidore. Con lui accanto Giovinco è apparso un po’ più spaesato.
Altra nota negativa l’infortunio del portiere Irwin, uscito nel primo tempo per un infortunio al bicipite femorale che lo terrà fuori dalle quattro alle cinque settimane. Al suo posto giocherà Alex Bono, con un giovane delle giovanili che verrà chiamato in prima squadra.
Nota positiva invece la prestazione del giovane Raheem Edwards. Schierato al posto dell’infortunato Morrow, il 21enne torontino ha mostrato grande personalità. Un innesto importante per Vanney, che al momento si gode una squadra ancora imbattuta e che non ha subito gol in tre partite su quattro.
Sabato sera (7.30 pm) a Toronto arriva Atlanta United del Tata Martino. Sarà  una prima assoluta tra le due squadre e l’occasione per Tfc per sfatare l’incantesimo della Mls Cup e tornare a segnare in casa. 
“Le mie origini italiane sono una linfa vitale”. La frase è del regista Francis Ford Coppola al quale avevano chiesto perchè gli italiani emigrati all'estero riescono sempre a mantenere un solido legame con le proprie radici e a trasmetterlo alle generazioni successive.
Un legame come quello descritto dal famoso cineasta di origini lucane è alla base della ragione di esistere di una organizzazione sportiva di Toronto, Italian National Ball Hockey Federation, di cui fa parte la squadra femminile Italy che il primo giugno prossimo andrà a  Praga (Repubblica Ceca) per disputare il campionato mondiale della specialità. Le donne del team Italy hanno l'azzurro in petto (sulle maglie) e dentro il petto (nel cuore).
«Per far parte della squadra bisogna dimostrare di avere radici italiane, anche un nonno o una nonna sono sufficienti», spiega il gm del team azzurro Flora Fioccola.
«Un pò tutte noi abbiamo cominciato con il calcio perchè siamo cresciute in case dove non si faceva che parlare di pallone. Mio padre Pasquale è stato anche presidente della squadra Toronto Italia e ricordo come era orgoglioso quando fece giocare nientedimeno che Diego Armando Maradona nella sua Italia. È la legacy dei nostri padri, un legame storico, culturale ed affettivo che non vogliamo perdere», dice ancora la Fioccola.
«Dal calcio siamo passate al Ball Hockey agganciandoci alla lega della comunità italiana (INBHF). I traguardi della lega e i nostri sono: 1) diffondere questo sport anche in Italia; 2) includerlo nelle discipline olimpiche», chiarisce il capitano del team Italy, Christina D'Ambrogio.
Ball Hockey è la versione senza pattini e senza ghiaccio dello sport maggiore. Si gioca sullo stesso campo – sei contro sei – e quasi con tutte le regole dell'hockey. Le partite sono di tre tempi, 15 minuti ciascuno. Chi gioca usa scarpe da tennis, l'elmetto, guanti e paragomiti. Al posto del disco si una palla grande di colore arancione e pesante più o meno come quella che usano nel tennis, ma non rimbalza tanto. Il bastone da gioco è come quello che si usa sul ghiaccio.
«Il nostro è un no-contact sport, ma per praticarlo bisogna essere toste, perchè spesso ci si sbatte contro. Inoltre, correndo come corriamo, ginocchia e caviglie sono a rischio», interviene la seconda Fioccola del team, Luisa.
La squadra azzurra Italy ha 19 elementi - due portieri, 17 atlete -, due da Ottawa, una da Calgary, una da Guelph, una da Timmis, una da Barry, una addirittura dalla California, il resto di Toronto. Molte sono sposate ed hanno figli, alcune hanno la doppia cittadinanza. Tra le torontine ci sono due sorelle che di cognome fanno Blomberg ma hanno una nonna italiana. L'età media è di 27 anni. Disputano una media di 30-40 partite all'anno.
«Giochiamo per amore dello sport e per divagarci, uscire per qualche ora dal cerchio lavoro-famiglia. E lo facciamo a spese nostre, nel senso che per andare ai tornei come il prossimo in Repubblica Ceca dobbiamo far ricorso a serate raccolta fondi come quella del 13 aprile prossimo, presso la Magnolia Event Boutinque del 5511 Steeles Ave. W.. Chi volesse partecipare alla festa e sponsorizzare la nostra Italy può farlo via E mail al seguente indirizzo This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.», aggiunge Flora Fioccola.
Al mondiale di quest'anno partecipano sei squadre: Italy, Repubblica Ceca, Canada, Usa, Slovacchia e Inghilterra. Si gioca ad un ritmo infernale, sette partite in otto giorni.
«Puntiamo ad una medaglia. Ci stiamo preparando come matte per arrivare al mondiale in ottima forma», afferma decisamente la capitana D'Ambrogio.
Al primo mondiale disputato in Newfoundland nel 2013 le ragazze azzurre conquistarono la medaglia d'argento del Gruppo B, due anni dopo, in Svizzera, chiusero al quinto posto.
«Le “mie” ragazze hanno un cuore da leone e sul campo hanno la determinazione dei vincenti. In squadra non ci sono superstar, tutte sono sullo stesso ottimo piano. La nostra forza è la squadra. Andiamo a Praga per fare bella figura. E per vincere una medaglia, se è appena possibile», conclude l'head coach Rick DiBiase.
TORONTO - Giovinco è di nuovo in Italia per farsi visitare dal suo fisioterapista di fiducia. La Formica Atomica è volata martedì a Milano per una visita e dovrebbe tornare a Toronto già oggi. Una notizia che ha fatto preoccupare i tifosi e che la società ha commentato spiegando che la visita era in programma da tempo ed è stata solo anticipata per l’infortunio subìto sabato scorso a Philadelphia dopo un contrasto con Oguchi Onyewu. 
A causa dell’intervento dell’ex difensore di Milan e Sporting Lisbona infatti Giovinco non sarà disponibile per il derby di sabato a Vancouver, così, insieme alla società, avrebbe deciso di anticipare la visita di controllo già in programma per la prossima settimana quando la Mls si fermerà per la settimana di impegni legati alle nazionali. 
Niente allarmismi quindi, almeno nella versione ufficiale. È però impossibile negare che dopo l’infortunio muscolare che lo scorso anno lo ha tenuto lontano dai campi di gioco da fine agosto agli inizi di ottobre, in molti hanno iniziato a notare un calo fisico nelle prestazioni dell’ex juventino.
Il dubbio che il numero 10 non fosse del tutto a posto si è fatto lentamente spazio nelle teste di molti tifosi e addetti ai lavori, per poi esplodere dopo le due sostituzioni nella finale di Eastern Conference contro Montréal e soprattutto in quella di Mls Cup contro Seattle. 
Fino a quel momento i gol, soprattutto la storica tripletta di New York contro il City di Andrea Pirlo e David Villa, avevano in parte nascosto le difficoltà fisiche del giocatore che non ha mai reso al 100 per cento durante i playoff.
Le due sostituzioni nelle partite più importanti della storia del club avevano fatto storcere il naso ai tifosi e molti credevano che il tecnico avesse tolto Giovinco per scelta tecnica. Proprio la Formica Atomica però ha spiegato più volte che il motivo delle due sostituzioni erano stati i crampi, dovuti, secondo il giocatore, alla presenza di sabbia buttata sul terreno di gioco in occasione della finale di Grey Cup giocata a fine novembre. 
Una giustificazione senz’altro veritiera ma che lascia trasparire una certa delicatezza muscolare del giocatore visto che nessun altro in campo aveva accusato così tanto lo sforzo aggiuntivo creato dalla sabbia sul fondo riscaldato. Quindi qualche dubbio sull’effettivo livello di forma fisica o sul recupero dall’infortunio del giocatore era legittimo.
Ora arriva questo nuovo episodio che quantomeno conferma una certa gracilità del giocatore a livello muscolare. Già lo scorso anno Giovinco era andato da questo specialista di fiducia durante l’infortunio perché i tempi di recupero si allungavano. Adesso ci ritorna per quella che all’inizio doveva essere solo una contusione. 
Come detto, la società parla di un controllo già previsto che è stato soltanto anticipato, ma allora perché far questa toccata e fuga visot che comunque il giocatore non ha urgenza di tornare per la partita di sabato? E perché programmare visite di controllo oltreoceano se l’infortunio è ormai lontano quattro-cinque mesi?  
Domande forse senza senso e che quasi certamente non avranno risposta. Ma che vengono spontanee alla luce di questo blitz e dei mesi che lo hanno preceduto.
In fondo l’unica cosa che importa è che Giovinco stia bene e torni ad incantare il Bmo Field.