Corriere Canadese

Ottawa

TORONTO - A poche ore dalla presentazione del budget 2017, la parola d’ordine a Ottawa è solo una: prudenza. Perché a detta di buona parte degli analisti - posizione poi confermata in più di un occasione dal governo - quella di domani sarà una Finanziaria all’insegna della prudenza: continuità con quanto iniziato con la manovra dello scorso anno, niente salti nel buio, consolidamento dell’agenda di governo che prevede il rafforzamento delle misure a favore del ceto medio. E se il budget del 2016 rappresentava una evidente svolta rispetto ai nove anni di amministrazione conservatrice, quello di quest’anno invece punterà a un rafforzamento di quanto di buono si è visto negli ultimi 12 mesi. I provvedimenti messi in piedi dal governo - su tutti il piano sulle infrastrutture e la boccata di ossigeno sull’infanzia per le famiglie con figli minori a carico - hanno sostenuto la crescita e hanno fatto ripartire i consumi, due segnali importanti anche in chiave futura. Le previsioni dei prossimi dodici mesi parlando di un Prodotto interno lordo che dovrebbe viaggiare attorno al 2 per cento, alimentato dai dati molto positivi che arrivano dalle esportazioni. 
Lo stesso ministro delle Finanze Bill Morneau non ha nascosto la propria soddisfazioni in un suo intervento ieri a Toronto. 
“Vi sono stati molti miglioramenti - ha sottolineato - sin dall’ultimo update economico di novembre. Abbiamo assistito a una forte crescita occupazionale negli ultimi sei mesi che non avevamo mai raggiunto dal 2002. Oltre a questo, tutti i modelli di previsioni parlano di una crescita futura più sostenuta rispetto a quanto avevamo previsto negli ultimi mesi”.
Insomma, Ottawa vuole continuare sulla linea tracciata dal governo a partire dalla fine del 2015 che, numeri alla mano, ha portato a dei risultati apprezzabili.
Eppure vi sono delle ombre all’orizzonte, delle incognite delle quali il ministro delle Finanze dovrà tenere conto in qualche modo.
La prima, ovviamente, è rappresentata dall’amministrazione Trump. I dati dell’economia canadese sono molto positivi - hanno fatto notare da più parti - anche perché la locomotiva economica statunitense ha cominciato a viaggiare a piena velocità. Quando negli States si registrano dei dati positivi in termini di crescita economica e occupazione, molto spesso  a nord del confine ci sono degli effetti positivi anche per la nostra economia. Però, e questo è un dato molto importante, la nuova amministrazione guidata dal tycoon newyorchese non  ha ancora affondato il piede sull’acceleratore riguardo alcune possibili riforme di carattere commerciale che potrebbero provocare in Canada un clima di incertezza e ripercussioni negative. Per ora, ad esempio, il Nafta è lì e rimane così come è. Ma Trump ha più volte criticato l’intera impalcatura giuridico-legislativa che tiene in piedi l’accordo di libero scambio nordamericano. Da questo punto di vista, la visita del primo ministro Justin Trudeau ha fornito delle rassicurazioni sulla generale tenuta del Nafta - “con il Canada - disse Trump durante la conferenza stampa congiunta - non abbiamo grossi problemi, si tratterà d limare qualcosa” - ma le incognite rimangono.
Un secondo grosso punto interrogativo è costituito dal mercato immobiliare ormai fuori controllo in molte città, a partire da Vancouver e Toronto. Sulla questione il governo sembra deciso ad andare avanti per la sua strada. Morneau ha dichiarato che con il budget non ha alcuna intenzione di inserire delle misure per calmierare il mercato immobiliare. I provvedimenti dello scorso anno - con il ritocco verso l’alto delle garanzie necessarie per la concessione di un mutuo - secondo il ministro delle Finanze forniscono delle garanzie sufficienti contro il rischio di una bolla che faccia implodere il mercato. 
Rimane da capire, infine, se il governo metterà le mani sulle imposte, con le ipotesi che circolano su possibili nuovi sgravi fiscali che però il governo a questo punto non ha voluto confermare.
 
TORONTO - Le Province canadesi spingono sull’acceleratore per l’eliminazione delle tariffe doganali interne. È quanto sta emergendo in questi ultimi giorni, di fronte alla minaccia costituita dalla volontà del presidente americano Donald Trump di rimettere mano al Natfa e alle possibili ripercussioni che questo potrebbe avere nel nostro Paese. I governi delle Province e dei Territori dovrebbero essere in grado di raggiungere un accordo di massima entro il prossimo mese, per un provvedimento che entrerebbe in vigore il primo luglio 2017, in concomitanza con il 150° compleanno del Canada.
I negoziati tra i singoli enti provinciali sono andati avanti per mesi e dopo il via libera alla bozza d’intesa, le singole amministrazioni stanno procedendo alla firma definitiva.
La necessità di abbattere le barriere doganali che sono ancora in vigore tra le Province canadesi era stata una priorità del precedente governo conservatore, priorità poi ribadita anche dal primo ministro liberale Justin Trudeau. 
In precedenza era stata fissata una deadline per il marzo 2016 entro la quale trovare un accordo di massima. I negoziati erano andati avanti oltre la scadenza, fino all’annuncio dello scorso luglio nel quale si confermava come fosse stata trovata un’intesa di massima: l’accordo finale - era stato detto - doveva essere formalizzato entro lo scorso autunno.
Ma come avviene in negoziati così delicati, erano emerse delle frizioni tra alcune Province e sono stati necessari alcuni mesi aggiuntivi per poter finalmente limare le differenze e arrivare a un accordo.
Ora, con il rischio di un possibile stravolgimento nei rapporti commerciali con gli Stati Uniti, l’abbattimento delle ultime barriere doganali tra le Province rappresenta un passo necessario.