Corriere Canadese

Toronto

TORONTO - I rapporti tra John Tory e Kathleen Wynne non sono mai stati idilliaci. Al contrario, hanno vissuto di alti e bassi, tra polemiche, frizioni, ripicche, accuse e veleni. Ma in questi ultimi giorni la tensione tra il sindaco di Toronto e la premier dell’Ontario è salita alle stelle, complice anche le difficoltà del primo cittadino a gestire la drammatica situazione dello stato delle case popolari. Che, detto per inciso, necessitano di numerosi lavori di riparazione e ristrutturazione, per un conto finale che secondo Tory è di 864 milioni di dollari. La Provincia - è questo il ragionamento del sindaco - deve fare la sua parte e accollarsi almeno un terzo dei costi. Dopo la presentazione del budget provinciale, Tory è tornato alla carica, lanciando un nuovo appello a Queen’s Park e giocandosi la carta Patrick Brown: mettendo da parte il bon ton istituzionale, il sindaco si è incontrato con il leader del Progressive Conservative, lasciando intendere che in vista del voto del 2018 potrebbe anche rinunciare al suo ruolo super partes e appoggiare l’opposizione. Brown, dal canto suo, ha raccolto la palla al balzo: ha promesso di aiutare il sindaco in caso di vittoria, senza però entrare nel dettaglio sulle cifre da stanziare e sulla scelta tra fondi una tantum o programma pluriennale. Prima della polemica scatenata da Tory, la Provincia si era già impegnata a stanziare 2 miliardi di dollari in tre anni per le case popolari. Fondi questi che si vanno ad aggiungere a quelli federali, con Ottawa che ha già annunciato 11.2 miliardi di dollari nell’arco dei prossimi 11 anni.
Oltre a questo City Hall e Queen’s Park sono ai ferri corti anche sul fronte dei fondi destinati a finanziare progetti di trasporto pubblico a Toronto. Ancora una volta Tory ha battuto cassa, chiedendo un maggiore impegno economico della Provincia. Il ministro dei Trasporti Steven Del Duca, dal canto suo, lunedì ha ricordato al sindaco come il governo provinciale sia sostanzialmente finanziando il 70 per cento dei progetti in questo settore a Toronto. 
E ieri a rincarare la dose è stata la stessa premier. “Non si dovrebbe fare il gioco di parte su questa questione - ha dichiarato la Wynne - Quando il sindaco dice che non siamo intervenuti sui progetti nei trasporti, non dice che abbiamo stanziato 150 milioni per gli studi sulla downtown relief line. Così come non è vero che non siamo intervenuti sulle case popolari: ci sono 130 milioni che arrivano dal piano sui cambiamenti climatici, 340 milioni che saranno in mano a City Hall per affrontare il fenomeno dei senzatetto e fornire gli affitti, oltre ad altri 130 milioni che sono specificatamente per le unità di case popolari”.
Insomma, si ritorna sempre al punto di partenza. Il sindaco continua a chiedere fondi e interventi del governo - lo ha fatto per attivare i pedaggi sulla Gardiner e sulla Dvp, lo ha fatto per una legge che raffreddasse il mercato immobiliare, lo fa sulle case popolari e sui trasporti - con la velata minaccia di un suo sostegno a Brown. 
Che, detto tra noi, non sarebbe una grande sorpresa, visto che Tory è stato per cinque anni leader del Progressive Conservative, prima di essere sconfitto alle elezioni del 2007, perdendo tra l’altro anche il suo seggio a Queen’s Park a favore di Kathleen Wynne, allora ministro dell’Educazione. 
Toronto dovrebbe cercare di risolvere i propri problemi senza giocarsi la carta del sostegno politico a una determinata parte. E Tory dovrebbe pensare a fare il sindaco, mettendo da parte la tessera di partito.
TORONTO - Gli anziani non ci stanno. La notizia che il Columbus Centre sarà smantellato e che la piscina e la pista dove adesso fanno lunghe camminate non ci saranno più non fa che incupire le persone non più giovani che di queste strutture hanno fatto un punto di riferimento. Da dicembre, se ci sarà l’approvazione nel meeting dell’11 maggio tantissime persone, tra le quali un nutrito numero di anziani, non avranno più il loro punto di incontro all’incrocio tra Lawrence e Dufferin. Inoltre, dicono, nessuno li ha consultati. 
Anche se il tempo stringe sono agguerriti e determinati a fare il possibile per poter continuare ad usare la piscina, la pista e la palestra. «La palestra è l’unica struttura che in un certo senso continuerà ad esistere - dice Mary Mazzotta che frequenta la piscina - sarà una palestra della Dante Alighieri Academy, che sarà trasferita qui e che potremo usare anche noi. Ma l’eliminazione di piscina e pista ci fa arrabbiare proprio tanto». 
Unire l’utile al dilettevole è quello che tantissimi anziani fanno recandosi nella struttura del Columbus Centre. «Questo posto è importantissimo per noi, la piscina con il suo programma di acquafit è frequenta da tantissime persone, soprattutto donne mentre gli uomini usufruiscono di più della pista per camminare - dice Mary Mazzotta - di venerdì ci riuniamo anche per bere un caffè assieme, cantare e trascorrere qualche ora in allegria. Adesso vogliono portare via tutto questo agli anziani».
Alzarsi la mattina con il pensiero di andare al Columbus Centre per incontrare altre persone e per fare ginnastica aiuta chi è meno giovane ad affrontare le giornate con maggiore grinta e gioia. «Molti anziani, come d’altra parte giovani, adulti e bambini, usano la piscina e le strutture atletiche del Columbus Centre per i benefici che ne ricavano facendo attività fisica - continua Miriam Helpert, 85 anni - con gli esercizi fisici in particolare noi che non siamo più giovani possiamo migliorare la mobilità articolare».
Perdere questa piscina significa per chi risiede nel quartiere non poter più fare acquafitness. «Il problema è che non c’è un’altra piscina nella zona - aggiunge la Mazzotta - noi donne in particolare facciamo acquafitness che ci fa sentire meglio».
Decisi a lottare per poter continuare ad usufruire delle strutture e bloccare il progetto di ricollocazione del Columbus Centre e della scuola Dante Alighieri, i pensionati hanno lanciato una petizione che finora ha raccolto oltre 500 firme. «Vogliamo salvare la piscina e la pista che con il nuovo piano di sviluppo saranno eliminate», aggiunge Linda Grobovsky, 67 anni e da tre abituale frequentatrice delle strutture del Columbus Centre - il progetto è orribile, non tiene conto delle persone che non avranno più queste strutture per migliorare la propria salute, per fare attività fisica e poter continuare ad essere mobili e indipendenti».
Oltre a fare ginnastica e nuoto per rimanere in salute, gli anziani frequentano il Columbus Centre anche per socializzare. «Ogni venerdì, ad esempio, ci riuniamo nella caffetteria per sorseggiare un buon espresso in buona compagnia. C’è chi suona qualche strumento musicale, chi canta, è divertente - aggiunge la Mazzotta - questa struttura dà agli anziani una ragione in più per alzarsi al mattino, per iniziare la giornata di buonumore».
Quel che queste persone non riescono proprio a digerire è di non essere stati consultati prima della presentazione del progetto di ricollocazione del Columbus Centre. «È facile distruggere le cose - aggiunge Linda Grobovsky - con questo progetto dimostrano di non avere a cuore nè gli anziani, nè la gente.  È molto triste dover constatare che purtroppo questa è la realtà».
Persone come la Grobovsky e la Helpert, che non sono di origine italiana, hanno trovato in questo posto tanti amici. «Mi trovo benissimo con gli italocanadesi che frequentano il Columbus Centre, riesco a vincere la solitudine - dice la Helpert - prima frequentavo un centro ebraico nella zona di Sheppard e Bathurst che poi è stato chiuso. Quando sono venuta la prima volta mi sono sentita subito a mio agio, sono stata accolta con affetto». «Anche io ho stretto molte amicizie, mi sento parte di una comunità - aggiunge la Grobovsky - sembra che ormai la decisione sia già stata presa ma  a parer mio si può sempre tornare sui propri passi. Ne va di mezzo il benessere di tante persone come me».
Le statistiche inoltre dicono, nero su bianco, che nella società il numero di anziani sta aumentando celermente, che demograficamente gli over 55 sono sempre di più. «Nonostante ciò vogliono privarci di queste attività che contribuiscono al nostro benessere fisico e psicologico. Non è giusto», conclude Miriam Helpert. 
Uno spiraglio di speranza per queste persone si apre grazie alla mozione presentata dalla consigliera comunale Maria Augimeri e firmata anche dal collega Justin Di Ciano, con la quale si chiede al comune di Toronto di dichiarare il Columbus Centre un patrimonio  storico da preservare. Se questo dovesse avvenire i piani di Villa Charities, organizzazione a capo del Columbus Centre e del Toronto Catholic School Board potrebbero saltare. Il progetto di riqualifica della zona ha suscitato fin dall’inizio tante perplessità e malcontento. Con la mozione della Augimeri che chiede a City Hall di far considerare dall’Heritage Preservation Services la struttura un bene storico, gli anziani riprendono a sperare.

 Vedi Scheda Eventi >>> Le tappe della vicenda Casa d'Italia

 
TORONTO - Crescono le preoccupazioni della comunità sul futuro della Casa d’Italia.

TORONTO - Lotta alla speculazione edilizia, stop agli affitti fuori controllo, azione coordinata con Ottawa e City Hall. Il ministro delle Finanze Charles Sousa è pronto a presentare un pacchetto di misure che - almeno nelle sue intenzioni - dovrebbero raffreddare il mercato immobiliare a Toronto e dintorni. I provvedimenti di Queen’s Park sono stati discussi martedì nell’incontro a Toronto tra lo stesso Sousa, la sua controparte federale Bill Morneau e il sindaco John Tory e sulla necessità di una strategia condivisa dai tre livelli di governo si è registrato un consenso generale.
Il ministro delle Finanze, che tra l’altro tra una settimana esatta presenterà il budget 2017, è intenzionato a introdurre una nuova imposta sugli investitori stranieri e sugli acquirenti che comprano un’abitazione per poi rivenderla per assicurarsi un ampio margine di guadagno.
Tuttavia gli analisti da più parti hanno sottolineato come il governo provinciale si trovi in una situazione poco invidiabile: se da un lato è vero che l’immobilismo di fronte alla corsa verso l’alto dei prezzi delle case potrebbe costare molto, in termini di consenso, all’esecutivo provinciale, dall’altro bisogna comunque tenere conto che per risolvere il problema dei costi delle abitazioni non esistono ricette politiche che assicurino il risultato.
La tassazione sugli investitori stranieri, ad esempio, ha funzionato a Vancouver solamente per alcuni mesi - con la crescita dei prezzi delle case che ha subito un consistente rallentamento - mentre nel primo trimestre del 2017 il mercato immobiliare è tornato ad essere infuocato. 
La spiegazione è abbastanza semplice: nel 2016 il valore delle abitazioni è aumentato di circa il 30 per cento, quindi anche con una tassa del 15 per cento per l’acquirente rimane un ottimo margine di guadagno. Aumentare questa percentuale, invece, potrebbe essere addirittura controproducente.
Insomma, sotto certi punti di vista il governo ha le mani legate. Anche perché il mercato immobiliare non può essere controllato dall’esecutivo, che può solamente cercare di indirizzare alcune dinamiche: ma il mercato va per conto suo e il compito del governo dovrebbe essere semplicemente quello di fare tutto il possibile per smussare i rischi e gli scompensi che si vengono a creare strada facendo. Nel frattempo tutti gli indizi che arrivano dai dati su prezzi e vendite vanno verso la stessa direzione: il valore medio delle case nella GTA è destinato a salire, almeno a breve termine.
TORONTO - I tre livelli di governo scendono in campo per trovare una soluzione ai prezzi delle case a Toronto ormai fuori controllo.