Corriere Canadese

TORONTO - Si allarga a macchia d’olio il malcontento e la protesta della comunità che di assistere impotente alla demolizione del Columbus Centre, proprio non ne vuole sapere.
Da quando il nuovo progetto, che prevede lo smantellamento dell’edificio esistente e la costruzione di un altro dove accorpare il Columbus Centre con la Dante Alighieri Academy è stato reso pubblico, la gente sta manifestando il proprio disappunto e la propria preoccupazione per una decisione tenuta nascosta finora e decisamente impopolare. 
Non è bastato il passo indietro fatto dal Toronto Catholic District School Board e dal board of directors di Villa Charities per calmare gli animi: ben vengano la piscina e la pista al coperto abolite nel progetto iniziale ma dietro questa decisione sembrano esserci interessi economici che nulla hanno a che fare con il bene dei cittadini. «Riteniamo che lo scopo mai rivelato di questo progetto, alla fin fine, sia quello di costruire oltre 2mila appartamenti nel terreno retrostante il nuovo edificio che sorgerà al posto del Columbus Centre attuale», dice Ian D. MacDonald che frequenta da 30 anni le strutture sportive del centro e che sta lottando, assieme alla comunità, per difendere la sua esistenza con le unghie e con i denti. In pratica si tratterebbe di distruggere una icona della comunità italocanadese per garantire grossi profitti dal punto di vista economico. Il grande sconfitto da questa manovra è senza dubbio la comunità. Una comunità che vedrebbe il Columbus Centre ridotto in quanto a spazio di oltre 7mila metri quadrati, che sarebbe limitata in quanto a orari per l’uso dei locali in comune con la scuola, che non potrebbe più godere del verde dei giardini del Columbus Centre in quanto questi saranno eliminati. Senza contare che i posti parcheggio verranno ridotti a 117 dai 604 ora esistenti. Ma la lista di domande da porsi riguardo il prospettato progetto di riqualifica dell’area sono tantissime. La gente si chiede impaziente che cosa ne sarà degli innumerevoli corsi di arte, cucina, musica, danza, lingua italiana, della Carrier Art Gallery, della Alberto Di Giovanni Library. Ed ancora del Ristorante Boccaccio, del Caffè Cinquecento, di mostre e rassegne cinematografiche in una atmosfera che sa d’Italia. «Inoltre se davvero c’è il bisogno di una nuova scuola perché non ricostruirla sullo stesso sito dove si trova attualmente - si chiede ancora MacDonald - non vedo comunque la necessità di spendere milioni di dollari quando il numero degli studenti sta diminuendo».
Insomma la comunità se questo piano di sviluppo diventerà realtà, non ha che da perderci.
Di trasparenza, riguardo i dettagli, di come questo angolo all’incrocio di Lawrence e Dufferin cambierà, non ce n’è mai stata. Quel che la comunità tutta si augura è che quando il 13 giugno si riuniranno i consiglieri comunali che fanno parte del North Community Council,  il Columbus Centre venga designato “sito con valore storico”. «Lo speriamo davvero - aggiunge MacDonald - perché in questo caso non potrà essere demolito».
Il Corriere ha cercato di contattare l’mpp di Eglinton-Lawrence Mike Colle ma fino al momento di andare in stampa non ha ottenuto risposta.

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Mariella Policheni

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